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Sabato, 25 Novembre 2017

CLOCHARD: SE IL PAESE SI EMOZIONA DOPO LA MORTE

Scritto da  Giuseppe Manzo Mar 11, 2014

Commemorazione a Roma Termini, funerali in piazza a Napoli. Eppure ovunque si tagliano servizi e aumentano i senza fissa dimora

''In memoria di Modesta Valenti, anziana senza dimora simbolo delle persone che vivono per strada, morta in questo luogo il 31 gennaio 1983: la città di Roma la ricorda perchè nessuno muoia più abbandonato''. È questo il testo della targa dedicata in ''all'homeless ignoto'', anche se in particolare in ricordo di Modesta Valenti, la donna morta senza ricevere alcun soccorso ormai 31 anni fa al binario 1 della stazione Termini, dove la lapide è stata affissa e scoperta stamattina in una cerimonia a cui hanno partecipato il sindaco di Roma, Ignazio Marino, il presidente della Comunita' di Sant'Egidio, Marco Impagliazzo, l'amministratore delegato di Ferrovie dello Stato, Mauro Moretti, il vescovo di Roma Centro, Matteo Zuppi, e l'assessore capitolino alle Politiche
sociali, Rita Cutini". Questa è la notizia ribattuta dall'agenzia stampa Redattore Sociale ieri. Poi lo scorso 7 marzo in pieno centro storico a Napoli sono stati celebrati di Antonio Varvella, detto 'o Barone, clochard molto noto nella zona universitaria. Anche in quel caso il sindaco Luigi de Magistris ha presenziato alle esequie. Eppure la sua Amministrazione ha chiuso il progetto Il Camper e non si decide a pubblicare un nuovo bando: sui 3mila senza tetto, viene meno l'assistenza per almeno 1500 clochard.

Anche sul web si nota questa emotività che, spesso, porta a una sorta di mitizzazione della condizione marginale. O addirittura a vere e proprie perversioni come le serate a tema nei locali chic, come riporta sempre Redattore Sociale: "L’ultima moda dei ragazzi della città ricca è il travestimento da barbone: qualche giorno fa a una delle feste a tema, in una nota discoteca del centro, hanno partecipato anche i giocatori della squadra di calcio Swansea reduci dalla partita con il Napoli, mentre i residenti protestavano, pensando a una invasione di clochard".

La realtà

Intanto giorno per giorno da Nord a Sud si fotografa una situazione sempre più grave. A Chivasso, ad esempio,

si è assistito a un nuovo fenomeno: la presenza di donne sole, italiane e straniere, in strada a causa di situazioni familiari difficili o per uno sfratto. A Genova si è dovuto fare i conti con un sensibile aumento dell’afflusso di utenti nella mensa: soprattutto persone cadute in povertà a causa della perdita del lavoro. Difficile far fronte alle crescenti richieste, soprattutto perché la crisi ha determinato anche un calo delle donazioni generi alimentari, che sostengono la mensa. "L’Help Center di Torino nel 2012 è stato drasticamente ristrutturato per poter rispondere meglio ai bisogni. Le persone accolte sono state 1.225 (7.959 accessi) e l’attività è stata intensa: 743 visite mediche, 3.548 buoni doccia, 1.037 docce, 2.534 interventi di igiene personale, 193 distribuzioni di vestiario e 3.294 interventi di segretariato sociale".

Firenze si è trovata invece a dover gestire forme di microcriminalità organizzata per lo sfruttamento del disagio. Anche qui, inoltre, si è registrato l’aumento del numero di intere famiglie senza dimora. Il 2012 è stato per l’help center di Pescara, un anno difficile, a causa della mancanza di un adeguato sostegno economico da parte degli enti locali, per “la scelta della Regione Abruzzo di non prevedere, nell’ambito del Piano Sociale Regionale, l’area inclusione sociale”. La conseguenza è stata la riduzione, da giugno 2012, dell’orario di apertura, alla base anche la flessione nel numero di accessi (406 nel 2012). Ma, nonostante le difficoltà, l’help center “ha consolidato il proprio ruolo nell’ambito dei servizi, pubblici e privati”. A Catania sono aumentati gli italiani: nel 2012, si è confermato il trend crescente (28,3 per cento). L'età media degli uomini italiani è di 45 anni, mentre gli stranieri sono prevalentemente under30. È cresciuta la quota di persone che ha familiari disoccupati e si è allargata anche la componente di famiglie costrette a ricorrere al sostegno di parenti e amici. “La mancanza di lavoro rende difficile anche la gestione degli utenti disoccupati - spiegano i referenti -, in continuo aumento e lontani da ogni possibile soluzione immediata. Così come difficile risulta rispondere alle famiglie sfrattate, sempre più numerose, e ai senza dimora malati, soprattutto oncologici, che è quasi impossibile inserire in centri specializzati”.

Questa è la realtà, poi c'è l'emozione dettata da una foto, da un clic e da una fascinazione romantica. Forse per tanti funge da autoassoluzione, ma una cosa è certa: almeno dalle istituzioni si attendono risposte, servizi e meno commemorazioni.

Giuseppe Manzo

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@nelpaeseit

L'ultima modifica Lunedì, 17 Luglio 2017 15:53
Giuseppe Manzo

Giuseppe Manzo

Giornalista, Direttore nelpaese.it

Sito web nelpaese.it

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