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Domenica, 22 Luglio 2018

FRAGILI COME MURI DI VETRO

Scritto da  Giuseppe Manzo Set 17, 2014

La tragedia di Milano di ieri e la cronaca quotidiana di chi si toglie la vita impongono riflessioni forti e la responsabilità di tutti

Fragilità e solitudini. La vicenda dell'omicidio-suicidio dei due giovani a Milano e la crudissima lettera del giovane rappresentano un altro pugno nello stomaco. Gli esperti provano a spiegare ma in realtà siamo di fronte a situazioni complesse, occorre ragionarne e scriverne con la precisione del compasso. In questo caso siamo di fronte alla impossibilità di un maschio di fronte al rifiuto della ragazza che lo aveva lasciato alcune settimane prima. Fragilità e solitudini sono la nuova costante del nostro tempo: intergenerazionale, interclassista e riguarda ogni livello culturale. Lo dicono i numeri impietosi di un dramma sociale. 

 

"Era preparato, in gamba, 37 anni, un ruolo dirigente importante: si è tolto la vita nel suo ufficio". Io non riesco più a contare le persone che decidono di farla finita, tra Roma, Napoli e altrove. Stasera sul treno mi hanno riferito l'ultimo in ordine di tempo. Uomini e donne, giovani, disoccupati e lavoratori, dirigenti e studenti, rinunciano. Secondo i dati pubblicati la scorsa settimana i suicidi sono aumentati del 12% negli ultimi 7 anni. La crisi è un contesto non la causa, una delle tante tra aumento della dipendenza da sostanze e gioco patologico. Un altro Rapporto, quello Coop, dice che la stragrande maggioranza degli italiani ha perso la fiducia in tutto: nella politica, nelle istituzioni, nella religione e nelle relazioni sociali. Muri di vetro si aggirano su milioni di piedi per le strade delle nostre città, anonime e solitudini fragili tra i luoghi di lavoro o le mura di casa. È una chiusura, un rifiuto, qualcosa di profondo che non si risolve con una riforma di governo o una manifestazione di piazza: è la reazione drammatica alla fine di un'epoca. Riguarda tutti e tutti devono farsene carico, in ogni spazio delle nostre vite.

Infine, resta impressa la frase conclusiva della lettera del giovane Pietro Di Paola: "dubitate di quelli che ridono sempre, a volte non possono semplicemente fare altrimenti e, nel frattempo, perderanno l'anima". Parole come pietre, scritte da un giovane assassino che si è tolto la vita. 

 

Giuseppe Manzo

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@nelpaeseit

L'ultima modifica Martedì, 18 Luglio 2017 13:30
Giuseppe Manzo

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