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Sabato, 25 Novembre 2017

LA PAURA NELLA DEMOCRAZIA MINORITARIA

Scritto da  Giuseppe Manzo Nov 26, 2014

Propaganda e scontro sono protagonisti nell'epoca del non-voto. E il povero medico di Emergency smaschera gli allarmismi falsi di Salvini e Grillo

"A tarda sera io e il mio illustre cugino De Andrade/ eravamo gli ultimi cittadini liberi/di questa famosa città civile/perché avevamo un cannone nel cortile, un cannone nel cortile". Questo è un verso della canzone di Fabrizio De Andrè, "La domenica delle salme". Andrebbe ascoltata tutta per capire meglio cosa sta accadendo nel nostro Paese. Dopo il (non) voto di domenica scorsa si stanno sprecando analisi sull'astensione che ha raggiunto ormai numeri "americani" con oltre 60% di italiani a disertare le urne. Tra la maggioranza di governo che si difende e chi attacca l'esecutivo arriva da chi ha esperienza di partito, istituzioni ed elezioni come Antonio Bassolino una definizione di questa situazione: "È il tempo della democrazia minoritaria". Negli ultimi mesi la logica dello scontro e della paura hanno sortito un effetto negativo, tanto da allontanare i cittadini dall'urna.

Lo scontro e la propaganda

In questa "democrazia minoritaria" si è puntato sulla paura per andare a caccia di voti. Migranti e Rom sono state le vittime preferite soprattutto di Matteo Salvini e Beppe Grillo. La più grossa bufala era quella riferita al contagio del virus Ebola in Italia attraverso gli sbarchi. Il povero medico di Emergency, in cura adesso allo Spallanzani, prima persona ad aver contratto il virus e ad aver messo piede in Italia dimostra che gli sbarchi non c'entrano nulla. E con questo metodo si sono accese tensioni che pullulano nella rabbia di questo 60%. Altro capitolo è lo scontro con il mondo del lavoro: provocazioni del premier da una parte, contestazioni e manganellate dall'altra. A chi giova tutto ciò? Sicuramente non permette di entrare nel merito delle questioni

Lavoro e povertà: questi sconosciuti

Sul Jobs act approvato alla Camera gli italiani conoscono ben poco. Nel sondaggio di Pagnoncelli pubblicato dal Corriere domenica scorsa è scritto: "A pochi giorni dal voto finale sul Jobs Act meno di un italiano su due dichiara di conoscere i contenuti della riforma del lavoro, in particolare il 9% la conosce in dettaglio e il 36% nei suoi aspetti principali". Non capire il merito delle questioni genera confusione e come ha affermato Jean Paul Fitoussi al Social Economy di Roma "i cittadini possono anche cambiare i governi ma non le politiche economiche". Si assiste, insomma, a una grossa confusione che allontana le persone dal percepire il voto come strumento di cambiamento reale. E, infine, oltre alla poca chiarezza nel merito c'è anche la rimozione di alcune questioni: la povertà. Nella puntata di ieri Ballarò ha mostrato come un mercatino di abiti usati o raccolti dalla spazzatura abbiano le famiglie monoreddito italiane tra gli abituali clienti. Eppure, il Forum Terzo settore denuncia la scomparsa di un provvedimento di contrasto alla povertà: "Non vedere questo rapido aumento della povertà, delle situazioni di disagio e discriminazione, non vedere le conseguenze legate a questi fenomeni e non accorgersi che il Paese è sempre più vicino al collasso, è una grave forma di miopia". In queste condizioni economiche e in questa sfiducia di massa il monopolio della propaganda e dello scontro non sono per nulla convenienti, soprattutto a chi governa.

Giuseppe Manzo

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@nelpaeseit

L'ultima modifica Martedì, 18 Luglio 2017 14:02
Giuseppe Manzo

Giuseppe Manzo

Giornalista, Direttore nelpaese.it

Sito web nelpaese.it

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