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Venerdì, 24 Novembre 2017

DOPO MAFIA CAPITALE: APPALTI E MORALITÀ

Scritto da  Giuseppe Manzo Gen 19, 2015

Editoriale di Maurizio Cocchi, presidente Virtual Coop di Bologna: "il sistema degli appalti sembra fatto apposta per favorire disonestà e malaffare". 

Contrariamente ai miei costumi usuali, intervengo per ultimo, o quasi, nel dibattito su "Mafia Capitale". Non nascondo di aver provato un certo fastidio in tutto questo parlare di controlli, revisioni, codici etici e via moraleggiando, soprattutto in relazione all'estrema inutilità di questi strumenti, dei costi che generano e delle professionalità improprie a cui danno luogo.

Ogni tanto mi soffermo a riflettere su come sia difficile fare impresa in maniera onesta. Ad ogni gara, che può più o meno interessare a Virtual Coop, la prima cosa a cui penso è se può interessare a qualche altra cooperativa sociale, se c'è il rischio di portar via del lavoro ad altri, ecc.. Quante volte ho dovuto resistere alla tentazione di concordare con la stazione appaltante a chi deve essere assegnata la gara? Ora, perché è così difficile essere onesti?

È mai possibile affidare tutto alle buone intenzioni delle persone e delle loro organizzazioni? E i controlli devono essere fatti esclusivamente sulla onestà dei comportamenti o non dovrebbero basarsi su qualcosa di più concreto e visibili a tutti?
In realtà, il sistema degli appalti sembra fatto apposta per favorire disonestà e malaffare. Alla base della disonestà c'è sempre una bugia, quante balle si devono raccontare per vincere una gara? Il malaffare di solito sottrae ai molti per dare ai pochi, attraverso pratiche illecite. Il sistema delle gare di appalto sembra fatto per favorire il passaggio da una mano all'altra, non per garantire la qualità del prodotto/servizio fornito, i mezzi illeciti vengono da soli.

Proviamo a metterci nei panni di uno dei tantissimi funzionari pubblici onesti, che ci tengono al proprio lavoro e vorrebbero che i fornitori svolgessero al meglio il loro. Questo signore su una attività magari importante, magari delicata vorrebbe tenersi un fornitore fidato, capace, onesto e socialmente impegnato. Si va a gara, l'onesto funzionario deve barare per fare la cosa più giusta e per fare l'interesse dell'ente per cui lavora, facendo vincere chi ha già operato bene.

Le cooperative sociali, e le loro associazioni di rappresentanza, si sono battute come leoni per ottenere che le gare d'appalto non fossero al massimo ribasso, ma che fosse tenuta nella dovuta considerazione la qualità dell'offerta. Tutti sanno, tuttavia, che in moltissimi casi attraverso la cosiddetta "qualità" passano le più colossali fregature e che lì si annidano altissimi livelli di discrezionalità e in taluni casi favoritismi ignobili.

Non c'è da stupirsi di questa situazione, l'obiettivo principale del sistema delle gare di appalto è quello di garantire che tutti gli operatori privati possano accedere alla commessa pubblica e solo in via subordinata viene presa in considerazione la qualità del prodotto/servizio da acquistare. Non è un caso che quasi nulla nell'ambito della gara venga verificato in materia della qualità delle precedenti prestazioni di ogni singolo operatore candidato. Ogni gara è una storia nuova, di fronte alla quale ognuno è una verginella, senza un passato, senza macchie, ma soprattutto senza meriti.

La meritocrazia non sembra entrata nel sistema di valutazione delle imprese. Non esiste nessun sistema di valutazione delle capacità e del merito nel gestire le attività appaltate. Parliamoci chiaro: il fatturato specifico, che viene richiesto per essere ammesso alla gara, ci dice soltanto che un'impresa ha lavorato in quel settore, ma non ci dice niente su come l'abbia fatto, con quali risultati ottenuti con quale soddisfazione del cliente e degli utenti interessati. Lo stesso certificato di "Buona Esecuzione Lavori" ci dice sicuramente che il lavoro è stato fatto, ma più di tanto non entra nel merito su in che cosa consista questa Buona Esecuzione. In realtà, i fruitori finali del servizio ben poco sono interrogati sulla qualità del servizio ricevuto.

Ci sono anche imprese che lasciano a metà i lavori e che operano veramente male, subendo anche sanzioni pesanti nel corso della gestione, ma puntualmente, e per di più per un obbligo di legge, vengono immediatamente richiamate per la gara successiva. Non esiste una black list, delle imprese che hanno operato male, aggirato la legge o addirittura mettendo in atto un comportamento truffaldino. Tutti hanno il diritto di continuare a lavorare.

Qui non si vuole sostenere che una normativa più stringente sulla qualità del lavoro svolto, possa tenere lontani gli sciacalli dall'economia reale. Più semplicemente ritengo che una maggiore attenzione alla qualità con cui vengono realmente gestiti i servizi, possa contribuire ad una sempre più efficace lotta al malaffare, ma anche ad avere servizi gestiti meglio, curati con attenzione ed amore.

La prestazione di servizio, soprattutto se riferita all'ambito sociale, rappresenta una fornitura particolarmente delicata e che richiede metodi e strutture di valutazione particolarmente raffinati. L'attivazione di tale strumentazione, ovviamente non rappresenta la panacea di tutti i mali, più semplicemente si tratta di posizionare un ulteriore tassello, per contrastare metodi truffaldini, se non addirittura delinquenziali, ma anche di contrastare il pressappochismo, l'indifferenza e l'incompetenza con cui in molti casi si opera.

Maurizio Cocchi, presidente Virtual Coop 

@nelpaeseit

L'ultima modifica Martedì, 18 Luglio 2017 14:18
Giuseppe Manzo

Giuseppe Manzo

Giornalista, Direttore nelpaese.it

Sito web nelpaese.it

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