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Sabato, 25 Novembre 2017

SOCIETÀ "BENEFIT": IL MISTERO BUFFO NELLA STABILITÀ

Scritto da  Giuseppe Manzo Nov 21, 2015

Nel maxiemendamento spunta questa nuova tipologia d'impresa. Barbieri: "ci domandiamo di cosa si tratti ma soprattutto quando e da dove sia saltata fuori tale nuova forma giuridica"

Arriva il primo via libera alla legge di stabilità, approvata dall'Aula del Senato che con 164 voti favorevoli, 116 contrari e 2 astenuti approva il maxiemendamento sul quale il governo aveva posto la questione di fiducia. Approvato anche il bilancio di previsione 2016 e il pluriennale 2016-18. I testi ora passano all'esame della Camera dei deputati.

Società benefit: mistero buffo

Nella legge di stabilità, tra le varie misure, viene fuori a sorpresa un vero e proprio rebus inaspettato per il mondo del non profit e del terzo settore. Infatti sono previste una serie di misure per "promuovere la costituzione e favorire la diffusione di società chiamate 'società benefit', che nell'esercizio di una attività economica, oltre allo scopo di dividerne gli utili, perseguono una o più finalità di beneficio comune e operano in modo responsabile, sostenibile e trasparente nei confronti di persone, comunità, territori e ambiente, beni ed attività culturali e sociali, enti e associazioni ed altri portatori di interesse". Queste società di fatto potranno fregiarsi del titolo di "società benefit" (di fatto avendone un ritorno in termini di immagine e reputazione) e dovranno nei bilanci e documenti ufficiali definire il tipo di impatto sociale ricercato e valutato secondo particolari criteri. Per chi non lo fa si applicheranno le disposizioni previste dal codice del consumo, soprattutto in materia di pubblicità ingannevole.

"Da dove salta fuori?"

"Siamo – afferma il portavoce Pietro Barbieri, portavoce nazionale del Forum Terzo Settore – piuttosto perplessi e ci domandiamo di cosa si tratti ma soprattutto quando e da dove sia saltata fuori tale nuova forma giuridica. Sino ad oggi infatti, con il disegno di legge di Riforma del Terzo Settore in discussione al Senato, non ne abbiamo mai sentito parlare. Chiediamo a Governo e Parlamento un atto di responsabilità. Una tale disciplina non farebbe che generare ulteriore confusione nei riguardi di un panorama già sufficientemente complesso e già in via di definizione. Una definizione peraltro che sta richiedendo un lungo ma partecipato processo di confronto con le realtà di terzo settore. Individuare nuove possibili forme giuridiche adesso sarebbe un grandissimo errore".

G.M.

@nelpaeseit

L'ultima modifica Martedì, 18 Luglio 2017 15:45
Giuseppe Manzo

Giuseppe Manzo

Giornalista, Direttore nelpaese.it

Sito web nelpaese.it

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