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Mercoledì, 20 Giugno 2018

STEFANO CUCCHI E L'EPILESSIA DEMOCRATICA

Scritto da  Giuseppe Manzo Ott 05, 2016

Cucchi e una perizia contraddittoria che fa indignare l’opinione pubblica. Perché sul tema dei diritti il Paese continua a subire la vera sindrome cronica.

(immagine del vignettista Marco Tonus

 

Epilessia: “denominazione generica di sindromi a carattere cronico accomunate da crisi improvvise, talvolta brevissime, di perdita di conoscenza e dall'attivazione intensa e improvvisa di gruppi di neuroni cerebrali con tipiche alterazioni dell'elettroencefalogramma, cui si accompagnano manifestazioni motorie involontarie parziali o generalizzate; i fenomeni motori possono inoltre essere di tipo ipertonico (le convulsioni) o atonico”.

Questa parola è piombata sull’opinione pubblica dopo la perizia medico-legale di Stefano Cucchi. Il vignettista Marco Tonus ha creato immediatamente un paradosso con il logo qui in alto, mentre sui social monta l’indignazione. Una perizia cervellotica e contraddittoria che sembra più a uso e consumo di chi è sotto accusa per le condizioni fisiche di Cucchi che tutti hanno visto in foto dopo la morte. Non è un caso che i primi a strumentalizzare l'ipotesi siano stati il Sappe e il Coisp, sindacati di polizia penitenziaria e polizia di Stato. 

È scritto che "i dati a nostra disposizione non consentono di formulare certezze sulla causa di morte", i periti prospettano due ipotesi: la prima è rappresentata "da una morte improvvisa ed inaspettata per epilessia"; la seconda "è correlata con la recente frattura traumatica" di una vertebra sacrale che può avere determinato l'insorgenza di una condizione di "vescica neurogenica atonica". Insomma, hanno due ipotesi e non possono giungere a una conclusione mentre l’unico dato è ciò che rivendica Ilaria Cucchi, sorella di Stefano: "Gli unici dati oggettivi scientifici che la perizia riconosce sono: la duplice frattura della colonna e il globo vescicale che ha fermato il cuore - aggiunge con una speranza -. Con una perizia così ora sappiamo che finalmente abbiamo ottime possibilità di vedere processati gli indagati per omicidio preterintenzionale. Con buona pace dei medici e degli infermieri che vengono continuamente assolti".

Poi ci sono altri fatti che emergono da tutta questa storia. Sono passati sette anni da quella morte e ancora oggi non c’è la garanzia di ottenere una verità storica e giudiziaria. A cavallo della morte di Stefano ci sono Federico Aldovrandi, Franco Mastrogiovanni, Giuseppe Uva e tutti quelli che sono morti passando per mano di organismi dello Stato: caserme, commissariati, ospedali o carcere. E ancora ci siamo trovati a vedere sotto accusa i familiari di queste vittime che chiedono verità e non i loro assassini, qualsiasi divisa essi indossino.

È il tema dei diritti, oggi, che va messo in primo piano in questo Paese. Occorre capire quali siano le garanzie per una persona che entra in luoghi di contenzione e reclusione. E c'è da chiedersi come mai si attende ancora la sola discussione di una legge sulla tortura rinviata a data da destinarsi.

Al momento è la democrazia subire “sindromi a carattere cronico accomunate da crisi improvvise, talvolta brevissime, di perdita di conoscenza”: l’unica epilessia è quella democratica.

Giuseppe Manzo

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@nelpaeseit

L'ultima modifica Mercoledì, 19 Luglio 2017 13:20
Giuseppe Manzo

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