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Martedì, 22 Maggio 2018

CLAN SPADA, CASA POUND E GIORNALISTI: UN PUGNO ALLA STAMPA LIBERA In primo piano

Scritto da  Giuseppe Manzo Nov 09, 2017

Una fiaccolata nella serata di ieri, una manifestazione sabato 11 novembre e la proposta di un’adunata collettiva dei giornalisti taccuino e telecamera in spalla. Sono alcune delle reazioni a caldo dopo la violenta aggressione ai danni Daniele Piervincenzi ed Edoardo Anselmo della trasmissione Nemo di Rai2. Il video della testata e delle manganellate, diventato ormai virale, ha reso chiaro al Paese il livello di violenza che possono subire i giornalisti in territori a rischio.

Un’altra proposta è arrivata dalla giornalista Amalia De Simone, nominata cavaliere della Repubblica dal presidente Mattarella per le sue inchieste e sottoposta a decine di querele temerarie. De Simone ha sollecitato gli organismi di categoria a capire se ci sono gli estremi per “l'istituzione di un'aggravante per il reato di minacce e lesioni nei confronti del giornalista che sta esercitando la propria funzione (che vale la pena ricordarlo: è di interesse pubblico ed è garantito dalla costituzione)”.

A lei risponde il presidente dell’Unione Cronisti Alessandro Galimberti: Le minacce ai giornalisti sono ormai una piaga gravissima, agevolata dalla mancata deterrenza della legge che non consente l'unico intervento adeguato, ossia l'arresto in flagranza del reo. Che l'aggressione sia fisica, come oggi, o virtuale via Facebook - come accaduto ad opera della stessa famiglia, 3 anni fa, ai danni di Federica Angeli - la risposta della società civile e dello Stato non può che essere adeguata ed efficace, sia nei tempi sia nella forza. Il governo e il Parlamento, invece, non hanno ancora deciso di intervenire sul punto nonostante le reiterate riforme e mini-riforme del sistema penale di questi ultimi anni. Ora la degenerazione degli eventi impone una scelta di campo non più rinviabile". "Ma nei fatti di Ostia di oggi c'è un altro aspetto inquietante, e da tempo denunciato dall'Unci e dagli enti della categoria. La progressiva proletarizzazione del lavoro giornalistico spinge al fronte del rischio massimo i colleghi non contrattualizzati, anche nelle aziende più strutturate e addirittura di Stato, come è il caso odierno della Rai. Su questo tema - conclude - non è possibile restare spettatori passivi e limitarsi a prendere atto di un'ineluttabilità davvero inconcepibile e oltremodo ingiusta".

Anche Fnsi e Usigrai ricordano il caso di Federica Angeli, giornalista di Repubblica minacciata dallo stesso clan di Ostia: “Come conFederica Angeli, già oggetto delle attenzioni della stessa famiglia, e con tutti i giornalisti che ovunque lottano contro mafie e criminalità, siamo e saremo al fianco dei colleghi in qualsiasi iniziativa, anche giudiziaria, vorranno intraprendere”.

Il contesto: clan Spada, Casa Pound e i giornalisti

Per capire ancora meglio come è maturata l’aggressione bisogna aver chiaro il contesto. Ieri alcune trasmissione hanno indugiato sulla etnia “rom” degli Spada o specificato che Casa Pound “ha preso le distanze”. Piervincenzi si è recato a Ostia per chiedere al fratello del boss il motivo del suo appoggio alla formazione neofascista provata dalla foto sua con il candidato sindaco Luca Marsella. In quel municipio i “fascisti del terzo millennio” saranno determinanti con il loro 9% per l’esito finale. Nella capitale non c’è ancora la consapevolezza della presenza mafiosa tanto che lo stesso Piervincenzi afferma che “una cosa del genere te la aspetti a Napoli, in Sicilia, non qui, nella mia Roma”. E che queste organizzazioni hanno rapporti con le formazioni di estrema destra in un connubio di propaganda politica e affari criminali.

Nel rivendicare il gesto su facebook Roberto Spada ha ricevuto decine di messaggi di sostegno con gli insulti ai giornalisti: "hai fatto bene", "sono terroristi". Questo racconta l'humus culturale che delegittima il ruolo di fa informazione e la sua stessa credibilità. 

Se Spada non può essere arrestato perché non c’è la flagranza di reato e gli inquirenti stanno attendendo di conoscere l'entità delle lesioni riportate dal giornalista per ridefinire eventualmente il reato si possono richiamare anche altre responsabilità, bisogna prima mettere un punto: la legittimazione di pezzi della stampa italiana verso Casa Pound e le formazioni neofasciste. Prima di proporre sepolcri imbiancati è necessaria un’autocritica ogni volta che si definiscono "ultrà" i fascisti che hanno ammazzato Ciro Esposito (tifoso napoletano ucciso dall’estremista di destra Daniele De Santis, ndr) e Emmanuel (rifugiato nigeriano ucciso dal militante di Forza Nuova Amedeo Mancini a Fermo, ndr) o pestato l'ambulante bengalese la scorsa settimana.

Prima di indignarsi e di proporre manifestazioni sull’onda della rabbia alcuni riflettano sull'enorme responsabilità quando giornalisti di tv nazionali si sono seduti fianco a fianco con i leader neofascisti nella sede di Casa Pound, mentre i cronisti da soli si trovano nei territori infestati dal virus fascioleghista e mafioso. Di fronte ai pestaggi e agli omicidi non esiste libertà di opinione o Voltaire che tenga. Siano i lettori, almeno quelli della parte civile e antifascista rimasta in questo Paese, a decidere responsabilità e credibilità degli operatori dell'informazione E in questa categoria emerga il coraggio di dire da che parte si vuole stare, magari rileggendo Sostiene Pereira di Tabucchi: perché se stai in mezzo non sei altro che la barricata.

 

L'ultima modifica Giovedì, 09 Novembre 2017 10:57
Giuseppe Manzo

Giuseppe Manzo

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