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Mercoledì, 26 Settembre 2018

SE ALLO STADIO PUÒ ENTRARE LA SVASTICA E NON IL VOLTO DI ALDROVANDI: #FEDERICOOVUNQUE In primo piano

Scritto da  Giuseppe Manzo Dic 05, 2017

Allo stadio Olimpico, e non solo, siamo abituati a veder sventolare vessilli nazifascisti. Croci celtiche e svastiche sono la simbologia predominante delle due curve, giallorossa e laziale. Drappi e bandiere che entrano allo stadio senza problemi e non solo quello di Roma.

Eppure lo scorso I dicembre la polizia ha fermato una bandiera: quella con il volto di Federico Aldrovandi che i tifosi della Spal portavano nella trasferta romana (come ogni domenica). Federico fu ucciso nel settembre del 2005 a soli 18 anni. Fu ucciso da 4 poliziotti che gli spezzarono il cuore fino a soffocarlo, rompendogli addosso due manganelli fino a procurargli 54 lesioni. “Schegge impazzite” fu la definizione che diede un procuratore generale a quelle persone, prima della loro condanna definitiva in Cassazione.

“Quello che ha subito Aldro è una verità storica, oltre che giudiziaria, incancellabile come lo furono i fatti vergognosi successivi alla sua morte: negli applausi dei sindacati di polizia agli agenti condannati, nelle offese alla madre, nelle querele alla madre, nelle dichiarazioni folli e disgustose di certi esponenti istituzionali che hanno negato per anni l’evidenza. Il divieto imposto ai tifosi della Spal non ha alcuna giustificazione. È un atto di prepotenza e arroganza”. Così ha dichiarato l’Associazione contro gli abusi in divisa (Acad) che ha lanciato un’iniziativa per il prossimo fine settimana.

“Abbiamo deciso di non rassegnarci alla denuncia e al racconto: se non volevano Federico in una curva, Federico glielo faremo trovare ovunque – affermano in una nota i rappresentanti di Acad”. Acad invita tutta la collettività, a partire dalle tifoserie e dalle curve, oltre la propria fede e oltre i colori, “ad esporre ove sia possibile l'immagine di Federico Aldrovandi con striscioni, magliette, foto, bandiere e qualsiasi mezzo ognuno ritenga più opportuno e ad accompagnare, dove realizzabile, il tutto con l'hashtag #FedericoOvunque”.

“Chiediamo a chiunque di far apparire Federico in ogni luogo possibile delle nostre città, con la dignità e il rispetto che la famiglia Aldrovandi ci ha sempre insegnato”, conclude il comunicato. Un'iniziativa pacifica e civile che merita di assumere la diffusione in tutto il Paese. Perché non è umano lasciar entrare le svastiche in curva e tenere fuori la bandiera che porta il volto di un ragazzo ucciso brutalmente a 18 anni. 

Per informazioni, comunicazioni, adesioni: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. o la pagina facebook Acad Onlus

L'ultima modifica Martedì, 05 Dicembre 2017 16:00
Giuseppe Manzo

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