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Martedì, 22 Maggio 2018

IN UNA DEMOCRAZIA LA POLIZIA NON DEVE OCCUPARSI DI FAKE NEWS In primo piano

Scritto da  Giuseppe Manzo Gen 22, 2018

Fake news e bufale sono diventate un punto molto acceso del dibattito pubblico. E, soprattutto, sono diventate un terreno di scontro di politico dove si gioca una partita molto rischiosa per la nostra democrazia. Lo scorso 19 gennaio il ministro dell'Interno e il capo della Polizia hanno presentato il 'pulsante rosso' contro le fake news, un servizio online che consente ai cittadini di segnalare quelle che riterranno 'bufale' che circolano in rete. Nessuna interferenza con la campagna elettorale, nessun intervento sulle dichiarazioni di esponenti di partiti, nessun «Grande Fratello» che farà le pulci alle opinioni politiche, ma solo un «servizio pubblico» che c'è già e che vuole essere migliorato in un «momento delicato per il Paese come è quello delle elezioni», rassicurano Marco Minniti e Franco Gabrielli.

Ma in una democrazia compiuta è possibile delegare alla polizia di Stato la questione della mala-informazione? Se si scrive il falso esiste un tribunale e lo strumento della querela, spesso anch’essa abusata come quelle temerarie per intimidire i giornalisti di inchiesta. E cosa succede se a scrivere una fake news sono importanti testate nazionali o trasmissioni tv come sta accadendo da molto tempo a questa a parte a causa della mancata verifica o della scarsa qualità professionale?


«L'inquinamento da fake news che inquieta e preoccupa i giornalisti – è il commento di Ordine nazionale dei Giornalisti e Federazione nazionale della Stampa italiana – è fenomeno che, salvo errori o omissioni di controllo, non riguarda la categoria. Da questo punto di vista, l'iniziativa del ministero dell'Interno rende chiaro che il giornalismo professionale è ai margini di questa serissima questione, sulla quale, soprattutto se collegata a moltiplicazione attraverso bot basati su algoritmi, abbiamo anzi più volte suonato un campanello d'allarme».

La lotta alle fake news, «che potenzialmente possono essere finanche strumento di disegni eversivi», proseguono Odg e Fnsi, «è assolutamente propria dei compiti dello Stato. Vigileremo naturalmente perché non ci siano invasioni di campo sulla deontologia, il cui controllo spetta, invece, alla categoria stessa attraverso l'Ordine professionale».

Eppure la categoria è molto preoccupata. A gridarlo sui social tutto lo stupore e la preoccupazione è l’organizzatrice del Festival internazionale di giornalismo di Perugia Arianna Ciccone che è guida il blog collettivo Valigia Blu: “tra l'altro mi chiedo se segnalo un articolo, un servizio televisivo che risulta falso (vedi la notizia diffusa da un programma di Mediaset sui festeggiamenti in un bar di Milano per l'attacco ISIS a Manchester, che portò poi a un tentativo di incendio del bar), cosa fa la polizia? Fa rimuovere di sua iniziativa l'articolo o il servizio? Fa un fact checking per ristabilire i fatti? Ci rendiamo conto delle conseguenze spaventose e inquietanti di una cosa del genere?”

“Per non parlare – aggiunge - dell'effetto deterrente per cui molte persone per timore di una eventuale segnalazione saranno portate ad autocensurarsi. E ancora cosa succede alle dichiarazioni dei politici? La propaganda politica è imbottita di disinformazione e manipolazione per ottenere consenso. E infine che strumenti e garanzie abbiamo noi come cittadini per appellarci contro un eventuale errore della polizia? Il messaggio che passa è: la polizia depositaria della verità. La polizia non si occupa di vero e di falso. Non in una democrazia”. 

A lei si aggiunge Amalia De Simone, giornalista del Corriere della Sera e nominata Cavaliere del lavoro dal Presidente Mattarella: “sono molto preoccupata dall'iniziativa del ministro dell'Interno che delega alla polizia lo stabilire se una notizia sia falsa oppure no dopo la segnalazione fatta dalla gente. Non credo che gli organi di polizia (con tutto il rispetto) ne abbiano le competenze e comunque non è il loro ruolo. A meno che non si voglia tornare piano piano al minculpop”

L'ultima modifica Lunedì, 22 Gennaio 2018 13:42
Giuseppe Manzo

Giuseppe Manzo

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