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Giovedì, 22 Febbraio 2018

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DOPO MACERATA TRA L'ITALIA DI TRAINI E QUELLA IN PIAZZA A GENOVA In primo piano

Scritto da  Giuseppe Manzo Feb 04, 2018

Lo scorso 26 gennaio Swg, in occasione della Giornata della memoria, ha diffuso i dati del sondaggio sulle simpatie “italiane” verso il nazismo. Ne è uscito un quadro inquietante. Le idee nazifasciste si stanno diffondendo soprattutto tra i ceti più poveri o impoveriti che vedono nel migrante il responsabile a portata di mano. Ma la conferma di questi dati è avvenuta ieri dopo l’attentato terroristico del neofascista Luca Traini, estremista di destra e candidato con la Lega Nord di Salvini. Quello di Traini è il momento apicale di violenze e omicidi negli ultimi 7 anni: da Casseri a Firenze nel 2010 contro i senegalesi a Mancini contro Emmanuel a Fermo nel 2016, entrambi estremisti di destra. Senza dimenticare gli attacchi violenti ai centri di accoglienza e ai campi rom.

Se per Saviano il leader leghista è il “mandante morale” sembra che ancor peggio le formazioni fascioleghiste siano una vera e propria casa di questo novelli terroristi neri che in modalità “liquida” e isolata mettono in pratica l’odio razziale propagandato da quei partiti. Tanto che Salvini non ha usato parole di condanne se non “contro l’invasione che scatena scontro sociale” e Forza Nuova vuole offrire al 28enne fascista il supporto legale.

Quello che emerge è una diffusa distribuzione delle responsabilità “morali”. E prima di questo si leggono migliaia di commenti di consenso verso i proiettili sparati mentre pochissime sono state le voci per le vittime: 6 persone, giovani e donne africani. Siamo di fronte al consenso di massa verso il razzismo e le idee fasciste come non accadeva dal Ventennio. Ma non finisce qui.

Ci sono corresponsabilità enormi anche di vaste aree “liberal” o di “sinistra”. Ci sono persone, di diverso orientamento politico, che contestano l’uso della parola “terrorismo” e anche “fascista”. Persone che si sentono più rassicurate nel “gesto del folle” che in fondo ha risposto “alla barbara uccisione di Pamela”. In Italia ci sono stati altri casi drammatici di delitti efferati e corpi dilaniati. A Macerata è bastato che un nigeriano sospettato potesse giustificare l’abominio di un agguato da ridurre a una “condizione di pazzia”. Eppure Traini, secondo le testimonianze di conoscenti, da tempo aveva una pistola, ha pianificato e poi legittimato il suo tentativo di strage con una chiara connotazione politica: saluto romano e “ho fatto ciò che andava fatto contro l’invasione”.

C’è un radicamento trasversale su “noi” contro di “loro”. Nel 2017 c’è un lungo elenco: la delegittimazione delle Ong e di chi accoglie i migranti sulle coste attraverso inchieste giudiziarie mai nate, i “taxi del mare” come definizione delle navi che salvano uomini, donne e bambini dal naufragio, le parole di dirigenti politici su come “sia peggio quando uno stupro lo commette un profugo”. E via ancora tanti esempi di parole, posizionamenti e uscite di inasprimento delle distanze.

Sempre ieri si è vista tutta la prudenza della stampa nazionale, preoccupata di offrire un microfono a Salvini più che dare parola alle vittime. E si vede tutto l’imbarazzo di non usare il termine “fascista”, sostituito da un lessico più “corretto”. È l’accettazione di un consenso che si alimenta in un corto circuito tra sofferenza sociale, propaganda politica e vuoti di informazione. Basta solo pensare che lo slogan “invasione” parla di un fenomeno che non esiste: gli stranieri in Italia non aumentano da un decennio mentre gli accordi con la Libia hanno diminuito gli sbarchi.

E in tutto questo scempio è scomparsa completamente l'attenzione per le vittime. Pamela, la povera 18enne uccisa in modo barbaro, e la sua famiglia che ha dovuto smentire anche una bufala su un suo presunto rapporto con l'attentatore, notizia diffusa dalla segreteria locale della Lega Nord. E le vittime di Traini, salve per miracolo e che non hanno avuto lo spazio di una umana vicinanza mentre si sono sprecati inni al carnefice celebrato come "patriota". 

A questa Italia che giustifica i tanti Traini e legittima Salvini con i suoi sodali, c’è fortunatamente un altro Paese che ieri era in piazza a Genova. Città antifascista che ha risposto alle aggressioni di Casa Pound dei giorni scorsi con circa cinquemila manifestanti dietro lo striscione 'Genova antifascista'. In piazza associazioni e centri sociali, ma anche famiglie e bambini oltre ai rappresentanti di partiti di sinistra e delegati di Anpi e Cgil.

Questo è quel Paese che deve riprendere parola e capacità di mobilitazione, a partire dalle nuove generazioni che già vivono scuola e territori multiculturali e multietnici. E bisogna farlo in fretta, cominciando dalla manifestazione del 10 febbraio indetta dall'Associazione nazionale partigiani d'Italia)

L'ultima modifica Lunedì, 05 Febbraio 2018 14:00
Giuseppe Manzo

Giuseppe Manzo

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