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Sabato, 25 Novembre 2017

ITALIA POVERA E IMPAURITA: IL DOSSIER

Scritto da  Giuseppe Manzo Feb 24, 2014

Ecco il biglietto da visita del Paese per Matteo Renzi: la ricerca di Osservatorio europeo sicurezza

Il sociologo Ilvo Diamanti, direttore scientifico dell'osservatorio Demos&Pi, la chiama “la grande incertezza”, una definizione che dà il titolo al settimo Rapporto sulla sicurezza e l'insicurezza in Italia e in Europa curato dall'Osservatorio europeo sulla sicurezza. È una paura indistinta che attanaglia gli italiani, che gli impedisce di vedere il futuro. Una paura che affonda in diversi fattori, ma che risente soprattutto dell'impoverimento del Paese. L'insicurezza legata a questioni economiche è in cima alle preoccupazioni per il 73 per cento degli intervistati. Rispetto alla scorsa edizione la percentuale scende di sei punti, ma a confronto con il 2009 si registra ancora un più 15 per cento. E c'è una novità: per la prima volta da quando l'Osservatorio sicurezza cura questa ricerca la maggioranza degli intervistati (il 52 per cento) colloca la propria famiglia in una fascia sociale medio bassa. Sette anni fa sei italiani su dieci si consideravano appartenenti ad una classe “medio-alta”, contro il 28 che si inseriva nel ceto medio-basso. Invariata, invece, la composizione del ceto più ricco, composto sempre da una percentuale attorno al 10-12 per cento degli intervistati. Questa condizione spinge l'85 per cento degli italiani a ritenere che i divari tra classi sociali siano molto aumentate negli ultimi dieci anni.

La priorità delle emergenze

 La disoccupazione è percepita come il maggiore problema dell'Italia dal 49,4 per cento degli intervistati. Al secondo posto nell'agenda, staccata di oltre 30 punti percentuali, c'è l'inefficienza e la corruzione della classe politica, un'emergenza per il 17,6 per cento degli intervistati. Segue la situazione economica (11,6 per cento) al terzo posto, seguita a ruota dalle tasse (8 per cento). Criminalità e immigrazione, gli incubi degli italiani dal 2007 al 2009, oggi sono prioritari solo per l'1,1 per cento della popolazione (identica percentuale per entrambe le voci). Prima di occuparsi di questi due temi gli italiani metterebbero mano  al costo della vita e l'aumento dei prezzi (prioritario per 4,1 per cento degli intervistati), alla qualità della scuola (2,2 per cento) e del sistema sanitario (2 per cento).

Graduatoria delle paure in Italia (esclusa la condizione economica)

 La new entry del 2014 si aggiudica immediatamente il primo posto. È l'instabilità politica italiana, che preoccupa “frequentemente” il 68,4 per cento degli italiani. A maggior ragione dopo il quarto cambio di governo nel giro di due anni e mezzo. Quest'incapacità della politica di affrontare i problemi, secondo il rapporto è tra le principale cause del senso di insicurezza. Tanto che per il 67 per cento degli italiani, piuttosto che stare in Italia, conviene andarsene all'estero. Sei italiani su dieci si dicono allarmati dalla distruzione dell'ambiente e della natura, che si guadagna il secondo posto. Al terzo c'è il futuro dei figli, che preoccupa il 57,7 degli intervistati, una percentuale in forte aumento rispetto al novembre 2009 (42,8). Scendendo nella classifica s'incontrano la sicurezza dei cibi che mangiamo (49,6 per cento) e la perdita del lavoro (49,4). Molto più in basso si trovano la criminalità organizzata (che preoccupa il 35,2 per cento degli intervistati) la perdita dei propri risparmi (il 32,5 per cento) e un furto in casa (il 31,2 per cento).

Gli italiani sono per concedere la cittadinanza

 Sembrano lontani i tempi in cui gli italiani avevano paura degli immigrati (il biennio 2007-2009, quando criminalità e immigrazione erano rappresentati insieme sui mezzi di comunicazione). Oggi otto italiani su dieci sono favorevoli a concedere la cittadinanza ai figli di immigrati nati in Italia. Il 98 per cento degli intervistati sostiene poi che abbiano diritto all'assistenza sanitaria per sé e per i loro familiari  quasi 9 su dieci sono favorevoli alla loro partecipazione alle elezioni amministrative. Otto su dieci dicono sì anche al voto alle politiche. Per legiferare sull'immigrazione il 67 per cento degli italiani pensa che sia necessaria una comunione di intenti con gli altri Paesi d'Europa, cinque punti percentuali in meno del 2007. Secondo il 56 per cento degli italiani l'immigrazione favorisce la nostra apertura e per il 44 è una risorsa della nostra economia.

Poca fiducia nelle istituzioni

 L'incapacità della politica di risolvere le questioni dei cittadini abbatte il tasso di fiducia nelle istituzioni. Gli italiani che hanno fiducia dello Stato sono il 12,9 per cento (percentuali analoghe solo in Spagna e Francia. In Germania la fiducia è al 70 per cento). Bassa anche la fiducia nei confronti dell'Unione europea, al 27,1 una percentuale analoga dell'euroscettica Gran Bretagna. Una volta questi dati erano controbilanciati dalla fiducia nelle istituzioni locali. Non nel 2014: la Regione ottiene la fiducia di un quinto degli intervistati, i Comuni raggiungono il 28,4 per cento.

Amnistia e indulto: il no dei cittadini

 Che le condizioni del carcere siano inumane è ormai opinione generale. Sulla soluzione da adottare l'Italia è più divisa. Il 66,8 per cento degli intervistati da Demos&Pi si dice contrario ad amnistia e indulto. Solo il 2 per cento, al contrario, si dice molto favorevole. Non va nemmeno modificato l'uso della detenzione, secondo la maggioranza dei cittadini. Anzi: il 38 per cento degli intervistati vorrebbe l'ìaumento della detenzione. A favore di una diminuzione c'è una minoranza del 16,7. 

Redazione (Fonte: Redattore Sociale)

@nelpaeseit

L'ultima modifica Mercoledì, 12 Luglio 2017 15:22
Giuseppe Manzo

Giuseppe Manzo

Giornalista, Direttore nelpaese.it

Sito web nelpaese.it

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