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AGENZIA BENI CONFISCATI, UN RITORNO TRA LUCI E OMBRE

Scritto da  Giuseppe Manzo Ott 05, 2015

Mancano sedi e personale per far funzionare un organismo che ha consegnato in un solo anno 3350 beni confiscati alle mafie

Torna l'Agenzia nazionale per i beni confiscati, ma è un ritorno in chiaro scuro. Circa 3.350 beni confiscati consegnati in un solo anno, ma mancano ancora sedi e personale per funzionare al meglio. Ad un anno dalla presentazione del disegno di legge a firma del ministro dell'Interno, Angelino Alfano, e del ministro della Giustizia, Andrea Orlando, per rafforzare il contrasto alla criminalità e migliorare la gestione dei beni confiscati, l'attuale direttore dell'Agenzia nazionale per i beni sequestrati e confiscati, il prefetto Umberto Postiglione, fa il punto sulle attività dell'agenzia, dallo stop durato diversi mesi durante lo scorso anno (per la mancata nomina del consiglio direttivo) ad oggi. Sullo sfondo c'è un'estate calda alle spalle con attacchi, intimidazioni, incendi e minacce dalla Campania alla Calabria.

I punti deboli

I beni confiscati alle mafie sono tornati alla ribalta in questi giorni per via di un'inchiesta avviata dalla procura di Caltanissetta sulla gestione dei beni sequestrati che ha coinvolto la Sezione misure di prevenzione del tribunale di Palermo, provocando uno scossone all'interno della magistratura siciliana. Sotto la lente d'ingrandimento della magistratura nissena, le nomine degli amministratori giudiziari dei beni sequestrati ai boss. Tuttavia, nei prossimi giorni il tema beni confiscati potrebbe tornare ad interessare il dibattito politico per via dell'approdo in Aula del disegno di legge di riforma. In Commissione giustizia alla Camera, infatti, sono pronti a passare il testo all'Aula dopo un anno di lavoro che ha visto confluire nel disegno di legge di iniziativa popolare n. 1138, quello che riguarda le aziende sequestrate e confiscate, anche il ddl 1687 presentato dal governo e i testi prodotti dal lavoro della commissione parlamentare antimafia, guidata da Rosy Bindi. Un testo da cui il prefetto Postiglione si aspetta una svolta, anche in termini numerici. "Ho cercato, a partire dallo scorso anno, di rafforzare il personale dell'agenzia – spiega Postiglione -: da 60 unità complessive siamo passati a 99, ma siamo ancora pochi. Mi auguro che da questa nuova normativa possa venire fuori anche qualcosa di quello che noi abbiamo suggerito".

Al primo posto, dunque, un problema noto: quello della carenza di personale. "Ho segnalato l'esigenza di portare a 300 il numero del personale – spiega Postiglione -, allargando il raggio delle competenze a quelle specializzazioni che sono poco presenti ad oggi nell'agenzia. Ci servono tecnici, perché abbiamo tanti immobili e abbiamo bisogno di capire in che condizioni sono e come risolvere problemi di debolezza strutturale. Poi, abbiamo bisogno di esperti nella gestione delle aziende". C'è poi la questione delle sedi dell'agenzia sul territorio. "Ho chiesto di conservare le sedi dell'agenzia – spiega Postiglione -, perché c'era una corrente di pensiero che voleva concentrare l'agenzia a Roma e far fare tutto ai nuclei di supporto presso le prefetture. Nuclei che non avrebbero avuto lo stesso peso da sostenere: quello di Udine, magari, avrebbe avuto solo un bene, mentre quello di Palermo il 40 per cento dei beni confiscati. Una sproporzione così grande che mi sembra giustifichi la presenza dell'agenzia a Palermo".

Di qui la richiesta di allargare la presenza dell'agenzia, soprattutto al nord. "Spero che nella prossima legge ci sia l'aumento delle sedi dell'agenzia – aggiunge il prefetto -, perché abbiamo territori non sufficientemente coperti. Per tutto il nord abbiamo solo un'agenzia a Milano con sette persone impiegate. Abbiamo bisogno di una sede a Torino, una a Bologna e ne serve anche una a Bari. Ne servirebbero almeno altre tre, ma se ce ne fanno aprire una a Catania sarebbe meglio". Un allargamento che, per quanto riguarda il personale, non farebbe neanche lievitare la spesa per le casse dello Stato. "Il potenziamento dell'agenzia si può fare con personale già in servizio – spiega Postiglione -. C'è tanto personale delle province che non sanno dove metterlo. Lo possono dare a noi tenendo presente che non è una spesa, ma un aumento di efficienza".

Sul tavolo del prefetto, però, c'è anche il rapporto con la magistratura, spiega Postiglione. "C'è bisogno di raggiungere migliori intese e anche su questo stiamo lavorando – aggiunge il prefetto -. La legge dice che in materia di relazione finalizzata alla consegna il prima possibile del bene alla società, agenzia e magistratura devono collaborare non solo sulla base di quello che dice la legge, ma anche su linee guida che devono essere emanate dall'agenzia. Noi abbiamo la ferma intenzione di concordare con i magistrati con maggiore esperienza tutte le disposizioni che cercheremo di inserire nelle linee guida. Questo sarà un ulteriore passo avanti a cui stiamo iniziando a lavorare".

Le cinque sedi

Intanto, nelle cinque sedi (Roma, Reggio Calabria, Milano, Palermo e Napoli), le attività dell'agenzia sono riprese "a pieno ritmo", rassicura il prefetto. "Dal luglio dello scorso anno a luglio di quest'anno abbiamo consegnato complessivamente 3.350 beni – aggiunge -. Sono parecchi rispetto al totale dei beni: oggi abbiamo 6.700 beni immobili in confisca definitiva in gestione all'agenzia e circa 700 aziende, ma bisogna fare attenzione perché in questo ultimo caso può trattarsi anche di un'attività gestita da una sola persona con partita iva".

Un anno di lavoro "estremamente impegnativo", precisa Postiglione, che ha portato a raggiungere obiettivi importanti, tra cui l'assegnazione di 300 alloggi di Palermo alle forze dell'ordine, circa 80 mila metri quadri di archivi al tribunale dei minori e agli archivi notarili di Palermo, mentre i 33 camion che appartenevano a Giuseppe Grigoli, prestanome di Matteo Messina Denaro, sono stati affidati ai vigili del fuoco per andare a implementare i mezzi della colonna mobile di soccorso. Ma non è tutto. "Al Comune di Palermo – spiega il prefetto – abbiamo dato 50 alloggi dando un reddito annuo minimo di 500 mila euro al Comune a condizione che questi fondi vengano destinati all'erogazione di buoni casa agli aventi diritto. Poi abbiamo dato centinaia di alloggi sempre a Palermo per assegnarli ai primi in classifica dell'emergenza abitativa". Segnali importanti per una comunità segnata dal fenomeno mafioso, spiega Postiglione. "Lo stato ha puntato su queste attività per confrontarsi con la criminalità organizzata e batterla – conclude -, perché dimostrare capacità ed efficienza, soprattutto con il dare case ai poveri ricorrendo al patrimonio sottratto alla criminalità. Sono messaggi di legalità percepibile e servono a dare il senso della legalità, che altrimenti sfugge, a quelle persone che mai andrebbero a mettersi a ragionare di legalità".

Redazione (Fonte: Redattore Sociale)

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L'ultima modifica Giovedì, 13 Luglio 2017 15:22
Giuseppe Manzo

Giuseppe Manzo

Giornalista, Direttore nelpaese.it

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