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Lunedì, 11 Dicembre 2017

WELFARE, I NODI: LA CRISI UMBRA

Scritto da  Giuseppe Manzo Ott 15, 2015

Più sociale, più futuro, nessuno escluso sono le parole d'ordine. Il welfare si fa comunità: non tagli ma investimenti. Cittadini attivi per trasformare il welfare regionale in un ambizioso progetto culturale che affronta la crisi

Ogni giorno milioni di persone si impegnano attivamente per un Paese più giusto e solidale, a partire dall'attenzione verso chi sta pagando di più i costi della crisi. Sono cittadini che credono che la fiducia e la voglia di investire riparte se si realizza una rete di politiche e servizi per l'infanzia, gli anziani, le famiglie, per la lotta a ogni forma di esclusione e povertà, diffusa al sud come al nord.

Per questa ragione il Forum del Terzo Settore chiede al Governo nazionale di incrementare dello 0,9% di Pil (15 mld€) le risorse destinate alle politiche sociali e senza tagliare altre risorse ai Comuni per sostenere: la lotta alla povertà assoluta attraverso una misura attiva quale il REIS (Reddito di inclusione sociale); i servizi per l'infanzia e adolescenza; i servizi per la disabilità e non autosufficienza; i servizi a sostegno dell'immigrazione: asilo, integrazione, cittadinanza; interventi dedicati per le famiglie.

Nella sfida del cambiamento le Organizzazioni del Terzo Settore rivendicano un ruolo primario in relazione a spazio pubblico e welfare rinnovato, che rappresentano temi chiave intorno a cui ruota la costruzione di nuove comunità partecipate e solidali fondate su valori di riferimento quali i diritti e il benessere dei cittadini, la difesa dei soggetti deboli, la laicità, le pari opportunità, la tutela dell'ambiente, la legalità, la promozione dello sport come motore di uno stile di vita sano e socializzante.

 

Il caso Umbria

In Umbria negli ultimi anni si sta consolidando la crisi di un modello di welfare solidale a favore di un modello incentrato sull'emergenza sociale dove le attività sono incentrate, in una logica di breve termine, a rattoppare le falle di un welfare locale incapace di affrontare le nuove problematiche originate dalla crisi.

"Ci sono segnali preoccupanti nella società in cui viviamo - è scritto in una lunga nota del Forum umbro - che a volte paiono toccare anche una regione di profonda cultura democratica come la nostra, aumentando le paure e le tensioni tra i cittadini col rischio della diffusione di un'ideologia che esalta l'egoismo sociale, il razzismo, l'individualismo esasperato, una sorta di darvinismo sociale che finisce per moltiplicare i rancori e minare le basi della convivenza civile: giovani contro vecchi, italiani contro stranieri, occupati contro precari, lavoratori autonomi contro pubblico impiego con il rischio che la moltiplicazione di microconflitti possa costituire il prodromo per l'affermarsi di una concezione autoritaria ed antidemocratica della società".

Per queste ragioni il Terzo Settore Umbro chiede un maggior investimento nel welfare per ricostruire comunità partecipate e solidali, basate sui diritti, sulle relazioni tra gli individui e la tutela dei soggetti più deboli, e che preveda per questo non una diminuzione dello spazio pubblico ma una sua dilatazione per rispondere ai nuovi bisogni economici e sociali.

La crescita dell'intero Terzo Settore, senza accentuare la specializzazione tra le singole sue componenti e a prescindere dal fatto che operino in campo sanitario, socioculturale, ambientale, sportivo, intreccia in maniera feconda e complessa volontariato, impegno civile, competenze professionali e imprenditoriali e il suo ruolo va ben oltre a quello di soggetto erogatore di servizi, ma è oggi soprattutto caratterizzato dalla riconosciuta capacità di individuare le necessità emergenti, coinvolgere e mobilitare i soggetti portatori di bisogni, renderli protagonisti della promozione dei propri diritti e non solo utenti dei servizi stessi.

Partecipazione, trasparenza ed eticità sono la vera lotta contro ogni forma di spreco, di speculazione, di corruzione, di clientelismo e di finto Terzo Settore. L'impegno alla trasparenza riguarda tutti gli attori coinvolti, quindi anche le Pubbliche Amministrazioni. Una quantità ampia di cittadine e cittadini si dedicano in maniera volontaria ad attività socialmente utili sviluppando in maniera spontanea "buone pratiche sociali" in molti campi e tutte queste energie civili, rappresentano una risorsa straordinaria di vita democratica perché sono capaci di generare coesione sociale e nuovo spazio pubblico e costruire un rinnovato senso comune opposto a quello populista, favorendo l'integrazione di donne, giovani, anziani, diversamente abili e immigrati, testimoniando nella pratica come anche le attività culturali, ricreative e sportive, spesso sottovalutate nel dibattito pubblico che le individua come questioni secondarie, costituiscano è un aspetto essenziale per definire le modalità di relazione e l'identità di una comunità e ciò è ancora più importante in fasi di crisi come quella attuale.

"Infine crediamo - continua il comunicato - che il potenziamento dei servizi territoriali e del coordinamento tra pubblico e privato sociale, gli investimento sugli stili di vita, l'analisi dai bisogni, l'uscita dalla logica della "gara" e del ribasso sul costo del lavoro nell'assegnazione di servizi, la promozione della partecipazione dei cittadini attraverso il sostegno alle realtà organizzate del volontariato e dell'associazionismo di promozione sociale sono i cardini che rendono la programmazione un serio e reale strumento di cambiamento del nostro welfare regionale trasformandolo in un ambizioso progetto culturale che coinvolga tutto il nostro territorio di cui l'Umbria ha un assoluto bisogno per affrontare la crisi".

Redazione Umbra

@nelpaeseit

L'ultima modifica Giovedì, 13 Luglio 2017 15:27
Giuseppe Manzo

Giuseppe Manzo

Giornalista, Direttore nelpaese.it

Sito web nelpaese.it

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