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Mercoledì, 18 Ottobre 2017

DA VENTIMIGLIA A ROSARNO: RACCONTO DI R(I)ESISTENZA AI CONFINI

Scritto da  Redazione Set 20, 2017

 

Il viaggio di un’estate “di passaggio” raccontato da Emanuele Petrella, operatore sociale 

 

Ci sono delle estati che per forza di cose rimangono dentro perché destinate a sancire passaggi storici all'interno dei quali vengono a consumarsi fatti e misfatti più o meno importanti ma sicuramente determinanti. Sono estati molto calde e non solo per le temperature. Temperature che rendono poi tra l'altro gli stessi passaggi ancor più "caldi", senza -ARIA. Sono estati che sembrano non poter lasciare spazio a ferie ma solo spazio ad azioni e riflessioni, ma soprattutto sconfinamenti di corpi e di pensieri.

 Ecco l'estate 2017 potrà sicuramente essere ricordata come una estate di passaggio.

 Con umiltà ma determinazione ecco allora questo piccolo racconto che cerca di raccogliere narrazioni spazio, temporali e geografiche che vedono coinvolto politicamente il "bel paese".

Un bel paese alla servitù della Fortezza Europa e che trova nelle "persone" di Minniti e Orlando cavalieri allineati e obbedienti. Cavalieri che riescono a trovare consensi senza senso un po' in tutta la penisola dove schierandosi allineati trovano posto sindaci "di capitale" e di grandi città, gruppi xenofobi, cittadini di ogni estrazione... il tutto supportato da megafoni di comunicazione compiacenti. Ecco le premesse per l'estate 2017. Una estate che per la nostra penisola sarà raccontata nei libri di storia e dai quali libri non potremmo – se narreranno la storia e non una storia rideclinata e ritarata al presentabile, al raccontabile, al notiziabile – dire non c'eravamo, non lo sapevamo, non potevamo fare nulla: siamo tutti coinvolti.

 Le narrazioni presenti in questo scritto non hanno la presunzione di essere reportage tecnico e nemmeno di essere una denuncia... si pone soltanto come raccolta di storie e vissuti che nascono dalle interazioni con e tra persone.

 Ventimiglia ... ai confini dell'inumano!

 Nel corso della primavera e con ormai l'estate alle porte, parte a Ventimiglia un progetto di presenza territoriale e solidale volto a sostenere le persone provenienti da diversi paesi del mondo che per diverse ragioni (guerre, calamità, povertà, persecuzioni) fuggono dalle proprie terre. Il progetto denominato 20K nasce con l'esigenza di creare uno spazio fisico (Sportello Eufemia) all'interno del quale poter supportare con diverse azioni e diverse competenze, le persone che "stazionano" nella città di Ventimiglia nell'attesa di poter attraversare la fatidica frontiera e transitare in Francia, in Europa.

 Al progetto aderiscono da subito in molti cittadini ma anche reti ed organizzazioni come Meltingpot e ASGI (quest'ultima in particolare per facilitare l'attivazione di uno spazio di supporto legale). Il progetto riesce inoltre a tessere relazioni importanti con il territorio (gruppo scout, la parrocchia e ancora la Caritas) e con organizzazioni ormai storicamente presenti (Medici Senza Frontiere e InterSOS). Le persone presenti provengono per lo più da Eritrea, Somalia e Sudan, ma sono rappresentati tanti altri paesi non solo dell'africa ma anche del medio e vicino oriente. Staziona  in pratica in quel di Ventimiglia gran parte del mondo. Quelle parti di mondo che vedono alimentate guerre o conflitti interni per motivi economici, religiosi e chissà cos'altro ma di cui non sono responsabili ma meri spettatori. Meri spettatori a cui non rimane che fuggire per garantirsi la vita a sé e ai propri cari e famigliari. In tale cornice e in un fazzoletto di territorio, di una strada in particolare, che costeggia una sopraelevata, che è attraversata dalla linea del treno e che vede a canto scorrere resistente un fiume caratterizzato da ciottoli e da masse di acqua diversificate lungo il suo decorrere, è possibile fare la conoscenza di tante persone, fermarsi a parlare e cercare di comprendere quel che sta accadendo. Molti sono minori che vorrebbero provare a raggiungere propri famigliari disseminati un po' in tutto il nord Europa.

 Tutti sono lì per un motivo: andare oltre la frontiera con ogni mezzo possibile! pronti a tutto! Ma per comprendere al meglio il fenomeno di quel che accade è importante allora osservare i tentativi di passaggio della frontiera. La vista è a dir poco frustrante. Si assiste inermi  a veri e propri "blocchi umani" sul treno... sul treno che da Ventimiglia va verso la Francia. E dopo il blocco? Dopo il blocco c'è il trasferimento anzi la deportazione in quel di Taranto per prendere parte a quel dannato, offensivo, disumano "gioco dell'oca" di cui altri hanno già detto e scritto con particolarità e capacità narrativa di reportistica politico-legale (ASGI, WelcomeTaranto, DinamoPress, Stamp, Meltingpot). Altri tentano le montagne come possibilità di attraversamento  e sconfinamento.

 Su Ventimiglia il quadro è al dir poco disarmante. Circa 700 persone presenti in un centro governativo, molti minori (su questo forti e legittime proteste della società civile) e famiglie, gestito da Croce Rossa (centro di "ellenica memoria" e per tale trattazione si rimanda ai report di ASGI volutamente denominati "Esperimento Grecia" in cui già si evidenziava – proprio in Grecia e correva l'anno 2015 – la direzione che l'Europa stava prendendo e aveva fortemente intrapreso). Un centro dove i servizi sono per lo più alla soglia della decenza e dove non è garantita alle persone una qualche forma di appropriamento della procedura per la richiesta legittima di protezione internazionale o che possa indirizzare verso forme di più umano supporto. Parallelamente al centro governativo era attiva una accoglienza per nuclei famigliari e minori presso una parrocchia presente sulla strada da "transitanti" che dopo un periodo si è vista – suo malgrado – sollevata da questa responsabilità etica ed umana (i nuclei e i minori ospitati sono stati poi trasferiti nell'ormai noto centro governativo). Periferica a queste situazioni è presente la RiEsistente ed informale vita di gruppi di persone (circa 200 ma non è facile fare una stima attendibile) che attendono il momento per passare e che, fuori dal circuito dell'accoglienza, vivono nei pressi del fiume in situazioni dormitorio estemporanee e precarie quasi fossero guardiani di un passaggio a tutela, a garanzia di un diritto che piano piano sembra andare morendo inesorabilmente...  

 Sud tra Calabria, Puglia e Basilicata ... passando per Roma

 Il viaggio da Ventimiglia poi porta verso il SUD con tappa su Roma ... una Roma ormai lasciata a se stessa senza più storia e valori. La Roma degli sgomberi, la Roma della piazza  InDipendenza come per dire che InDipendenteMente da chi si sgombera: famiglie, cittadini, rifugiati, bambini si passa sopra tutto con getti d'acqua a ripulire "la monnezza umana" con spruzzi di violenti idranti e manganelli fluttuanti ... si prova a reagire e a resistere. Ma troppe  sono le brutture, troppe le grandi bruttezze, troppa la voglia di pensare che sia stato solo un brutto sogno e invece è il reale. Una delle più brutte pagine di quelle che sono le nuove disposizioni e posizioni di governo. Un governo che viene seguito con servilismo dai referenti istituzionali del piano  di sotto... un'altra Roma non solo è possibile ma necessAria! Prove di ri-esistenza e partecipazione legate a buona accoglienza per agire un'altra Roma ce ne sono ... WELL©HOME (IdeaPrisma82) e AIDA (Arci) ne sono una testimonianza "terrena, reale e solidale"!

 E intanto scendendo più a sud è possibile incontrare forme di RiEsistenza tra accoglienza ed inclusione sociale grazie alla sperimentazione che la cooperativa ALTERNATA SILOS – insieme ad altri - all'interno di una villa confiscata alla criminalità organizzata nel territorio di Formia, sta incentivando attraverso la CAoSAGIUSTA ... una sperimentazione che va mano mano consolidandosi e andandosi a collocare come "Interazione tra domande sociali e

 Si va oltre ... verso sud ... un sud dai mille volti e dalle innumerevoli immagini. Un sud dove tra Basilicata, Calabria e Puglia emergono azioni di presidio e di tutela della dignità delle persone, della  tutela  del diritto alla salute, della tutela di un diritto ad una accoglienza – che possa essere tale – delle persone che si trovano costrette a fuggire per non incorrere nel malaugurato destino di vedersi privati della vita. In quel sud che forme di resistenza  civile e passionale provano a dare senso ad un agire quotidiano supportando e affiancando persone prima ancora dei "colori".

 È qui che tra Basilicata e Calabria e ancora Basilicata e Puglia si  ha l'opportunità di incontrare il progetto di  MeDU (Medici per i Diritti Umani) che attraverso un presidio mobile e attraverso il diritto alla salute incentivare e consapevolizzare le tante donne e i tanti uomini prede di sistemi di caporalato, sfruttamento, tratta e violenza. Lungo strade diritte fiancheggiate da campi coltivati e casolari abbandonati ormai riadattati ad informali abitazioni da persone provenienti dal Burkina Faso, dalla Nigeria, dal Mali si incontrano persone e si ascoltano storie tra la preparazione di un pasto e una preghiera al tramonto. Un confronto su quel che accade e quello che potrebbe accadere. Tra aspettative, sogni e desideri con una unica sollecitazione: RestiamoUmani!

 Ma le RiEsistenze non si fermano qui ... capita allora di incontrare sosRosarno e collettivo Mamadou che insieme provano a supportare le tante persone presenti nel territorio. Persone che si condensano in una tendopoli per poter lavorare più o meno stagionalmente e dove le condizioni sanitarie, di diritti umani e di tutela sono al limite del sopportabile. Nasce cosi l'idea – con il supporto anche di Meltingpot – di sostenere processi inclusivi che attraversano l'insegnamento della lingua italiana possa dare risposte di accoglienza e di umana solidarietà (Hospital(ity)School). Nel contempo la tendopoli-ghetto con operazioni di "sgombero decorativo" viene  smantellata e poco vicino viene allestito un campo-tendopoli "governativo".

 Non c'è dubbio che le condizioni del campo garantiscono un miglioramento delle condizioni umane "degli ospiti" in quel fazzoletto di territorio, ed è possibile incontrare operatori che con impegno e passione provano a dare un senso all'illogico, ma la domanda resta sempre e incessante la stessa. Sono necessarie queste tendopoli? Quanto sono temporanee? Con tutti gli edifici (inutilizzati, confiscati ...) è possibile che non si riesca a garantire una accoglienza altra? A promuovere processi programmati inclusivi e solidali piuttosto che programmare "ruspe decorose e indecorosamente disumane"? 

 Tra una visita e l'altra ... tra un tratto di strada ed un altro ancora ... tra mezzi di trasporto che sembrerebbero essere più o meno di fortuna ... ti capita di impattare piazze come quella di PALMI, piccolo calabro paesino, in cui si trova spazio – cosa ormai desueta – per scambiare parole, opinioni, vissuti e simbolizzazioni. E allora va bene anche una schitarrata per poter condividere il senso di una presenza straniera (la mia) all'interno di una località sperduta e dimenticata. Tutto fa interazione, molto fa partecipazione. E intravedi  forme di ri-esistenza. A spaccati e situazioni che lacerano, bagliori di resistenza emergono.

 Da una piccola cittadina della Basilicata – Tito - ecco che con forza prende forma e sostanza "AccoglienzaCoastToCoast" una sperimentazione in cantiere promossa da La Mimosa e Pegaso SIT con il supporto di IndieWatch, IdeaPrisma82 e AlternataSilos ... e altri ... e la comunità ... e il territorio ... una sperimentazione da  tenere in stretta osservazione  e di cui avere attenzione e cura. Risposte di RiEsistenza in controtendenza  alle politiche Sicuritarie, inDecorose e di Chiusura che l'Europa e la Serva Italia propongono e incentivano.

 E poi... poi si parte con i partecipanti al corso ASGI per la Spagna ... dopo Esperimento Grecia, Consolidamento Italia ... cosa fa la Spagna? Non solo si allinea alle politiche agite e operative di chiusura e superamento in gran disumano stile di Ginevra e "suoi famigliari" da parte di Fortezza Europa, ma forse sperimenta qualcosa di più e il tutto sembra inesorabilmente inviare un messaggio univoco "non si passa, non sussiste il bisogno di protezione, tornare da dove si e' partiti!" (presto il report di indagine legale!).

 E in tutto questo delirio in cui forme di RiEsistenza tentano un radicamento nel palcoscenico-scenario caratterizzato da ordinamenti, direttive, regolamenti, decreti, accordi sotto e sopra banco, si gioca con i confini, si estendono a piacimento frontiere e loro affini, si controllano e contengono le azioni di salvataggio a mare dietro finte pretese di regolamentarizzare per tutelare e dall'altra si finanziano e si invitano "guardiani di costiere dirimpettaie" a contrastare i salvataggi fino al punto di attuare forme di violenza ... sino al punto di aprire il fuoco al fine di scoraggiare le "BoatSaveMan" ... "la frontiera non è qui è un po' più in là ... se riesci ad arrivare vinci altrimenti niente ... hai perso ... ricomincia da dove sei venuto ... anzi no riparti dalla prigione ... dalla detenzione ... e si e no ... attenzione la frontiera  è ancora un po' più in là ... è un po' più spessa  prima era più sottile ma l'abbiamo allargata ... è meglio ... come dici? Ieri non era  così? si è vero ieri era qui ma stamattina l'abbiamo spostata ... ora la frontiera è sulla punta del mio manganello ... fai attenzione ... si può fare le regole del gioco le dettiamo noi mica voi"  ... nuovo gioco "ConfinoPoli" distribuito da EuroMed produzioni Fortezza Europa

 Già ma purtroppo non è un gioco ma la realtà giocata sulla pelle di donne, uomini e bambini. Tra "esternalizzazione delle frontiere", "espansione territoriale degli spazi frontalieri" e "porti sicuri chiusi"  guardiamo morire persone e la cosa più tragica è che ci stiamo abituando, sta diventando tutto ciò una colonna sonora funebre e mentre dai palazzi si sperimentano "nuove forme di colonizzazione di territori" con la scusa del controllo e del contenimento delle  migrazioni, le persone trovano paura, detenzione e morte ... questo sembra essere "l'Ordine delle Cose"  (per dirla con le immagini e le parole di Segre). A questo ordine che mano a mano va consolidandosi un'Altra Italia è NecessAria, un'Altra Europa è NecessAria, la RiEsistenza è Obbligatoria!

Emanuele Petrella

@nelpaeseit

L'ultima modifica Lunedì, 25 Settembre 2017 10:21
Redazione

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