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Martedì, 17 Luglio 2018

CAMPUS 40#180: AL VIA CICLO INCONTRI DI AGENZIA SOCIALE DUEMILAUNO In primo piano

Scritto da  Redazione Apr 05, 2018

Ciclo di incontri-dialoghi-formazione sui temi della contenzione, delle libertà, dei diritti e dell'integrazione aperto a tutti e rivolto a giovani lavoratori e studenti tra i 17 e i 30 anni. ore 17-19, sala Bazlen di Palazzo Gopcevich, via Rossini 4 Trieste Mercoledì 11 aprile presentazione di “NISI' parte prima” L'isola perduta n.32 della rivista semestrale Sconfinamenti che raccoglie le storie e le esperienze di liberta' e trasformazione di LEROS, forse il peggior manicomio del '900.

Introduce: Franco Rotelli Presidente della Commissione Sanità Regione FVG. Distribuzione gratuita. Nisì, nella lingua greca moderna, significa isola. E l'isola di questa narrazione è leros, nell'arcipelago del Dodecanneso, proprio difronte alle coste sud-occidentali della Turchia.

Come ogni isola, anche questa porta con sé tutto il fascino letterario del viaggio, della lunga navigazione, forse anche del naufragio. Ma oltre a queste prime suggestioni, il suo destino di luogo perduto e sinistro, di esilio e sofferenza, irrompe con violenza sulla scena della sua storia, nel ricordo dei suoi martiri: marinai, soldati, libertari, prigionieri, esiliati, matti. Una catena di drammi che sembra non avere fine, trascorsa durante un secolo, in mezzo al meraviglioso mar Egeo che, come in una beffarda contraddizione, da sempre richiama vacanzieri da tutto il mondo. Leros è stata, dai primi del 900 ad oggi, una base militare, il teatro di tremende battaglie, un campo di internamento, un gulag di rieducazione politica, luogo di deportazione e forse il più terribile manicomio del novecento.

Molte le migliaia di persone e le loro storie che sono sbarcate contro la loro volontà su questa isola, di ogni età, sesso, provenienza, la maggioranza di queste senza farvi più ritorno; alcune con una divisa addosso, altre coi pantaloni corti, molte altre senza nemmeno un nome né una camicia. Ma è anche una narrazione che ha un epilogo positivo, che forse ha e ha avuto un senso, grazie all'impegno, la tenacia, il lavoro strenuo e avventuroso di persone che non sopportavano il peso di questo destino e soprattutto il suo oblio; senza dubbio un senso ha oggi raccontarla, soprattutto attraverso le voci dei suoi diretti protagonisti. Il nostro racconto è stato diviso in due parti: L'isola perduta e L'isola ritrovata: questa è la prima. In collaborazione col Dipartimento di Salute Mentale dell'ASUITS Con il contributo del Comune di Trieste

L'ultima modifica Giovedì, 05 Aprile 2018 15:21
Redazione

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