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Lunedì, 11 Dicembre 2017

MATERNITA', OCCUPAZIONE, VIOLENZE: NON E' UN PAESE PER DONNE?

Scritto da  Giuseppe Manzo Ott 08, 2012

I dati Istat sono sempre più implacabili per le donne italiane: 800mila mamme licenziate dal 2008, solo 2 su 10 trova lavoro al Sud e ogni due giorni si commettono violenze nei loro confronti. Siamo di fronte a una situazione insostenibile che spacca in due il Paese e perpetra una pericolosa segregazione di genere.

I dati: il Sud

L’occupazione femminile al Sud, secondo gli ultimi dati dell’Istat, ha raggiunto i minimi storici dal 2004 e nel secondo trimestre del 2012 il tasso d'occupazione tra le under 30 è appena al 16,9%. Nel dettaglio poi, nella fascia di età 15-29 anni è molto elevata la quota di studenti, soprattutto tra i più giovani; guardando alle 18-29enni meridionali, il tasso di occupazione presenta un lieve miglioramento, al 20,7%. E questi numero evidenziano fortemente il divario con il Nord, dove la quota di giovani occupate tra i 18 e i 29 anni sale al 45,7%, e con la media nazionale (pari al 34,0%).


I dati Istat sono sempre più implacabili per le donne italiane: 800mila mamme licenziate dal 2008, solo 2 su 10 trova lavoro al Sud e ogni due giorni si commettono violenze nei loro confronti. Siamo di fronte a una situazione insostenibile che spacca in due il Paese e perpreta una pericolosa segregazione di genere.

I dati: il Sud

L’occupazione femminile al Sud, secondo gli ultimi dati dell’Istat, ha raggiunto i minimi storici dal 2004 e nel secondo trimestre del 2012 il tasso d'occupazione tra le under 30 è appena al 16,9%. Nel dettaglio poi, nella fascia di età 15-29 anni è molto elevata la quota di studenti, soprattutto tra i più giovani; guardando alle 18-29enni meridionali, il tasso di occupazione presenta un lieve miglioramento, al 20,7%. E questi numero evidenziano fortemente il divario con il Nord, dove la quota di giovani occupate tra i 18 e i 29 anni sale al 45,7%, e con la media nazionale (pari al 34,0%).

Maternità e lavoro

Secondo il rapporto “Mamme nella crisi” di Save the children nel 2010 solo il 50,6% delle donne senza figli era occupata (contro la media europea del 62,1%). Dato che scende al 45,5% con l’arrivo del primo figlio, al 35,9% con il secondo e a 31,3% nel caso di 3 o più figli. Tra il 2008 e il 2009 sono state 800 mila le mamme licenziate o spinte alle dimissioni. L’8,7% del totale delle interruzioni di lavoro nel 2009 è avvenuta per costrizione (era il 2% nel 2003). Sono queste condizioni precarie alla base della maggiore incidenza della povertà sui bambini e sugli adolescenti registrata in Italia. Il confronto internazionale dimostra, infatti, che lo spread relativo al rischio di povertà tra minori e adulti è pari all’8,2% (il 22,6% dei minori a rischio povertà contro il 14,4% degli over18). Fare figli diventa davvero un’impresa quando l’autonomia stenta ad arrivare: il 35,6% delle donne nel 2010 e il 36,4% nel 2011 erano inattive e appartenenti alla fascia 25-34 anni. Dei 3 milioni e 855mila donne fra i 18 e i 29 anni, il 71,4% vive con i genitori. E se il lavoro c’è, spesso manca di qualità: nel 2010 è diminuita l’occupazione qualificata, tecnica e operaia, in favore di quella a bassa specializzazione (collaboratrici domestiche, addette ai call center). Quanto al part time in aumento, le ragioni sono dovute quasi esclusivamente all’incremento del part-time involontario, accettato cioè in assenza di occasioni di lavoro a tempo pieno (nel 2010 il 45,9% sul totale dei part time, contro la media Ue27 del 23,8%). Essere donna, lavoratrice e straniera rende poi tutto più difficile: il primo figlio comporta un aumento dell’indice di deprivazione materiale dal 32,1% al 37% contro il 13,3% e il 14,9% delle madri italiane. Vulnerabili sono anche le mamme sole, i cui figli sono i più esposti al rischio di povertà (28,5% contro il 22,8% della media dei minori in Italia). «Il conciliare per le donne il lavoro – ha dichiarato Paola Menetti, presidente nazionale Legacoopsociali - e il trovare prima di tutto e mantenere poi un lavoro nel momento in cui interviene una gravidanza o si hanno dei bambini è sempre stato da molto tempo il problema che ha dato luogo ad un livello di occupazione femminile in Italia estremamente ridotto. Su questa situazione già esistente in Italia, l’effetto della crisi è dirompente».

Le violenze

Ancora più disarmanti sono le cifre che rendono l’idea sul fenomeno della violenza. Una donna ogni due giorni subisce aggressioni, stupri e stalking in un triste quanto drammatico elenco di cronaca. Eppure, a differenza di quanto avviene per l’immigrazione, a questo fenomeno non viene dato l’epiteto di emergenza. Non è stato sufficiente nemmeno il monito di Clio Napolitano dalle pagine di Repubblica alcuni mesi fa.

Gli scenari

Eppure ci sono stati che invertono la tendenza. A partire dal no profit e dalla cooperazione sociale. I dati sull’occupazione in questo settore capovolgono i paradigmi di un Paese che sbarra la strada alle donne. Per fare solo due esempi: la coop sociale Di Vittorio di Firenze esprime 13 membri su 15 nel CdA mentre il gruppo dirigente allargato di coop sociale Itaca di Pordenone è composto per l’83%. Nel suo complesso la cooperazione sociale impiega il 75% di donne nei complessivi 350mila occupati. Si tratta di un modello che, probabilmente, dovrebbe meritare maggiore attenzione da parte di tutti.

 

Giuseppe Manzo

@peppemanzo

L'ultima modifica Mercoledì, 19 Luglio 2017 14:18
Giuseppe Manzo

Giuseppe Manzo

Giornalista, Direttore nelpaese.it

Sito web nelpaese.it

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