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Sabato, 16 Dicembre 2017

"COOPERAZIONE CUORE E GAMBE DEL CAMBIAMENTO, IL MIO WELFARE NON SARÀ PATERNALISTICO". INTERVISTA A NICHI VENDOLA

Scritto da  Giuseppe Manzo Nov 05, 2012

Con l’apertura delle iscrizioni al registro elettori, si avvicina l’appuntamento per le primarie del centrosinistra. Abbiamo chiesto ai tre principali candidati, Bersani, Renzi e Vendola, di rispondere ad alcune domande su welfare, politiche sociali e cooperazione. Nell’arena mediatica, a cui ormai si sono aggiunti il web e i social network a pieno titolo, c’è sempre poco spazio per le discussioni di merito sui temi del Paese e per le proposte. Il primo a rispondere è stato il governatore della Puglia: ecco cosa ha risposto.

 

Con l’apertura delle iscrizioni al registro elettori, si avvicina l’appuntamento per le primarie del centrosinistra. La campagna elettorale rappresenta un antipasto di quella ormai alle porte per le elezioni politiche. Abbiamo chiesto ai tre principali candidati, Bersani, Renzi e Vendola, di rispondere ad alcune domande su welfare, politiche sociali e cooperazione. Nell’arena mediatica, a cui ormai si sono aggiunti il web e i social network a pieno titolo, c’è sempre poco spazio per le discussioni di merito sui temi del Paese e per le proposte. Per queste ragioni abbiamo inviato la nostra richiesta a chi si propone di guidare il Paese. Il primo a rispondere è stato il governatore della Puglia e leader di Sel, Nichi Vendola. Siamo in attesa che anche il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, e il sindaco di Firenze, Matteo Renzi, rispondano ai nostri quesiti. Ecco cosa ha risposto Vendola al nostro giornale: dopo essere stato completamente assolto dall'accusa di abuso di ufficio (il fatto non sussiste), ora puo' tuffarsi nella corsa per la la leadership del centrosinistra. 

 

Cinquanta organizzazioni sindacali e sociali della Rete "Cresce il welfare, cresce l'Italia" sono scese in piazza contro il Ddl Stabilità (aumento Iva per le coop sociali, ad esempio) e per chiedere il rifinanziamento del Fondo sociale: perché il welfare non è un priorità nell'agenda politica?

Se per rispondere all’attacco speculativo si chiude a tenaglia la stretta sul welfare, se si prosegue con cinismo la politica della miseria, se non si mette in piedi un’idea di politica industriale e di crescita, noi continueremo a produrre tagli su tagli senza effetti virtuosi sul debito pubblico. Nel frattempo il Paese reale, i disoccupati come i lavoratori, sempre più esposti alla povertà anche estrema, sono i più colpiti dalle nuove tasse e dai tagli alla spesa sociale. Rischia così di saltare la coesione sociale, l’architrave del patto che tiene insieme gli italiani. Il welfare non è una priorità perché viene considerato un peso, un costo, quando invece produce ricchezza, perché è sostegno al Pil, alla crescita, all'inclusione sociale. Nel paese sta maturando una questione sociale dirompente, che non si può affrontare con la finta contrapposizione tra i nonni con 500 euro di pensione e i nipoti precari. Dobbiamo partire da una patrimoniale pesante, e da una significativa redistribuzione della ricchezza.

Molti esponenti del Terzo settore hanno parlato di un disegno del  governo tecnico: rimandare le politiche sociali al "capitalismo  filantropico". Sarà questo il futuro del welfare in Italia?

Siamo di fronte ad una crisi lunga, strutturale, direi di modello. Quelle che vengono apparecchiate come proposte tecniche sono in assoluta continuità con le politiche economico-sociali che hanno generato la crisi. La crisi economica impastata all'empietà, tipica delle economie liberiste, viene utilizzata come pretesto per cancellare le politiche del welfare! Lo stato non può abdicare le sue funzione essenziali come il welfare, la salute, l’istruzione. Se poi ci sarà un capitalismo filantropico sarà il benvenuto ma non potrà mai sostituirsi allo Stato o diventarne il surrogato.

Lei è governatore di una importante regione del Sud. In Puglia ha  ricevuto critiche rispetto alla gestione della sanità: cosa risponde e quali sono i principali interventi nel settore socio-sanitario?

Ho trovato una Regione con una rete ospedaliera pletorica, scarsamente attrezzata e senza alcun riferimento nell'ambito della medicina territoriale. Per intenderci, la Puglia al 2005 non aveva nemmeno una Pet Tac pubblica, oggi ne ha 5. Il sistema sanitario pugliese aveva bisogno, quindi, di un cambiamento radicale lungo tre assi: la tecnologia, la territorialità e la programmazione. A livello tecnologico siamo oggi fra le realtà più avanzate, grazie all'introduzione della telemedicina applicata alla cardiologia e alla diabetologia, che consente ai cittadini di essere costantemente monitorati senza ricorrere al setting ospedaliero. Non è un caso se la Puglia è una delle regioni con il più basso tasso di mortalità per patologie cardiache in Italia. Inoltre, abbiamo completamente rinnovato il parco delle grandi macchine diagnostiche nel giro di 4 anni. Rispetto al territorio, poi, abbiamo anticipato l'idea del Ministro Balduzzi e già dal 2008 in Puglia sono presenti aggregazioni dei medici di base. Ma lo sviluppo della medicina territoriale sta proseguendo spedito: stiamo destinando molte risorse, compreso un asse specifico dei fondi FESR, alla realizzazione o alla ristrutturazione di strutture territoriali che oggi offrono servizi ai cittadini. Fulcro di questa trasformazione è il progetto Nardino, basato sul Chronic Care Model, sulla presa in carico del paziente cronico, che viene seguito da un care manager.

E nel futuro cosa prevede per la sanità pugliese?

Per quanto riguarda la programmazione e la governance, invece, sarebbe sufficiente indicare due iniziative fondamentali, che guardano al futuro. Innanzitutto, la legge adottata per la selezione dei direttori generali delle ASL, cui il Ministro Balduzzi vorrebbe ispirarsi per una legge nazionale,  che consente finalmente di liberare la sanità dalla presenza ingombrante della politica, perché sottopone i candidati a corsi di formazione e di aggiornamento e ad una valutazione effettuata da una commissione esterna, composta anche da tecnici ministeriali. Inoltre, abbiamo varato un programma per la costruzione di 12 nuovi ospedali sul territorio. Pensiamo a grandi ospedali, tecnologicamente all’avanguardia che tratteranno l’alta complessità. Di questi, 5 ospedali sono già in cantiere.

La cooperazione sociale in Italia è un pezzo importante di  quell'economia civile che il governo sembra ignorare: 5 milioni di utenti  e 350mila lavoratori impiegati, tra cui tante donne e molti giovani under 35. Qual è la sua posizione sul rapporto pubblico-privato sociale?

La cooperazione è linfa, ossigeno, cuore e gambe per il cambiamento. Non può essere schermo di colpe e mancanze della politica. Credo che si debbano promuovere  sperimentazioni di forme mutualistiche (con un’assicurazione e meccanismi di previdenza sociale), provando a integrare meccanismi di cofinanziamento tra pubblico e privato, per cui da un lato si riconosca il valore della cooperazione e della solidarietà, dall’altro si inserisca il concetto di servizio alla collettività.

Vendola, lei è uno dei principali candidati alle primarie del  centrosinistra: quali sono le sue proposte in tema di welfare nel caso  dovesse guidare il Paese o essere parte di una futura maggioranza di  governo?

Il welfare è stato il più importante contributo dato dall’Europa per lo sviluppo dell’umanità. Vogliamo riformare il sistema previdenziale in modo da sanare la rottura generazionale prodotta da circa quindici anni di precariato selvaggio a danno delle giovani generazioni. Va modificata la manovra del governo Monti, che ha generato gravissimi danni sociali, a partire da quello degli esodati. L’aumento dell’età pensionabile per le donne a 67 anni non riconosce la differenza materiale della condizione delle donne. Inoltre, non si può ignorare la diversa vita lavorativa di un lavoratore o una lavoratrice. Il modello pensionistico va ripensato, altrimenti la precarietà di oggi sarà la certezza della miseria domani. Non solo per i giovani precari, che sono costretti dalla discontinuità del lavoro e dai bassi salari a una pensione sotto la soglia di povertà, ma anche per i lavoratori autonomi, spesso costretti a versare contributi esosi oggi per una pensione minima domani. Vanno abbattute le soglie temporali previste dalla gestione separata per il computo della totalizzazione dei contributi e prevedere la possibilità di ricongiungere i contributi versati nella gestione separata con quelli versati in altri fondi, sia da lavoratore dipendente che autonomo. La soluzione non è la previdenza complementare, ma una rete di protezione sociale e meccanismi di solidarietà alimentati dalla fiscalità generale per integrare le pensioni e portarle a un livello minimo di dignità.

E oltre alle questioni previdenziali, cosa propone concretamente?

Propongo  un nuovo sistema di welfare che non sia la pura riproposizione dell’impianto paternalistico, ma che promuova le persone e le loro opportunità, che riconosca l’autonomia di scelta professionale, intellettuale e artistica e che garantisca la continuità di reddito. Un modello di welfare universale, che sia motore di sviluppo ed estenda tutele e diritti acquisiti a coloro cui vengono negati. In particolare vogliamo che sia garantito il diritto universale alla maternità e alla paternità, non riducendo il ragionamento alla sola conciliazione. Intendiamo ristrutturare il sistema attualmente in vigore, semplificando gli strumenti (cassa integrazione, mobilità, disoccupazione) ed introducendo il reddito minimo garantito, nello spirito della risoluzione del Parlamento Europeo del 2010, condizionato alla partecipazione a politiche di riqualificazione professionale e inserimento/reinserimento dei lavoratori e all’interno di una integrazione finanziaria e funzionale tra Stato, Regioni e Province, coerente con l’attuale allocazione di competenze istituzionali. Un reddito minimo garantisce l’autonomia e la libertà di scelta, toglie dalla ricattabilità del lavoro nero. Uno degli elementi che più pesano sulla negazione dell’autonomia delle persone riguarda l’accesso a prestazioni fondamentali: servizi, mobilità, formazione, cultura, la possibilità di poter disporre di una casa.

 

Giuseppe Manzo

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L'ultima modifica Mercoledì, 19 Luglio 2017 14:51
Giuseppe Manzo

Giuseppe Manzo

Giornalista, Direttore nelpaese.it

Sito web nelpaese.it

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