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Martedì, 21 Novembre 2017

MAFIA CAPITALE, IL DIBATTITO: "REPUTAZIONE E COMUNITÀ"

Scritto da  Giuseppe Manzo Dic 09, 2014

Dopo la presidente Paola Menetti, il responsabile Legacoopsociali Friuli Gigi Bettoli e la lettera aperta dei lavoratori della 29 Giugno, ecco l'intervento di Andrea Bernardoni

I fatti dell'inchiesta "Mafia Capitale" ed il coinvolgimento diretto della cooperativa sociale 29 Giugno rappresentano per tutti i cooperatori sociali una profonda ferita. Non solo per i reati contestati ma anche per il contesto in cui questi reati sono commessi. Un contesto da Romanzo Criminale, in cui i valori e la storia della cooperazione sociale sono frantumati dai comportamenti di singole persone che hanno oltraggiato la dignità dei cittadini più deboli e dei soci lavoratori delle cooperative stesse.
Questi fatti danneggiano il principale asset di cui sono dotate le cooperative sociali: la reputazione! Questo perché mentre ci aspettiamo (o almeno siamo pronti ad osservare) comportamenti opportunistici da parte di un'impresa capitalistica non ci aspettiamo tali comportamenti da una cooperativa sociale.

Questa vicenda avrà conseguenze profonde e durature ed influenzerà il futuro della cooperazione sociale ed il ruolo delle cooperative nelle politiche di welfare.

Ritengo che in questi giorni si stia aprendo una nuova fase per l'imprenditorialità sociale nel nostro paese. Il punto è ridefinire, a distanza di 40 anni dalla nascita delle prime cooperative sociali, quale è oggi l'essenza della cooperazione sociale ed il ruolo che questa forma di impresa sociale potrà avere nella società.
Credo che questa nuova fase debba fondarsi su poche, chiare, indicazioni necessarie per "ricalcolare la rotta" che sintetizzo con tre parole: valori, soci, comunità.
In primo luogo i valori. La democrazia, l'eguaglianza, l'equità, la solidarietà e la giustizia sociale costituiscono il cuore delle cooperazione sociale. Le cooperative sociali, in Italia, hanno saputo dare una veste imprenditoriale all'impegno civile di centinaia di migliaia di cittadini, sono imprese in cui attraverso l'attività economica si perseguono finalità sociali. Per le cooperative sociali la giustizia sociali e la solidarietà rappresentano il fine dell'azione economica e l'attività imprenditoriale costituisce il mezzo per raggiungere tali finalità. Per questa ragione, senza falsa retorica, chi opera in contrasto con i valori della cooperazione, prima ancora che in contrasto con la legge, deve essere sanzionato.

In secondo luogo i soci. La cooperativa è un'impresa formata da persone, i soci delle cooperative sono saldamente legati ai territori in cui le cooperative operano e rappresentano una garanzia per gli interlocutori della cooperativa, riducendo il rischio di comportamenti opportunistici che possono essere messi in atto dal management o dagli amministratori dell'impresa. I soci devono essere messi nelle condizioni di esercitare pienamente il ruolo di proprietari ed amministratori dell'impresa, per questa ragione la formazione dei soci e degli amministratori deve rappresentare una priorità per la cooperazione sociale del futuro. Una base sociale adeguatamente formata ed informata rappresenta la principale garanzia per lo sviluppo equilibrato e sostenibile della cooperativa.

Infine la comunità. Le cooperative sociali sono imprese naturalmente radicate nei territori in cui sono nate e si sono sviluppate, sono imprese legate alla comunità. In questa fase le cooperative sociali devono aprirsi sempre più alla comunità ed integrare nei diversi livelli operativi e di governance i cittadini e gli utenti dei servizi, in forma singola o associata, raggiungendo in questo modo un duplice obiettivo: Orientare maggiormente le scelte della cooperativa verso i bisogni della comunità ed, in coerenza con l'Art. 1 della legge 381, cogliere nuove opportunità di sviluppo imprenditoriale; Innalzare il livello di trasparenza dell'organizzazione contribuendo a superare i limiti strutturali dei controlli esterni, come la revisione cooperativa. Questi controlli infatti, pur essendo fondamentali, non sempre riescono ad essere efficaci (basti pensare a quanto è accaduto nel mondo della finanza) e non è solamente a questo tipo di controlli che la cooperazione sociale deve affidarsi per garantire le comunità in cui operano ed insieme alle quali si sviluppano.

Un punto di partenza per questo percorso sono le migliaia di pratiche di innovazione, legalità, solidarietà e partecipazione realizzate dalle cooperative sociali su tutto il territorio nazionale, come la bella esperienza delle cooperative sociali Ariel di Foligno ed Il Cerchio di Spoleto che in questi giorni stanno distribuendo a centinaia di famiglie umbre le arance vendute dall'associazione SOS Rosarno raccolte garantendo diritti ai lavoratori stranieri.

Andrea Bernardoni – Responsabile cooperazione sociale Arcs Umbria, Responsabile Area Ricerca e membro presidenza Legacoopsociali nazionale

Invia il tuo intervento a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

@nelpaeseit

Giuseppe Manzo

Giuseppe Manzo

Giornalista, Direttore nelpaese.it

Sito web nelpaese.it

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