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Sabato, 16 Dicembre 2017

IL CASO: "ASSISTENZA INADEGUATA AI DISABILI È DISCRIMINAZIONE"

Scritto da  Giuseppe Manzo Gen 21, 2015

Una sentenza che farà discutere e rappresenta un nuovo caso sull'assistenza alle persone con disabilità. A riportarlo è l'agenzia stampa Redattore Sociale: il Comune di Ascoli Piceno è stato condannato dal tribunale a risarcire 20 mila euro una donna gravemente disabile con una sentenza, unica nel suo genere, che potrebbe aprire la strada a molti altri ricorsi. E' infatti la prima volta che un tribunale riconosce la discriminazione nella mancata erogazione di servizi sociali adeguati.

Protagonista della vicenda è Letizia Varani alla quale per otto anni (dal 2002 al 2010) non è stata riconosciuta una prestazione di assistenza domiciliare indiretta. Il comune ha negato la prestazione per il motivo che l'avrebbe garantita un familiare, il marito della donna, tra l'altro costretto a lasciare il lavoro proprio per assisterla. In realtà esistono norme in base alle quali i familiari possono invece essere assunti come dipendenti nel caso vi siano in famiglia disabili gravi. Un altro ostacolo da superare è stata l'assenza di risorse economiche, il "non ci sono i soldi" dietro cui il comune si è trincerato.

"Quello che ha permesso questo risultato, cioè il riconoscimento della discriminazione ed il risarcimento, è stato il concetto di 'accomodamento ragionevole' ribadito dalla Convenzione Onu sui diritti delle persone disabili - spiega l'avvocato Maria Antonietta Cataldi, che ha seguito il caso - Magari è vero che le risorse scarseggiano, ma gli enti pubblici sono obbligati, in situazioni di disagio come queste, a trovare un 'accomodamento ragionevole' per non generare esclusione sociale". Per la Cataldi questa sentenza può aprire una breccia importante. Per il momento infatti c'erano state sentenze che riguardavano le discriminazioni solo nel campo dell'istruzione e del sostegno scolastico, della mobilità e delle barriere architettoniche ma mai nel settore dell'assistenza garantita dai servizi sociali.

"In questo caso ci troviamo di fronte a un precedente importante che può essere utilizzato da altre persone che si ritengono non adeguatamente supportate dai servizi - ribadisce il legale della Ledha Gaetano De Luca che ha supportato la Cataldi in qualità di esperto di diritto antidiscriminatorio - La discriminazione viene dalla constatazione che una persona non supportata adeguatamente finisce per ritrovarsi in una situazione di esclusione sociale ed emarginazione, una 'discriminazione' vietata sia dalla Convenzione Onu che dalla normativa nazionale. L''accomodamento ragionevole' è stata la chiave giuridica di questa sentenza. La mancata predisposizione dell''accomodamento ragionevole' costituisce una discriminazione".

Il ruolo professionale del marito della Varani è stato riconosciuto dalla Regione Marche, che nel 2010 ha inserito la famiglia in un progetto di Vita Indipendente sostenuto dal comune di Ascoli Piceno per il 25%. Nella "vita indipendente" i fondi vengono dati direttamente alla persona disabile che organizza autonomamente la propria assistenza. Il progetto regionale coinvolge attualmente 76 persone e terminerà ad aprile 2015 ma dovrebbe essere rinnovato perché, dice Angelo Larocca del Comitato Vita indipendente marchigiano, "sarebbe davvero drammatico interrompere il percorso di autonomia che abbiamo intrapreso in questi anni". Attualmente il comitato sta lavorando ad una proposta di legge regionale per rendere il progetto più stabile senza scadenze così frequenti.

Nel 2014 anche il ministero del Welfare ha puntato sulla Vita indipendente finanziando un progetto sperimentale che ha riguardato 40 ambiti territoriali in Italia. Nelle Marche è stato coinvolto il solo ambito di Ascoli Piceno. Grazie ai fondi ministeriali è stato possibile aumentare le ore di assistenza di ciascun progetto di 17 ore. Nel 2015 i fondi sono stati aumentati e nelle Marche verranno coinvolti 4 ambiti: Fermo, San Benedetto, Civitanova e Fano. Ogni ambito avrà a disposizione 100.000 euro: l'80% stanziati da ministero, il 20% dalla regione

Politiche sociali, fondi pari a oltre 900 milioni di euro per il 2015. Si registra una crescita di poco più di cento milioni rispetto all'anno precedente e di oltre duecento milioni rispetto al 2013. Tuttavia, pur confermando il costante aumento dopo il minimo storico raggiunto nel corso del 2012 con appena 115 milioni, l'ammontare complessivo rimane di gran lunga inferiore rispetto a quello stanziato nel biennio 2008 e 2009, di fatto eguagliando invece quello che fu registrato nel 2010.
I dati sono contenuti in un dossier elaborato dal settore "Salute e politiche sociali" della Segreteria della Conferenza delle Regioni, che ha effettuato una "ricognizione" sulla situazione delle risorse per le politiche sociali dopo la Legge di stabilità 2015.

Redazione

@nelpaeseit

Giuseppe Manzo

Giuseppe Manzo

Giornalista, Direttore nelpaese.it

Sito web nelpaese.it

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