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Venerdì, 24 Novembre 2017

TERZO SETTORE, SULLA RIFORMA SCONTRO TRA 5 STELLE E LUIGI BOBBA

Scritto da  Giuseppe Manzo Apr 03, 2015

"Non accettiamo che si menta sapendo di mentire: per come è concepito, lo scheletro di questa legge delega non riforma il Terzo Settore, ma lo stravolge trasformando, attraverso l'impresa sociale, il no profit in profit". Si scaldano i toni in aula alla Camera dove due giorni fa è iniziata la discussione generale sulla ddl delega sul terzo settore. Ad esprimersi così sono i deputati del Movimento Cinque Stelle, apertamente critici verso alcuni aspetti del provvedimento ma anche infastiditi dal modo in cui la loro posizione viene presentata dai parlamentari della maggioranza e dai rappresentanti del governo.

"Questa legge – affermano i Cinque Stelle - finanziarizza i bisogni e delega sempre più all'esterno le competenze dello Stato, assegnando con fondi pubblici uno sconfinato campo di attività sociali e culturali a soggetti privati. Soggetti nei cui confronti rischiano di mancare adeguati strumenti di controllo e verifica e che, se la legge delega non verrà modificata, potrebbero entrare nel mercato in un regime di concorrenza sleale. Queste cose, oltre a dirle noi, le affermano la Corte dei Conti e l'Autorità per la concorrenza. Riteniamo non servano ulteriori prove della fondatezza della nostra contrarietà ad alcuni aspetti cardine del provvedimento". Questa la posizione del M5S sul provvedimento, "non – attaccano - quella millantata da professionisti della truffa semantica come il sottosegretario Bobba, che per settimane ha cercato di affibbiarci l'immagine degli insensati e ingenui che volevano solo dire 'no' al provvedimento". Un rimprovero che è suonato chiaro in Aula più volte, come quando la deputata Giordano si è rivolta a Bobba (che aveva appena espresso alcune considerazioni sui contenuti espressi dal M5S), in questi termini: "Sottosegretario, io veramente la ascolto sempre estasiata, perché ha una capacità di capire altro rispetto a quello che noi diciamo veramente unica, e lo apprezzo per questo, sul serio".

In effetti, durante la discussione degli emendamenti, il dibattito si è animato sulla richiesta del M5S di eliminare dai criteri generali della legge delega il compito di "elevare la tutela dei diritti sociali e civili", con il ragionamento che, secondo il M5S, ciò "semplicemente non dovrebbe spettare al terzo settore, che deve avere semmai il compito di contribuire a questa elevazione dei diritti affiancando lo Stato". "Io capisco – aveva spiegato in Aula la deputata Silvia Giordano - che siamo in un momento di crisi generale e spesso il terzo settore è l'unico che realmente riesce ad arrivare a determinate fasce dei cittadini e della popolazione, maquesto non deve creare un alibi allo Stato per delegare ad enti definiti privati, ad un terzo settore al quale si va a dare come obiettivo quello di promuovere l'iniziativa economica privata. Onestamente, non ci sentiamo di continuare in questa direzione, ma vorremmo che il terzo settore sia unicamente un contributo allo Stato, che è un lavoro comunque fondamentale e importantissimo, ed è quello che è stato fatto fino adesso dal terzo settore. Ma abbiamo paura che in questa delega, in questa riforma, si stia dando troppa delega, in determinati ambiti, alle associazioni, e comunque al terzo settore in generale". "Noi – aveva ancora spiegato - siamo certi e così sicuri che il terzo settore ha aiutato talmente tante volte uno Stato soccombente, che vorremmo che continuasse a fare questo senza prendersi l'onere di sostituirsi allo Stato, cosa che questa riforma sta cercando di fare".

Dal canto suo, Bobba ha ribadito la necessità di avere chiara "la distinzione fra no profit e not for profit, cioè fra attività che non producono alcun utile e alcun lucro e attività che producono un utile, ma che viene destinato a una finalità sociale". E sulla stessa linea d'onda si sono di fatto schierati anche Forza Italia e i centristi di Area Popolare, che con Palmieri e Buttiglione hanno messo in evidenza il senso del principio di sussidiarietà e il fatto che lo Stato non è chiamato a gestire direttamente gli interventi che hanno un'utilità sociale. "Noi – ha poi spiegato ulteriormente Edoardo Patriarca (Pd) - non stiamo affatto pensando o immaginando una destrutturazione dei compiti che sono assegnati allo Stato e alle pubbliche amministrazioni. Non stiamo per nulla pensando a una sorta di privatizzazione silenziosa, in cui lo Stato arretra rispetto ai suoi compiti. Per nulla, non è questo il disegno che abbiamo dentro e che è scritto in questa legge delega. Abbiamo semplicemente evocato e sostenuto il principio di sussidiarietà, così come viene in qualche modo citato dalla Carta costituzionale, che semplicemente è un richiamo alla responsabilità di tutti i soggetti che partecipano alla costruzione del bene comune, dentro il quale ciascuno svolge il proprio compito. Il terzo settore svolgerà il proprio compito e lo Stato e le pubbliche amministrazioni avranno il compito e il dovere, ancora più di prima, di tutelare i diritti, la qualità dei diritti e l'accesso ai diritti. Quindi, non stiamo pensando ad un arretramento, né a un più né a un meno, ma semmai a un più più: un buon terzo settore che fornisca servizi degni e di qualità ed uno Stato, una Repubblica, una pubblica amministrazione, che controllerà, ancor più di prima".

Redazione (Fonte: Redattore Sociale)

@nelpaeseit

Giuseppe Manzo

Giuseppe Manzo

Giornalista, Direttore nelpaese.it

Sito web nelpaese.it

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