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Venerdì, 24 Novembre 2017

NO BUONA SCUOLA: DOCENTI E STUDENTI INVADONO LE PIAZZA ITALIANE

Scritto da  Giuseppe Manzo Mag 05, 2015

"Sono solo tre fischi". Così una folla compatta di insegnanti precari, in corteo verso Piazza del Popolo a Roma contro il disegno di legge "La Buona scuola", ha ironizzato sulle recenti dichiarazioni del premier Renzi su chi contestava la riforma.
Oggi, però, di fischi se ne sono sentiti molti di più e provenienti da tutta Italia. Lo sciopero della scuola indetto da tutte le principali sigle sindacali, per la prima volta insieme dopo circa sette anni, ha portato in sette piazze italiane decine di migliaia di persone tra insegnanti, personale Ata e studenti. Ad unire Milano e Palermo, Roma e Aosta, Catania, Bari e Cagliari, la volontà di difendere la scuola pubblica e la qualità dell'istruzione dai tentativi di riforma del governo.

Circa 30mila persone hanno manifestato a Milano e 15mila a Bari mentre, secondo le stime degli organizzatori, oltre 100mila scioperanti hanno inondato le strade di Roma. Qui il corteo è partito da Piazza Repubblica e, passando per Via Berberini e Viale Trinità dei Monti, è giunto a Piazza del Popolo verso le 12. Rabbia e frustrazione si sono respirate a pieni polmoni. "La buona scuola siamo noi" è lo slogan ricorrente. Renzi e il Ministro Giannini, al contrario, sono "il cattivo esempio" e devono "riprendere la cartella".
Uno dei punti della riforma più contestati è quello che attribuisce nuovi poteri ai dirigenti scolastici, tra cui la libertà di scegliere gli insegnanti direttamente dagli albi territoriali, scavalcando pertanto il ruolo del consiglio d'istituto.

Per Ines Millesimi, insegnante del liceo artistico di Rieti, lo strapotere che la riforma vuole attribuire ai dirigenti scolastici va a colpire profondamente la dimensione pubblica della scuola che, al contrario, dovrebbe rimanere sovrana. "L'istruzione finisce calpestata da questo ddl, che deve essere ritirato per garantire la qualità dell'insegnamento".
Lo stesso diritto all'uguaglianza, secondo i manifestanti, sarebbe a rischio. L'ipotesi che i privati possano fare donazioni alle scuole tramite il 5x1000 crea i presupposti per la differenziazione tra scuole di prima e di seconda classe.
Sotto attacco è anche il "piano assunzioni". "Lo chiamerei piuttosto piano esclusioni", dice Caterina Caravaggi, insegnante precaria; "Renzi vuole eliminare il precariato eliminando i precari, cioè mandandoli a casa".

Al corteo non mancano nemmeno gli studenti, che si oppongono a una scuola che rischia di diventare un'azienda in mano ai privati, e collettivi di diversi orientamenti politici. Al centro la questione dell'edilizia scolastica: "Renzi aveva promesso due miliardi di finanziamenti, che alla fine si sono ridotti a solo 40 milioni".

E arriva anche la risposta del presidente del Consiglio Matteo Renzi: "L'obiettivo è dire che siamo a un bivio: da un lato quelli che protestano soltanto, lamentano, fanno l'elenco delle difficoltà. In alcuni casi hanno ragione, non possiamo dire che va tutto bene e raccontare barzellette. Ma loro sono destinati a crogiolarsi nelle loro proteste" mentre dall'altro lato c'è chi "fa le cose". Oggi abbiamo il coraggio di rimettere in moto le energie migliori partendo dalla scuola. Ci sono tante persone che protestano: qualcuno dice che protestano sempre ma noi ascoltiamo le protesta, è giusto affrontarla ed entrare nel merito", aggiunge Renzi. "Abbiamo intrapreso il percorso di grandi Riforme e andremo avanti con testa dura", dice il presidente del Consiglio. "Abbiamo tenuto la promessa della legge elettorale varata ieri e andiamo avanti su questa strada".

Giovanna Carnevale

@nelpaeseit

Giuseppe Manzo

Giuseppe Manzo

Giornalista, Direttore nelpaese.it

Sito web nelpaese.it

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