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Sabato, 25 Novembre 2017

QUANTO VALE LA VITA DI UNA PERSONA IN ITALIA?

Scritto da  Giuseppe Manzo Mag 18, 2015

Le riforme lampo, la velocità a tutti costi, il cambiamento che deve arrivare dopo anni di medioevo. Mentre procede la narrazione di questo Paese in cui bisogna cambiare e correre, c'è un'Italia che mostra una grande sofferenza, spesso tragica. Le cronache degli ultimi giorni ci portano di fronte a casi su cui occorrerebbe fermarsi, riflettere e capire quale distanza si è aperta tra i centri decisionali e le comunità, quali distanze ancora si stanno aprendo dentro queste ultime.

A Napoli ha lasciato sbigottiti la strage di Giulio Murolo, infermiere incensurato dell'ospedale Cardarelli, che ha deciso di risolvere dissapori familiari facendo una strage. Come Michael Douglas in Un giorno di ordinaria follia, ha potuto colpire a morte 4 persone e ferirne due grazie all'arsenale da guerra custodito in casa: fucili, kalashnikov e una Santa Barbara di piombo (nella foto sopra). Armi in casa come soprammobili, armi che qualcuno vuole dotare gli italiani per difendersi dai ladri, dai rom, dallo straniero. È il distillato di paura e isolamento di cui si sta permeando la pancia di un Paese sempre più fragile.

Le persone viste come un pericolo costante oltre il proprio uscio di casa, peggio se vengono da fuori. Come quelle vite migranti che non valgono nemmeno una sepoltura come gli 800 morti del 19 aprile. Camillo Ripamonti del Centro Astalli ha così commentato la vicenda del mancato recupero dei corpi: "Quei corpi non servono alle indagini. Le 800 vittime, mai si saprà con certezza il numero esatto, resteranno in mare: non è possibile affrontare costi dell'operazione di recupero. Per l'ennesima volta principi basilari di civiltà e umanità sembrano passare in secondo piano davanti a presunte motivazioni economiche. Non c'è fine all'orrore".

Chi governa corre e chiede di far presto, avere mano libera. Lungo i binari di questo treno ad alta velocità si perdono vite. Vite fragili che si possono spezzare per la mancanza di lavoro come a Pomigliano, vite normali come in quelle famiglie dove si annida la mano omicida di un uomo come a Tivoli o a Brescia, vite di strada come la prostituta uccisa in una rapina da due giovani. Il treno del cambiamento corre veloce ma non si ferma in nessuna stazione, non tenta di capire quale cesura è avvenuta nel Paese provando a rispondere a una sola domanda: quanto vale la vita di una persona in Italia?

Giuseppe Manzo

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@nelpaeseit

L'ultima modifica Lunedì, 24 Luglio 2017 15:43
Giuseppe Manzo

Giuseppe Manzo

Giornalista, Direttore nelpaese.it

Sito web nelpaese.it

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