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Lunedì, 18 Giugno 2018

DIECI PUNTI PER FERMARE LE STRAGI NEL MEDITERRANEO

Scritto da  Giuseppe Manzo Giu 19, 2015

Il 20 giugno è la giornata di mobilitazione internazionale per chiedere all'Europa la fine delle stragi nel Mediterraneo e l'abbandono delle politiche securitarie come risposta al problema dell'immigrazione. A Roma, una manifestazione avrà inizio alle ore 15 in piazza del Colosseo. Centinaia di associazioni sindacali e del sociale hanno aderito all'appello "Fermiamo la strage subito", tra cui Cgil, Cisl, Casa dei diritti sociali, Emergency, Greenpeace Italia, Legacoopsociali, Legambiente, Sbilanciamoci, Libera.

Nell'appello sono elencate dieci priorità per uscire dall'emergenza e costruire un'Europa solidale:

"1. La Ue attivi subito un programma di ricerca e salvataggio in tutta l'area del Mediterraneo.

2. Si ritiri immediatamente ogni ipotesi di intervento armato contro i barconi che, oltre a non avere alcuna legittimità, come ribadito dal Segretario dell'Onu Ban Ki-Moon, rischia di produrre solo altri morti e alimentare ulteriori conflitti. Si rinunci all'ennesimo strumento di una più ampia strategia di esternalizzazione delle frontiere europee.

3. Si aprano subito canali umanitari e vie d'accesso legali al territorio europeo, unico modo realistico per evitare i viaggi della morte e combattere gli scafisti. Si attivi contestualmente la Direttiva 55/2001, garantendo così uno strumento europeo di protezione che consenta la gestione dei flussi straordinari e la circolazione dei profughi nell'UE.

4. Si sospenda il regolamento Dublino e si consenta ai profughi di scegliere il Paese dove andare sostenendo economicamente, con un fondo europeo ad hoc, l'accoglienza in quei Paesi sulla base della distribuzione dei profughi. Ciò nella prospettiva di arrivare presto ad un sistema europeo unico d'asilo e accoglienza condiviso da tutti i Paesi membri.

5. In attesa di un sistema unico europeo, si metta in campo, in tutti i Paesi membri, un sistema stabile d'accoglienza, unitario e diffuso, per piccoli gruppi, chiudendo definitivamente la stagione dell'emergenza permanente e dei grandi centri, che ha prodotto e produce corruzione e malaffare. Un sistema pubblico che metta al centro la dignità delle persone, con il coinvolgimento dei territori, dei comuni, con soggetti competenti, procedure trasparenti e controlli indipendenti.

6. Si intervenga nelle tante aree di crisi per trovare soluzioni di pace, senza alimentare ulteriori guerre, o sostenere nuovi e vecchi dittatori, promuovendo concretamente i processi di composizione dei conflitti e le transizioni democratiche, la difesa civile e non armata, le azioni nonviolente, i corpi civili di pace, il dialogo tra le diverse comunità.

7. Si sospendano accordi, come i processi di Rabat e di Khartoum, con governi che non rispettano i diritti umani e le libertà, bloccando subito le forniture di armamenti.

8. Si programmino interventi di Cooperazione per lo sviluppo locale sostenibile nelle zone più povere, dove lo spopolamento e la migrazione sono endemici e non si consenta alle multinazionali di usare per interessi privati i programmi europei di aiuto allo sviluppo.

9. Si sostenga un grande piano di investimenti pubblici per l'economia di pace, per il lavoro dignitoso e per la riconversione ecologica.

10. Si sostenga la rinegoziazione dei debiti pubblici ed annullamento dei debiti pubblici non esigibili o prodotti da accordi e gestioni clientelari o di corruzione."

 

Redazione

@nelpaeseit

Giuseppe Manzo

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