Login to your account

Username *
Password *
Remember Me
Sabato, 25 Novembre 2017

REATO DI TORTURA: IN ITALIA RESTA IL VUOTO NORMATIVO

Scritto da  Giuseppe Manzo Giu 24, 2015

Il 26 giugno sarà la Giornata mondiale in memoria delle vittime della tortura. Ancora oggi, a distanza di quasi trent'anni dalla ratifica da parte dell'Italia della Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura del 1984, il nostro ordinamento giuridico non prevede il reato.

Diventa sempre più urgente, anche in vista dell'arrivo nel nostro Paese del sotto-comitato Onu contro la tortura, che l'Italia si adegui agli standard internazionali e porti a compimento il processo di adozione di una legge contro questo delitto.

Lo scorso 9 aprile, a ridosso della condanna della Corte europea di giustizia all'Italia per le violenze commesse durante il G8 di Genova del 2001, la Camera dei Deputati ha approvato un disegno di legge per introdurre il reato di tortura. In base al testo votato, la tortura viene introdotta come reato comune, con alcune aggravanti se il fatto è compiuto da un pubblico ufficiale "in violazione dei doveri inerenti alla funzione o al servizio", ma solo se le sofferenze inflitte sono "ulteriori" rispetto all' "esecuzione delle legittime misure privative o limitative dei diritti".

Lo stesso Luigi Manconi, il senatore che ha presentato il testo al Senato nel 2013, ha espresso in passato non piena soddisfazione per le modifiche apportate durante la discussione: "meglio una legge mediocre che niente", aveva detto.

A produrre il rischio che la normativa risulti inefficace è soprattutto la previsione che il reato scatti solamente nel caso la vittima sia affidata alla vigilanza del presunto colpevole. Con la conseguenza che non rientrerebbero nella definizione di tortura tutti gli altri casi di violenza come quello accaduto nella scuola Diaz, nel luglio 2001.
A difendere il testo, invece, è intervenuto in questi giorni il ministro dell'Interno Alfano, che ha ribadito come sia essenziale per l'Italia avere un reato contro la tortura, ma che questo "non deve essere concepito come un reato contro le forze di polizia". Il caso Diaz, ha continuato, "è un capitolo chiuso".

Il disegno di legge deve ora tornare al Senato, dove probabilmente si voterà entro l'estate. Non mancano, però, preoccupazioni circa l'effettiva approvazione: secondo Amnesty International Italia e Antigone (la Onlus per i diritti e le garanzie nel sistema penale), infatti, vi è il rischio che "ulteriori modifiche al terzo passaggio parlamentare possano innescare un processo potenzialmente infinito di passaggi tra i due rami del Parlamento, che discutono la questione da ben cinque legislature".

 

Giovanna Carnevale

@nelpaeseit

Giuseppe Manzo

Giuseppe Manzo

Giornalista, Direttore nelpaese.it

Sito web nelpaese.it

Lascia un commento

Assicurarsi di inserire tutte le informazioni necessarie, indicate da un asterisco (*). Il codice HTML non è consentito.

  1. Popolari
  2. Tendenza
  3. Commenti

Articoli Correlati

Calendario

« Novembre 2017 »
Lun Mar Mer Gio Ven Sab Dom
    1 2 3 4 5
6 7 8 9 10 11 12
13 14 15 16 17 18 19
20 21 22 23 24 25 26
27 28 29 30