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Lunedì, 11 Dicembre 2017

CRISI, RADDOPPIATI I POVERI: SONO 4MILIONI. IL GOVERNO: "REIS NON È LA SOLUZIONE"

Scritto da  Giuseppe Manzo Set 15, 2015

Più di quattro milioni di persone in povertà assoluta, oltre il doppio rispetto ai valori pre-crisi, ma il governo Renzi decide di non inserire il Reddito di inclusione sociale (che permette a tutti gli indigenti di raggiungere la soglia di povertà) nella prossima legge di stabilità.

Il rapporto Caritas 2015 "Dopo la crisi, costruire il welfare", presentato oggi presso la sede dell'organismo pastorale della Cei, parla di un numero di poveri in Italia che è più che raddoppiato negli ultimi sette anni, passando da 1,8 milioni nel 2007 a 4,1 milioni nel 2014, ovvero il 6,8% della popolazione.

Proprio nel periodo di maggiore impatto della crisi economica sulle condizioni di vita degli italiani, cioè dal 2008 al 2012, i fondi nazionali per le politiche sociali sono stati drasticamente ridotti. Nel 2012, le spese dei Comuni per i servizi e gli interventi sulla povertà ammontavano a quindici euro a persona, ma con una notevole disparità territoriale, in particolare tra il Centro Italia (ventidue euro a persona) e il Sud (solo sei euro a persona).

Eppure nella prossima manovra del governo che stabilisce le entrate e le spese dello Stato italiano non è prevista alcuna misura organica e universale di contrasto alla povertà assoluta. Intervenuto alla presentazione del rapporto Caritas, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei Ministri Claudio De Vincenti ha annunciato che "nella prossima legge di stabilità si riuscirà a fare un passo in avanti, ma non sarà il Reddito di inclusione sociale".

Il Reis, la proposta formulata dall'Alleanza contro la povertà, prevede un investimento graduale, destinato a tutti gli indigenti italiani, che parte da 1,8 miliardi di euro il primo anno fino ad arrivare a sette miliardi dal quarto anno in poi.

Per De Vincenti, il governo è ancora lontano dalla possibilità di spendere simili cifre, ma "non si faranno più sperimentazioni. L'impegno è di aprire un percorso di confronto con l'Alleanza contro la povertà per approfondire proposte e linee di intervento". Per il 2016, intanto, si cercherà di "mettere a sistema varie risorse per irrobustire il Sia (Sostegno per l'inclusione attiva) ed estenderlo oltre le undici città attuali".

L'Italia, pertanto, rimarrà ancora l'unico Paese europeo, insieme alla Grecia, privo di una misura nazionale mirata a sostenere l'intera popolazione in povertà assoluta. Le misure di contrasto adottate durante gli anni della crisi non sono state in grado di rispondere in modo adeguato al problema dell'indigenza. Gli interventi realizzati dal governo Renzi, d'altra parte, sebbene rientrino in un quadro di azione riformatrice incisiva, non si sono discostati in misura sostanziale da quelli precedenti.

Si tratta, in particolare, del bonus di ottanta euro per i lavoratori dipendenti, il bonus bebè, quello per le famiglie numerose e l'assegno di disoccupazione. In base al rapporto Caritas, "i diversi contributi sin qui introdotti raggiungono, nel loro complesso, una quota limitata di famiglie in povertà assoluta, intorno al 20%". Il governo, inoltre, "introducendo quattro nuove misure che possono essere ricevute anche dai poveri ha incrementato ulteriormente la frammentazione rendendo l'accesso agli interventi ancora più complicato".

Secondo Cristiano Gori, responsabile scientifico del rapporto "Dopo la crisi, costruire il welfare", "è possibile aspettarsi una riduzione della povertà assoluta nei prossimi anni, ma non si tornerà mai ai valori pre-crisi. Fino al 2007 la povertà si concentrava in alcune fasce specifiche, come gli anziani o il Sud; dopo la crisi, invece, l'indigenza ha rotto i margini".

La povertà assoluta, infatti, oggi non riguarda più esclusivamente il Meridione, i disoccupati o gli anziani; al contrario,è un problema che riguarda anche il Nord Italia, i giovani, le famiglie con almeno due figli e gli occupati.

"Il governo Renzi finora si è posto come obiettivo quello di sostenere le famiglie, ma non le famiglie povere", ha detto Cristiano Gori, che ha sottolineato come le riforme escludano costantemente il 10% della popolazione più debole.

Per il direttore della Caritas Francesco Soddu, "non è vero che qualcosa sia meglio di niente. Non si può pensare che l'unica misura universalistica del nostro Paese sia un pacco viveri o una mensa. Occorre definire percorsi chiari, fissare scadenze e individuare risorse, altrimenti di finisce per avere l'ennesimo intervento che premia una categoria a scapito di un'altra, venendo quindi meno al principio di uguaglianza".

 

Giovanna Carnevale

@nelpaeseit

Giuseppe Manzo

Giuseppe Manzo

Giornalista, Direttore nelpaese.it

Sito web nelpaese.it

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