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Giovedì, 19 Ottobre 2017

SUD, NUMERI, POLEMICHE/ L'ESTATE DELLA VIOLENZA, DELLE PROMESSE E DEL FALLIMENTO DI UN PEZZO D'ITALIA

Scritto da  Giuseppe Manzo Set 16, 2015

Sud e Napoli. Sta per finire l'estate dei numeri, delle polemiche, delle promesse e della violenza mafiosa. In mezzo ci sono i cittadini del Mezzogiorno che diventa lo spauracchio mediatico-politico. E poi Napoli con i suoi "muschilli" che si sparano in strada e muoiono da innocenti mentre qualcuno li definisce camorristi. Tutto è partito a fine luglio con i dati dello Svimez e sotto processo ci è finito lo stesso Svimez. Poi sono arrivati quelli di Save the children e il Censis a confermare un dato drammatico: un pezzo del nostro Paese non è in crisi ma è fallito proprio.

I dati

A fine luglio, il giudizio del rapporto Svimez sulla situazione del Mezzogiorno è stato di "sottosviluppo permanente": il Sud è una regione a forte rischio di desertificazione industriale, e la povertà colpisce una persona su tre (contro una persona su 10 al Nord). Nei prossimi cinquant'anni è destinato a perdere oltre quattro milioni di abitanti. In base alle elaborazioni Svimez-Irpet, dal 2013 al 2015 i tagli alla spesa pubblica dei vari governi hanno inciso più del doppio al Sud che al Centro-Nord, penalizzando soprattutto gli investimenti pubblici e gli incentivi alle imprese. Per quanto riguarda il Pil, i dati Censis mostrano una riduzione, negli anni 2010-2014, dell'8% in termini reali, quasi quattro volte peggio rispetto al Nord-Ovest (-2,9%) e al Nord-Est (-2,7%). La tendenza conferma quella degli anni precedenti: dal 2000 al 2010 il Sud ha perso il 3,3% del Pil, mentre l'economia del Nord-Ovest è cresciuta del 4,2%. I numeri del Censis parlano del rischio, per il Mezzogiorno, di trovarsi nella fase terminale di una secessione di fatto dal resto d'Italia, avviata all'inizio del nuovo millennio.

Quattro regioni meridionali (Sicilia, Calabria, Campania e Puglia) si collocano agli ultimi quattro posti nella graduatoria europea per tasso di occupazione della popolazione con età tra i 15 e i 64 anni, addirittura al di sotto di tutte le regioni della Grecia e del Portogallo. La povertà economica alimenta quella educativa, e viceversa. Il rapporto di Save the children nel giorno di riapertura delle scuole rileva che al Sud la percentuale di adolescenti che non consegue le competenze minime in matematica e lettura sfiora il 45%. Confrontati con i loro coetanei del Nord, gli adolescenti meridionali che possiedono conoscenze insufficienti in matematica e in lettura sono esattamente il doppio.

Chi reagisce

In questo quadro chi resta al Sud e non emigra prova a resistere. E magari prova a reagire. Lo fanno le cooperative sociali e tutte le organizzazioni impegnate nel recupero di beni, terreni e aziende confiscate. In questi 3 mesi hanno ricevuto minacce e intimidazioni che qui sono state raccontate puntualmente ma non hanno avuto l'attenzione dei grandi media televisivi. E gridano le comunità della Puglia e della Basilicata contro xylella e trivelle.  Alla ripresa dei talk show, però, il racconto da folklore o il messaggio parafrasato da Rosy Bindi (tutti camorristi per costituzione) è quello cha passa sulle reti nazionali. E se sono tutti camorristi, non lo è nessuno o addirittura lo sono anche le istituzioni. Sembra prevalere l'approssimazione, la superficialità del giudizio e molto meno lo sforzo di un'analisi che porti alla risoluzione dei problemi. Ancora una volta manca all'appello la questione principale: che fare? Incitare all'emigrazione o mettere in campo uno sviluppo concreto?

Quali iniziative

A parte la crisi della grande industria e il tentativo di non perdere il lavoro di grandi fabbriche, in questi anni di crisi il Sud ha reagito nel suo piccolo. Rispetto al Nord nel Mezzogiorno sono aumentate le cooperative: " il 44,2% delle imprese cooperative italiane è localizzato nelle otto regioni del Mezzogiorno. Migliora anche il rapporto tra numero di imprese cooperative e popolazione residente, con una diffusione capillare sul territorio. Anche qui il Mezzogiorno si pone in una posizione interessante: infatti il rapporto medio nazionale cresce dall'1,49 del 2010 all'1,79 del 2013". È il segnale che chi resta prova a mettere in campo idee e lavoro con uno strumento alternativo all'impresa di capitale. È sufficiente? Sicuramente no. Eppure persone e dinamiche da cui si può ripartire, perché il resto sono solo promesse come quel masterplan che il 15 settembre non è mai arrivato.

Giuseppe Manzo

Giovanna Carnevale

@nelpaeseit

Giuseppe Manzo

Giuseppe Manzo

Giornalista, Direttore nelpaese.it

Sito web nelpaese.it

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