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Lunedì, 11 Dicembre 2017

IL PAESE DOVE SI MUORE DI ODIO E PAURA

Scritto da  Giuseppe Manzo Set 23, 2015

Che Paese è quello dove si muore di paura, odio razziale e sfruttamento? Da Nord al profondo Sud le cronache locali fotografano una realtà che mette l'Italia davanti allo specchio dei valori negati dell'accoglienza e dell'integrazione. Storie ordinarie di un rifiuto e dell'identificazione dei problemi nella presenza dei più deboli. 

A Pavia, il sindaco leghista di Mortara, vieta ai ragazzi, profughi, affidati ad una cooperativa sociale, di giocare a pallone nei campi del suo comune. "Dice che gli sembra uno sgarbo alle famiglie – dichiarano i due deputati Filippo Fossati e Chiara Scuvera - che portano i loro ragazzi a calcio perché sono persone dallo status 'ibrido'. Il Sindaco ha pensato bene di minacciare l'associazione sportiva che aveva accolto i ragazzi, di disdire la convenzione per la gestione dei campi e di buttarli fuori se non cacciavano gli 'ibridi'. Inutile sottolineare la follia dei comportamenti e delle dichiarazioni: Niente potrà far dimenticare però quell'umiliazione ai ragazzi e faremo tutto quello che serve perché il diritto al gioco e allo sport sia affermato per tutti, soprattutto per i minori di ogni provenienza". Ecco un primo caso, quello di un sindaco che sbarra la strada ai bambini nel momento più innocente: il gioco.

Scendendo più giù, in provincia di Napoli, una minorenne eritrea è stata investita mentre scappava da un centro di accoglienza. Seyenne, 17enne, era sbarcata domenica 20 settembre a Palermo e poi condotta nel capoluogo campano insieme a un gruppo di connazionali. Le ragazze volevano, però, raggiungere Roma dove vive una numerosa comunità di eritrei. Lungo la circonvallazione esterna Seyenne ha visto un'auto delle forze dell'ordine che transitava per altri motivi e, avendone timore di un riconoscimento, ha attraversato l'arteria a scorrimento veloce ed è stata investita. Seyenne aveva 17 anni ed è morta per la paura di un sistema di accoglienza che in Italia continua a fallire.

E poi Foggia, meno di 24 ore fa. Un bracciante della Burkina Faso è stato ucciso a colpi di fucile da un agricoltore: stava rubando un melone e altra frutta. Nella terra della Capitanata dove lo sfruttamento è la norma, dove in questa estate sono morti braccianti sotto al sole per pochi euro, va in scena la guerra tra poveri e l'agricoltore italiano non ci pensa due volte a imbracciare un'arma e sparare al "nero".

Eppure nessun procuratore aprirà un fascicolo per "istigazione a delinquere" contro la costante propaganda xenofoba e razzista che imperversa in tv e nelle piazze italiane. Invece il reato è contestato solo a uno scrittore e alle sue parole. La stessa impunità è stata elargita a un senatore della Repubblica che aveva apostrofato con "orgango" l'ex ministro Cecile Kyenge. E allora resta da ripetere ancora una volta la domanda: che Paese è quello dove si muore di paura e odio?

Giuseppe Manzo

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@nelpaeseit

Giuseppe Manzo

Giuseppe Manzo

Giornalista, Direttore nelpaese.it

Sito web nelpaese.it

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