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Lunedì, 11 Dicembre 2017

MIGRANTI, "CHI NON ACCETTA HOTSPOT FINIRÀ NEI CIE". MOBILITAZIONE A CALAIS DOPO IL VERTICE UE

Scritto da  Giuseppe Manzo Set 25, 2015

Polemiche, scontri e chiarimenti dopo il vertice Ue sull'immigrazione. Se dal premier Renzi è arrivato un bilancio positivo, ci sono le bocciature a tutto tondo di associazioni, ong ed esponenti parlamentari. Dal ministero dell'Interno con il capo dipartimento Mario Morcone arrivano ulteriori dettagli: "Chi non accetterà di farsi identificare finirà nei Cie".

"Questi sono i binari sui quali siamo costretti a correre", ha affermato a margine del convegno organizzato da Caritas Italiana a Expo, durante il quale è stato presentato il Rapporto sulla protezione internazionale 2015.

"Negli hotspot italiani dovranno passare tutti i profughi arrivati sulle nostre coste. Troveranno la consueta accoglienza, ma anche i colleghi delle altre agenzie europee previste dagli accordi tra i Paesi".

Le squadre miste saranno formate, infatti, oltre che dalle forze dell'ordine italiane, anche da personale dell'Europol, dell'Easo (agenzia europea per il diritto d'asilo), di Eurojust (per la cooperazione giudiziaria tra varie autorità nazionali contro la criminalità) e di Frontex (agenzia europea per la gestione della cooperazione internazionale delle frontiere esterne dell'Unione europea).

"Saranno soprattutto loro a convincere i migranti a farsi identificare, a rassicurarli che la loro destinazione non sarà necessariamente l'Italia ma un altro Paese d'Europa", ha aggiunto Morcone.

L'accordo europeo di ridistribuzione dei migranti, però, riguarda solo siriani ed eritrei. E finora sono poche centinaia i profughi di queste due nazionalità ad aver fatto domanda d'asilo in Italia. Gli altri, senza farsi identificare, hanno proseguito il loro viaggio verso il nord Europa. Quindi per ora i 40mila profughi che dall'Italia verranno ridistribuiti in altri Paesi dell'Europa non ci sono. "Su questo non c'è problema", ha detto il prefetto Morcone", "con il sistema degli hotspot li troveremo".

 I rimpatri

Il ministro dell'Interno Angelino Alfano ha sottolineato che è necessario rafforzare i rimpatri di chi non ha diritto alla protezione umanitaria. Ma il problema è che i rimpatri non sono possibili se non ci sono accordi con i Paesi d'origine. "Anche su questo deve intervenire l'Europa", ha proseguito Morcone; "per l'Italia questi accordi sono troppo costosi, perché questi Paesi si fanno pagare per riavere i loro connazionali. Serve una politica europea".

Morcone è anche intervenuto sul dibattito sempre più acceso sui cosiddetti migranti di serie A (profughi che scappano dalle guerre) e di serie B (i cosiddetti economici). "Mi fa paura la piega che sta prendendo in Europa . Non è accettabile che si crei la lista dei Paesi per i quali si concede sempre la protezione internazionale e quelli no. Non è possibile accettare distinzione tra migranti economici e rifugiati. Ogni migrante va valutato per la sua storia, come prevede la Convenzione di Ginevra e la nostra Costituzione.

 

La protesta arriva a Calais

"Dopo il teatrino degli ultimi giorni, mentre migliaia di esseri umani chiedono il diritto alla vita, l'ennesimo summit a Bruxelles dei capi di Stato e di governo dell'Unione Europea ha confermato la strada già imboccata, ovvero la costruzione dei muri e la ricerca di un accordo con l'Unione Africana per la deportazione dei migranti, eccetto i siriani e gli eritrei", ha dichiarato da Parigi Aboubakar Soumahoro, portavoce Cispm (Coalizione Internazionale dei Sans-papiers, Migranti, Rifugiati e Richiedenti Asilo). "E l'Italia, con il presidente del Consiglio Matteo Renzi che continua a latitare sul tema, ha di fatto abbracciato questa politica dei muri".

"La nostra risposta non poteva aspettare, vista la falsificazione della realtà da parte dei vertici europei, con le persone che continuano a morire in mare o bloccati sotto i blindati dell'esercito alle varie frontiere. Per questo", ha annunciato Soumahoro, "abbiamo lanciato da subito una prima risposta con la manifestazione di oggi, 25 settembre, a Calais, uno dei luoghi in cui si esercita l'orribile processo di negazione e di disumanizzazione ad opera dall'Unione europea e dei suoi Stati membri".

"Di fronte alla generalizzazione della repressione e della criminalizzazione in corso, come dimostra l'attacco continuo ai migranti e alle persone che lottano insieme a loro e come attestano i vari decreti di espulsione a Ventimiglia ai danni degli attivisti, abbiamo deciso di generalizzare ed internazionalizzare la nostra lotta per la giustizia sociale, la libertà e il diritto ad esistere in quanto esseri umani. Per questo alla manifestazione odierna parteciperanno delegazioni da vari paesi europei ed africani fra cui Francia, Italia, Marocco, Germania, Spagna e Belgio", ha concluso Soumahoro.

Un "no" a gran voce

Subito dopo le parole dure del presidente della Fondazione Migrantes, è arrivata la bocciatura dei risultati del vertice Ue dal Centro Astalli, per il quale "le questioni fondamentali rimangono senza risposta", da Save the Children, Amnesty International e il Cir (Consiglio italiano per i rifugiati).

Per Amnesty International, ciò che il vertice europeo ha ottenuto è solo "la continuazione di una strategia fallimentare", dato che non si è giunti a garantire percorsi sicuri e legali per i rifugiati in Europa.

Dello stesso parere il Cir, che reclama vie d'accesso legali come l'utilizzo di visti umanitari e la possibilità di chiedere asilo alle rappresentanze consolari. Particolare preoccupazione per la condizione dei minori è poi stata espressa da Save the Children; in base ai dati dell'organizzazione umanitaria, dal 1 gennaio al 22 settembre 2015 sono arrivati in Italia circa 13mila minori, di cui quasi 10mila non accompagnati.

"Rispetto agli interventi nei Paesi di origine dei profughi, sollecitiamo da tempo maggiori risorse economiche e un incremento di fondi da destinare ai paesi confinanti con la Siria", ha detto Raffaela Milano, direttrice dei Programmi Italia-Europa di Save the Children. "I tagli agli aiuti alimentari in Giordania, ad esempio, hanno spinto molte famiglie siriane ad attraversare il mare a bordo dei gommoni per raggiungere l'Europa, e anche questo ha contribuito a far sì che i rifugiati siriani rappresentino un terzo degli arrivi nel continente. Se i genitori rischiano consapevolmente la vita con i loro bambini anche piccolissimi è solo perché considerano questo tentativo più sicuro della situazione che cercano di lasciarsi alle spalle".

 

Redazione

(Fonte: Redattore Sociale)

@nelpaeseit

Giuseppe Manzo

Giuseppe Manzo

Giornalista, Direttore nelpaese.it

Sito web nelpaese.it

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