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Domenica, 21 Gennaio 2018

IL RACCONTO/ GIOVANI, MIGRANTI E ULTRAS A SPALARE IL FANGO DEL SANNIO

Scritto da  Giuseppe Manzo Ott 16, 2015

Danni, due morti e un mare di fango. Così si è risvegliata ieri la provincia di Benevento e quella di Caserta dopo il nubifragio della notte di giovedì. Il Paese si sbriciola, ancora una volta mentre la manutenzione del territorio continua a non essere nell'agenda politica. E rimboccarsi le maniche sono sempre giovani, studenti, migranti e gli ultras: ecco la testimonianza di Michele Palmieri, giovane giornalista sannita che è stato nel fango per ore e lo racconta a nelpaese.it

Giulia, Maria, Pietro e i tanti ragazzi del fango

Sono passate 24 ore dopo l'esondazione del fiume Calore e nella provincia di Benevento è ancora tempo di lavorare per liberare strade e case da fango, acqua e detriti. Per vedere una tragedia simile nel Sannio, bisogna andare indietro nel tempo, al 1949, all'epoca i morti furono 20 e gli sfollati oltre 2000. Oggi per fortuna la conta delle vittime e dei senza casa è molto esigua, ma i danni così, a naso sembrano ingentissimi. Tanti i paesi colpiti, oltre al capoluogo, Ponte, Papisi, Guardia, San Lorenzo Maggiore, Solopaca, Telese Terme, Dugenta, Sant'Agata de'Goti, Amorosi, Melizzano. Frane e smottamenti si sono susseguiti poi ad effetto domino in tutte le valli: dal Fortore alla Caudina, dal Tammaro alla Telesina fino alla Vitulanese. E qui il bilancio cresce, perché dove non'è arrivata la piena ci ha pensato la pioggia a distruggere tutto come a Cautano, Frasso Telesino, San Giorgio La Molara, Reino, Tocco Caudio, Pago Veiano, Casalduni, Pontelandolfo, a subire i danni maggiori le strade che in alcuni punti sono state letteralmente spazzate via. Chiuse anche le Statali 372, 87 e la tangenziale.

La tracimazione nella notte, improvvisa e poderosa, tante le famiglie soprattutto delle contrade costrette a salire sui tetti per ripararsi dalla piena. Disagi in tutta la città che ha visto nel Rione Ferrovia, Ponticelli, Pantano, Ponte Valentino, Rione Libertà, Santa Clementina ed alcune strade cittadine le criticità maggiori. I morti sono tutti della provincia, la prima Anna De Ieso, una 70enne di Pago Veiano travolta da una valanga di fango e detriti mentre provava a chiedere aiuto per portare il marito in salvo, un 77enne. Per l'anziana purtroppo non c'e stato nulla da fare. Mentre la pioggia continuava a scendere copiosa si è registrata poi la seconda vittima, questa volta a Montesarchio dove ha perso la vita, a causa di un malore, un 70enne mentre era intento a ripulire il proprio scantinato. 137 i millimetri di acqua caduti nel Sannio in poco più di 8 ore, che sono bastati a piegare ma non a spezzare l'indole di un popolo che dopo qualche ora, fiero com'è era già al lavoro per ripulire strade mentre Vigili del Fuoco, Esercito e Protezione Civile lavoravano con idrovore, salvano vite e mettevano in sicurezza i luoghi.

In strada sono stati decine i giovani che hanno indossato gli stivali o semplici scarpe da ginnastica e che armati di ramazza, rastrelli, pale, zappe hanno iniziato a spalare. Giulia è stata in strada per ore e mi dice che sa bene cosa ha provato nel momento in cui si è girata ed ha visto tutti lavorare per tornare alla normalità, salvare quel poco che era rimasto."È come se fosse stato tutto meno brutto. Mi sono sentita parte di qualcosa di più grande di me, qualcosa di silente che l'acqua ha cacciato fuori. A un certo punto vicino a me c'era mio fratello e gli faceva male la schiena, allora io gli ho detto di fermarsi e lui non si è fermato neanche un attimo. Io ho le bolle sulla mani e non c'ho pensato minimamente a fermarmi. La stanchezza non esisteva perchè vedevi gente che aveva perso la macchina, il negozio, e allora la tua stanchezza ti sembrava nulla. La voglia di aiutare quelle persone, i tuoi vicini di casa, di liberare la strada, era più forte di tutto. Si respirava entusiasmo paradossalmente, di rassegnazione io non ne ho vista neanche un po'". In strada, c'erano anche gli studenti Erasmus, spagnoli, turchi, mongoli, polacchi e bosniaci,tutti. Al fianco dei ragazzi dell'Esn: Juan Ledro, Matt, Beatriz, Carmen, Dalila, Rose, Oyu, Ciunet, Patri, Esther, Maria, Miriam, Nacho, David, Alvaro e Carlos non hanno esitato un attimo. "Mi hanno dato l'impressione che a loro non importa dove siamo chi siamo e perchè – dice Maria, la ragazza beneventana che li accompagna – hanno solo visto qualcuno in difficoltà e si sono sentiti in dovere di dare una mano in qualsiasi modo, come noi li abbiamo aiutati al loro arrivo. Si sono sentiti quasi in dovere nei nostri confronti e nei confronti della città". A Benevento hanno spalato gli ultras che per molti è quel male endemico da estirpare nel mondo calcio, hanno lavorato senza tregua per ripulire ogni angolo e dare una mano a chiunque ne accese avuto bisogno, senza alcuna distinzione. Con loro anche i centri sociali e gli studenti, uno di questi è Pietro che parlando mischia tristezza e indignazione. "Tristezza perchè chiunque dinanzi ad una cosa del genere non sa cosa fare. Io per Ponticelli ci passavo spesso e camminare oggi sul fango e sapere che qualche ora prima l'acqua arrivava ai primi piani delle abitazioni e sui tetti di molti esercizi commerciali mi da un senso di terrore. Terrore di un qualcosa che se controllato prima non sarebbe successo".

Mancanza di controllo ed indignazione con Pietro che si definisce consapevole perché "se si sarebbe fatta prevenzione tutto ciò non sarebbe accaduto. Indignato perchè l'allerta meteo c'era da giorni ma nessuno si é preoccupato ed infine ma non poco importante é l'indignazione nei confronti delle istituzioni che in assoluta incompetenza non hanno disboscato agli argini dei due fiumi. Io ho 18 anni, un semplice diploma agrario ma so perfettamente che la vegetazione così folta crea determinati disagi. Occorre reagire e lottare dinanzi queste ingiustizie, perché se non sono capaci di amministrare e fare politica, perché salvaguardare la vita delle persone é politica". L'emergenza però non è solo in città ma in tutta la provincia, paesi isolati, con le frane che rendono il percorso tortuoso a tratti impossibile. Ecco tra i monti del Taburno c'è chi come Federico – nome di fantasia – e molta altra gente ha dovuto arrangiarsi nelle prime ore. "Mi sono sentito utile, sto andando a dormire con la consapevolezza di aver dato una mano". In provincia a Dugenta, non mancavano anche i rifugiati del centro di accoglienza Damasco3: "è stato – dice Fabio che insieme a sua moglie ed altri giovani del posto da tempo insegnano loro italiano – bello e toccante soprattutto perché i ragazzi pur essendo 'migranti' hanno dimostrato di sentire loro il paese. Si sono rimboccati le maniche e hanno lavorato sodo. Sono stati per ore – racconta – a spalare fango e a svuotare case e scantinati da oggetti ormai inservibili, non hanno esitato a sporcarsi nonostante non fossero attrezzati con scarpe ed abbigliamento adatto alla situazione".

Se la pioggia dunque al momento non cade più, resta il rumore cupo dell'acqua, resta l'orizzonte di quello che era il territorio più vitato della Campania, resta il dolore dei contadini e chi ha perso tutto e che con gli occhi lucidi dice ricominciamo. Resta l'abbraccio lungo di un popolo che si è stretto nell'ennesima disavventura, i volti sporchi di fango di migliaia di giovani e meno giovani che hanno fretta di ricostruire un futuro.

Redazione (testimonianza di Michele Palmieri, giornalista della provincia di Benevento; la foto in alto è di Gennaro Sellitto)

@nelpaeseit

Giuseppe Manzo

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