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Venerdì, 15 Dicembre 2017

MIGRANTI, ISOLA DI CHIOS: "HO VISTO BAMBINI MORIRE DI FREDDO"

Scritto da  Giuseppe Manzo Feb 23, 2016

Cosa accade sulle coste della Grecia o della Turchia quando i riflettori mediatici sono spenti? Ogni giorno, anche in questo inverno seppur mite, arrivano migliaia di rifugiati. E anche se non ci sono foto come quella del piccolo Aylan muoiono bambini. Gli unici testimoni sono i volontari che soccorrono barconi e gommoni, dalle prime ore del mattino a quelle della notte. Una di loro si chiama Gizele Alves, donna brasiliana che vive in Italia da 10 anni con un figlia, che si è recata a Chios attraverso la rete dell'associazione Oceanus. Ecco il suo racconto su facebook della settimana trascorsa a soccorrere i migranti.

Il racconto

"Sono tornata ieri dalla Grecia, dove sono stata la volta scorsa, isola di Chios e ancora cerco le parole per descrivere quello che ho visto e vissuto lì. Un'isola che confina con la Turchia, una distanza quasi come quella tra Ischia - Monte di Procida. Una delle tante isole greche, dove ogni giorno arrivano migliaia e migliaia di persone che scappano dalla guerra. La porta di entrata.

L'altra volta posso dire che fu una bella esperienza, dove ho potuto collaborare con associazione e volontari di tutto il mondo, dentro ai campi di registrazione allestiti sull'isola. Ho avuto anche tempo per giocare, parlare, fare fotografie.

Questa volta invece non é andata così. Quello che ho visto e vissuto lì in questo viaggio, avrò presente nei miei ricordi per il resto della mia vita. Il destino mi ha riservato un'altra sorpresa. Poter collaborare con volontari greci , dove molti di questi sono nativi dell'isola, rendeva tutto più semplice e più intenso. Sono persone che non vengono pagate, anzi spendono le poche risorse che hanno, solo per poter salvare vite. Da soli è impossibile farlo, si lavora in equipe come anelli di una catena.

Dovevamo aiutare persone che arrivavano in gommoni scadenti, con giubbotti contraffatti. Persone stanche , impaurite, spaventate, addolorate, ferite. Abbiamo visto bambini deformati dalle bombe, arrivano a tutte le ore in tutta l'isola e nei posti più assurdi: scogliere, spiaggia, porto. Sono stata lì per 8 giorni, se riuscivo a dormire 3 ore di seguito mi andava bene perchè all'improvviso, di notte, mattino o pomeriggio arrivavano. Facevamo le sentinelle con un freddo cane durante la notte e all'improvviso sentivamo le grida disperate, in mezzo nel buio più totale del mare. Gli "angeli" erano già preparati, conoscono l'isola come le loro mani e con delle App individuavano la direzione dei gommoni e anche con l'aiuto di una associazione spagnola di Salvamento Maritimo Umanitario che faceva il salvataggio in mezzo al mare, guidando a tutti in un luogo sicuro vicino alla riva

Purtroppo in 3 giorni abbiamo visto morire 2 bambini di freddo, di fame, di sete e stanchezza. In tutte e due le situazioni ero con la loro madre fra le braccia. Cosa potevo dire, potevo fare? Erano madri che urlavano il loro dolore e io lì impotente potevo solo abbracciarle. E poi ancora gommoni che si rovesciano a mare, bambini che arrivavano con braccioli da piscina inzuppati, terrorizzati. Pianti di gioia, di dolore, di disperazione: scene da film.

Spero poter ritornare presto in quell'isola e spero che sia solo per una semplice vacanza, senza tutto questo orrore. Mentre scrivo questo testo si continua a bombardare, continuano ad arrivare gommoni e continuano a morire bambini. E i volontari continuano a salvare vite umane". *

*volontaria dell'associazione umanitaria Oceanus

G.M.

@nelpaeseit

Giuseppe Manzo

Giuseppe Manzo

Giornalista, Direttore nelpaese.it

Sito web nelpaese.it

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