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Martedì, 17 Ottobre 2017

TRIVELLE, REFERENDUM: "AL GOVERNO NON CONVIENE, MA LA POLITICA DEVE FARE I CONTI CON LA MOBILITAZIONE"

Scritto da  Giuseppe Manzo Mar 16, 2016

Guardando il mare da San Vito chietino, un piccolo paese in provincia di Chieti in Abruzzo, si vede una testa di pozzo petrolifero e tre pali per sostenere quella che doveva essere una trivella. Il progetto petrolifero Ombrina Mare per l'estrazione di idrocarburi, proposto dalla società inglese Rockhopper, doveva sorgere a tre miglia dalla costa: un impianto con annesso centro di trattamento galleggiante a poca distanza dal parco nazionale della costa teatina.

Oggi di Ombrina Mare si può parlare al passato: a inizio febbraio 2016, dopo una lunga e massiccia mobilitazione popolare, il Ministero dello Sviluppo economico ha respinto l'autorizzazione per la ricerca di gas e petrolio.A un mese dal referendum sulle trivellazioni, su cui regna il silenzio mediatico, abbiamo intervistato Fabiano di Berardino dei comitati No Ombrina e attivista del centro sociale Zona22, in primo piano nella battaglia contro la piattaforma petrolifera.

 

La vicenda di Ombrina Mare si è caratterizzata per un forte coinvolgimento della popolazione, che ha dato esiti molto positivi. Qual è stata la vostra esperienza?

Ci sono state due importanti manifestazioni a distanza di due anni: una a Pescara nel 2013 con quarantamila persone e un'altra a Lanciano, lo scorso 23 maggio, alla quale hanno partecipato in sessantamila. Questa grande partecipazione è il frutto di un lavoro che in Abruzzo va avanti dal 2007 e che coinvolge associazioni, comitati, movimenti e centri sociali, informando sui rischi del petrolio e della trivellazione. Pensiamo che se il progetto Ombrina è stato annullato è stato grazie a questa grande mobilitazione, e al fatto che dopo i due grandi cortei le associazioni hanno continuato a lavorare ai fianchi delle istituzioni e della politica regionale e nazionale. È quasi inimmaginabile il livello di mobilitazione che c'è stato: i negozi esponevano i simboli "no ombrina", qualsiasi tv locale parlava di questo e anche le persone sui social network. Si è creata una coscienza popolare davvero forte sul progetto e sulla petrolizzazione in generale. Abbiamo anche fatto due o tre presidi sotto il Ministero per lo sviluppo economico per chiedere che non si firmasse la concessione petrolifera. Si era arrivati a un punto che il coinvolgimento riguardava tutti i settori: i commercianti, gli operatori turistici, la Chiesa. La politica ha dovuto fare i conti con tutto ciò: sarebbe stato un duro colpo al consenso del Pd se il progetto Ombrina fosse stato realizzato e il governo Renzi ha fatto marcia indietro, forse per la prima volta in modo così repentino.

 

In genere le motivazioni a favore delle trivellazioni sono il raggiungimento dell'indipendenza energetica dell'Italia e la creazione di posti di lavoro per le comunità locali. Voi come rispondete?

Per quanto riguarda la questione del lavoro, sapevamo che Ombrina Mare poteva ospitare solo i tredici operatori "professionisti" del settore, contrariamente a quanto ci dicevano inizialmente, e cioè che ci sarebbero stati trecento dipendenti presi dal territorio. Sull'indipendenza energetica, invece, diciamo che bisogna investire sulle rinnovabili, e che i fossili non sono la strategia giusta per l'Italia. Sul piatto della bilancia abbiamo messo l'agricoltura e il turismo, che hanno sempre mandato avanti il nostro territorio, di fronte a quel tipo di sviluppo; per non parlare poi della salute dei cittadini. Non potevamo sacrificare territorio per questo, anche per trecento operatori.

 

Come mai la giunta regionale dell'Abruzzo (Pd) si è defilata dal gruppo delle regioni che hanno proposto il referendum, pur essendo interessata direttamente alla questione?

Abbiamo sempre pensato che il Pd fosse a favore delle trivellazioni a livello regionale, ma non ha potuto fare a meno di schierarsi con la popolazione per non perdere i voti. Dopo aver vinto la battaglia contro il progetto Ombrina ha pensato che la questione non lo riguardasse più, si è tirato fuori dal referendum per fare bella figura con Renzi. Sostanzialmente ha pensato che la vittoria su Ombrina fosse sufficiente a placare i movimenti abruzzesi contro la petrolizzazione ma così non è, e lo dimostreremo andando a votare in massa il 17 aprile.


Del referendum del 17 aprile ne parlano in pochi: a mobilitarsi sono quasi esclusivamente quelli a favore del "sì", ma la verità è che non si sta creando un vero dibattito. Perché?

Al governo Renzi non conviene questo referendum, e sappiamo come dalle poltrone si riescono a indirizzare i media. Anche della questione Ombrina si è sempre parlato poco, fino a quando non è stato più possibile tacere. Alla fine il governo regionale ha dovuto prendere posizione contro la trivellazione anche se all'interno dei partiti dell'amministrazione regionale c'erano persone che aveva interessi a far trivellare. Siamo consapevoli che nelle altre regioni non c è questo tasso di consapevolezza sui rischi del petrolio, però è anche vero che qui in Abruzzo ci si lavora da anni. Ci sono state tante mobilitazioni prima di arrivare a quelle di quarantamila e sessantamila persone, è stato un lavoro duro però ora possiamo dire che in Abruzzo non si trivella, e che al referendum la nostra regione parteciperà in massa.

 

Giovanna Carnevale

@nelpaeseit

Giuseppe Manzo

Giuseppe Manzo

Giornalista, Direttore nelpaese.it

Sito web nelpaese.it

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