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Martedì, 21 Novembre 2017

BIMBI MIGRANTI, SAVE THE CHILDREN: "SOLI E IN VIAGGI PERICOLOSI"

Scritto da  Redazione Giu 16, 2016

Sono stati in media 50 a settimana i minori migranti non accompagnati arrivati durante tutto il mese di maggio nei centri di accoglienza supportati da Save the Children a Belgrado, in Serbia. Hanno affrontato il viaggio soli, senza un famigliare o un adulto di riferimento, e alcuni di loro hanno camminato per giorni senza avere accesso ad acqua potabile e cibo. Il forte aumento del numero di bambini vulnerabili che entra in Serbia attraverso i confini con l'Ex repubblica jugoslava di Macedonia (FYROM) e la Bulgaria ha spinto l'organizzazione a lanciare l'allarme sul fatto che la chiusura delle frontiere sta portando i bambini ad affrontare viaggi sempre più pericolosi, esponendoli a un serio rischio di sfruttamento.

Secondo i team di Save the Children a Belgrado, il numero dei bambini separati dalle proprie famiglie arrivati nelle loro strutture è quintuplicato nel corso dello scorso mese, passando dai 15 casi identificati durante la prima settimana di maggio ai 78 registrati durante l'ultima settimana del mese. "Molti bambini arrivano soli – si afferma -, dopo aver perso i contatti con le loro famiglie durante il viaggio e alcuni di loro evitano di fermarsi nei luoghi in cui potrebbero ricevere aiuti per paura di essere fermati e di non poter continuare il loro viaggio".

"Le politiche europee, sorde a qualsiasi richiesta sui migranti, sono direttamente responsabili di aver messo i bambini in una situazione di alto rischio - afferma Goran Bilic, coordinatore regionale della risposta di Save the Children in Grecia e nei Balcani -. In sostanza, i leader europei stanno mettendo questi bambini nelle mani di contrabbandieri e trafficanti. Abbiamo chiesto un sistema coordinato per identificare e registrare i bambini che viaggiano soli attraverso i Balcani, ma con le frontiere chiuse e la mancanza di percorsi sicuri e legali i bambini più vulnerabili sono costretti a rimanere nascosti e non possono ricevere l'aiuto di cui hanno bisogno dalle ong o dagli organi governativi di competenza".

I bambini e le loro famiglie sono ora costretti a trovare strade alternative per scappare da conflitti e violenze in cerca di un posto sicuro. Il team di Save the Children in Serbia ha segnalato, per la prima volta dall'escalation della crisi dei migranti nell'agosto del 2015, l'arrivo di rifugiati siriani dall'Albania e dal Montenegro. Secondo l'Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, ad aprile 2016, molto tempo dopo la chiusura dei confini, gli arrivi in Austria sono saliti a 5.700, per la maggior parte migranti provenienti da Siria, Afghanistan e Iraq.

Secondo i media, durante lo sgombero del campo di Idomeni, nella Grecia settentrionale, circa 4 mila migranti e rifugiati sono "spariti", probabilmente attraversando l'Ex Repubblica Jugoslava di Macedonia e continuando il loro viaggio illegalmente. A maggio, il numero di rifugiati e migranti arrivati quotidianamente in Serbia (in media tra 100 e 300) era superiore a quello degli arrivi in Grecia (45 di media).

Qui Italia: "seguire modello Trieste"

Diversamente da quanto è avvenuto (e sta avvenendo) in molte altre città italiane, a Trieste l'accoglienza emergenziale è stata solo temporanea. L'esperienza realizzata nella città evidenzia come sia possibile contenere e risolvere in tempi relativamente brevi situazioni di emergenza con interventi mirati di inclusione sociale e dotando il territorio di strutture di accoglienza che opereranno sul medio-lungo periodo. Lo dice il report realizzato da Ics, Consorzio italiano solidarietà e Caritas.

Il dossier spiega come il sistema di accoglienza triestino (facente capo al Comune di Trieste in forza di una convenzione con la Prefettura di Trieste e gestito da Ics– Consorzio Italiano di Solidarietà e Fondazione diocesana Caritas) non abbia mai ceduto a logiche emergenziali e abbia costantemente perseguito l'obiettivo di stabilizzare un sistema di accoglienza diffusa ed integrata nel territorio. Parallelamente, nel corso di tutto il periodo considerato, Ics e Caritas hanno messo in atto una strategia di forte crescita delle strutture di accoglienza diffusa, costituite in sempre maggiore prevalenza da appartamenti e in misura minore da centri collettivi di piccole/medie dimensioni. Ciò ha permesso, con la primavera 2016 (grazie anche dalla diminuzione degli arrivi), di contrarre fortemente i centri di prima accoglienza per arrivare ad una situazione nella quale più del 70 per cento dei posti di accoglienza, ad aprile 2016 è rappresentato dall'accoglienza diffusa (esattamente l'opposto di quanto succede a livello nazionale). Una predominanza, quella dell'accoglienza diffusa che si accentua ulteriormente con la chiusura, a metà maggio 2016, della struttura emergenziale di Valmaura.

Redazione (Fonte: Redattore Sociale)

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