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Mercoledì, 18 Ottobre 2017

LAMPEDUSA, FUOCOAMMARE NON È UN FILM: ALTRI 239 MORTI, TANTI BAMBINI

Scritto da  Redazione Nov 04, 2016

Il “Fuocoammare” continua. Non è un film per cui l’Europa si è commossa ma la realtà. Quella dell’ennesimo naufragio: 239 morti e forse più nella notte del 2 novembre. Il 2016 si avvia a diventare l'anno con il piu' alto numero di morti: piu' di 4.200 rifugiati e migranti hanno perso la vita - durante viaggi pericolosi- nel tentativo di attraversare il Mediterraneo. Finora quest'anno quasi 160.000 persone sono arrivate in Italia.

A dare l'allarme e' l'Unicef che sottolinea come, per diverse fonti, alcuni bambini e donne in gravidanza risultano tra le 240 persone annegate al largo delle coste della Libia lo scorso mercoledi' nel tentativo di raggiungere le coste europee. Una giovane donna liberiana, tra i 29 sopravvissuti portati ieri a Lampedusa, ha perso il figlio di due anni, la figlia di 13 anni e il fratello di 21 anni - annegati quando la loro barca si e' capovolta.

Helena Rodriguez, ginecologa e mediatrice culturale a Lampedusa per l'Unicef, sta lavorando con gli operatori sanitari italiani per curare la donna 31 enne da polmonite acuta e shock. "La tragedia ha lasciato questa giovane donna in uno stato di profondo shock dopo avervisto i suoi figli e il suo giovane fratello annegare davanti a lei", ha detto Rodriguez. "Anche se aveva pagato ai trafficanti 2400 euro per la traversata della sua famiglia dalla Libia verso l'Italia, quando hanno visto la barca, del tutto insicura, si sono rifiutati di salire perche' avevano paura. I trafficanti allora hanno iniziato a sparato contro di loro, costringendoli a salire. Per questo - aggiunge - cosi' tante persone sono annegate a soli 12 km dalla costa libica".

Rodriguez, che era sul molo per assistere i sopravvissuti nelle prime ore di giovedi' mattina, ha detto che le persone soccorse all'arrivo erano in pessime condizioni fisiche e psicologiche - con alcuni in coma e altri con gravi ustioni per l'esposizione al carburante. "Qui la situazione e' terribile" ha detto. Altre due donne, che sono state salvate dalla stessa nave di soccorso norvegese, hanno perso i loro figli in mare. La maggior parte delle vittime proveniva da Senegal, Liberia, Guinea e Nigeria.

In Italia lo scontro sugli hotspots

Scintille tra Amnesty International e il Viminale. Ieri il Rapporto dell’associazione che denuncia “violenze, pestaggi e scosse elettriche” nei confronti dei migranti e la replica durissima del capo dipartimento Mario Morcone: “falso, scrivono rapporti a Londra e non Italia”.

Oggi arriva la controreplica di Amnesty che rilancia il suo Rapporto: "Siamo dispiaciuti per i toni e per il contenuto di alcune reazioni alla pubblicazione del rapporto 'Hotspot Italia' descritto come un insieme di 'cretinaggini' e di 'falsità' 'costruite a Londra e non in Italia'. Il rapporto in questione è, al contrario, un lavoro di ricerca molto serio, frutto di centinaia di ore di colloqui con rifugiati e migranti, autorità e operatori di organizzazioni non governative svoltisi in dieci diverse città italiane. Le informazioni incluse nel rapporto sono state messe a disposizione delle nostre autorità con largo anticipo sulla data di pubblicazione affinché avessero modo di commentarle. Da mesi Amnesty International ha scritto al ministro Alfano e ad alti funzionari del ministero dell'Interno chiedendo informazioni e sollecitando un confronto sulla materia ma ad oggi il ministero dell'Interno non ha risposto alle nostre sollecitazioni. Nel rapporto Amnesty International da una parte riconosce, come già avvenuto in passato, il lavoro straordinario svolto dall'Italia nel salvataggio di vite umane in mare e il fatto che la stragrande maggioranza delle forze di polizia si siano comportate in maniera professionale, dall'altra fornisce i resoconti di alcuni casi di maltrattamento che avrebbero avuto luogo sulla terraferma e di alcuni casi di espulsioni verso paesi in cui vi è il rischio che le persone rimpatriate diventino vittime di gravi violazioni dei diritti umani. Di fronte alla gravità degli episodi denunciati ci aspettiamo approfondimenti e risposte, come quello molto fruttuoso che abbiamo avuto oggi pomeriggio in occasione di una lunga riunione con il Garante dei diritti delle persone private della libertà. A partire dalle raccomandazioni contenute nel nostro rapporto, Ci aspettiamo non dinieghi a priori. Ci aspettiamo, una riflessione sui limiti del c.d. approccio hotspot che, oltre a mettere a rischio i diritti umani di rifugiati e migranti, sta dando frutti davvero esigui”.

Anche l'Associazione per studi giuridci sull'immigrazione rincara la dose. Asgi esprime "seria riprovazione per le dichiarazioni rilasciate alla stampa nazionale da parte del Ministero dell'Interno" che bollano come "cretinate" quanto riportato "da un serio e rigoroso report di Amnesty International sulle violenze commesse a danno di migranti da organi di polizia, specie nelle fasi del primo arrivo, accoglienza ed identificazione nei cosiddetti hotspot".

"E' inaccettabile che una istituzione centrale dello Stato pensi di potere offendere e ridicolizzare quanto riportato da una delle più importanti organizzazioni mondiali di tutela dei diritti umani. Ciò indica debolezza, mancanza di argomenti e scarso senso delle istituzioni".

Asgi evidenzia che nei mesi scorsi "ha seguito innumerevoli casi relativi a provvedimenti di respingimento di migranti avvenuti negli hotspot, provvedimenti assunti in flagrante violazione delle norme di diritto interne, di diritto dell'Unione e di diritto internazionale in materia di asilo. In sede di impugnazione, nella quali totalità dei casi, l'autorità giudiziaria ha riconosciuto l'illegittimità dell'operato dell'amministrazione".

G.M. (Fonte: Redattore Sociale/DIre)

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