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Sabato, 25 Novembre 2017

HAITI, CATASTROFE DIMENTICATA. GVC: "ENTRO FINE ANNO SENZA CIBO"

Scritto da  Redazione Nov 28, 2016

Anche se la conta delle vittime sembra si sia stabilizzata, l’allarme per le conseguenze sul post-uragano è invece più vivo che mai: i danni agli alberi da frutto e ai raccolti hanno fatto sparire in un batter d’occhio le derrate alimentari necessarie a sopravvivere. “Se non si ripianta entro fine anno (e per farlo è necessario sgomberare i campi pieni di detriti e rifiuti), non si avranno raccolti, quindi niente da mangiare né da vendere per comprare beni di prima necessità” afferma Chiara Caporizzi di GVC, in prima linea nell’emergenza. “Le persone sono molto preoccupate:non gli importa nemmeno di dormire senza un tetto sulla testama se non si rimedia in fretta alla perdita dei raccolti, nelle zone dove il rischio malnutrizione è già in agguato in condizioni normali, la situazione potrebbe precipitare diventando catastrofica ed endemica”.

A fine anno senza cibo

Ad Haiti non c’è quiete dopo la tempesta. Dopo il terribile uragano Matthew dello scorso ottobre, che ha colpito 2.100.000 persone (di cui 900.000 bambini) mettendo a grave rischio la vita di almeno 806.000, oggi la crisi umanitaria è ben lontana dall’essere risolta. In tre grandi dipartimenti del paese (Grand’Anse, Sud e Nippes) l’uraganoha distrutto la totalità dei raccolti, persino gli alberi da frutto sono stati sradicati: “e qui il cocco è una fonte di reddito importante, viene venduto a livello nazionale e all’estero. E anche se ripiantato, una pianta impiega 6 anni a ricrescere! – racconta accorata Chiara Caporizzi, rappresentante di GVC ad Haiti, in prima linea nel fronteggiare l’emergenza fin dal primo momento. “Nei campi, in cui nel giro di qualche settimana si sarebbero raccolti fagioli, patate e altri prodotti che fanno parte dell’alimentazione di base di queste persone, i fortissimi venti e le piogge hanno sradicato tutto. E i campi sono pieni di detriti, alberi caduti, carcasse di animali. Andando a visitare queste zone il contrasto fra la bellezza dei luoghi, mare limpidissimo, montagne maestose, e la rovina nei campi, con tutti ma proprio tutti gli alberi recisi come se un grosso machete si fosse abbattuto scientificamente su di loro, è impressionante”.

Nelle zone del Sud, in cui i principali centri sono villaggi rurali, come Saint Louis, Saint Jean e Tiburon, L’80% dei raccolti è andato perduto, il che significa grave rischio per l’autosufficienza alimentare. L’economia del paese si basa su un’agricoltura di sussistenza, sia a uso familiare ma anche come fonte di reddito: è il caso degli alberi da frutto, ma si parla anche di attrezzature, bestiame, sementi. Spazzati via, distrutti. E la natura non aspetta i tempi dello Stato, che a detta degli haitiani non ha mosso un dito e anzi ha portato avanti il processo elettorale, anche quando le vie d’accesso alle sedi di voto erano invalicabili, e nemmeno quelli degli aiuti internazionali.

La comunità internazionale sembra assopita: tutti sanno dell’emergenza e informalmente è assodato che se non si lavora ora con largo anticipo a marzo sarà una catastrofe. Ciononostante, i fondi per l’assistenza sono meno del 50% del necessario, con l’Unione Europea imbarazzante fanalino di coda nei fondi stanziati. “I leader comunitari sono tutti molto preoccupati: se entro la fine dell’anno non verranno ripiantati i semi, non si potrà raccogliere nulla, e cosa avranno da mangiare?- continua Chiara. – Questo vuole dire distribuire semi, rifornire di attrezzature e bestiame, ma l’intervento più urgente è sgomberare i campi, ripristinare un terreno coltivabile. Ed è un lavoro ad alta intensità, anche come manodopera, e ovviamente fondi”. I danni all’agricoltura ammontano a 580 milioni di dollari, superiori alle stime iniziali.

Ma anche se le persone ormai sono meno preoccupate di avere un tetto sopra la testa che di ricominciare a lavorare nei campi, oltre all’agricoltura spazzata via ci sono anche edifici e scuole. In particolare, 116.000 bambini fra i 5 e i 14 anni non vanno a scuola da oltre due mesi, sia perché le scuole non ci sono più (1663 sono distrutte o inagibili), sia perché sono occupati dalle famiglie di sfollati che non saprebbero dove andare. E quando qualche attività educativa viene ripresa, ci sono interruzioni frequenti per le riabilitazioni, o manca il materiale, o manca l’insegnante. Tenuto conto che per la maggior parte dei bambini haitiani la scuola è il luogo in cui sono più sicuri e protetti, anche qui il rischio che alcuni abbandonino, o che rimangano vittime di abbandono o violenze, è altissimo.

“La tensione è già alta, ci sono stati già casi di assalti ai convogli umanitari, quando la lotta è fra miseria e miseria nera, a far scoppiare la violenza basta poco.” – conclude Chiara.“Già sono iniziate delle migrazioni interne dalle campagne alle città, in particolare a Port Au Prince, la capitale, ma dicono tutti che se non si riusciranno a riavviare le attività agricole in tempo utile, questi flussi potrebbero diventare degli esodi, con le problematiche conseguenti”. Già non sono pochi i casi di violenze accertati, specie sulle categorie più vulnerabili, donne (si calcola che 10.920 siano a rischio di violenza sessuale), bambini e anziani, ma la situazione potrebbe diventare esplosiva.

Come diceva Forges, famoso vignettista de ElPais, il più importante quotidiano spagnolo, in ogni suo disegno post terremoto, pur per gli argomenti più diversi: “Però non dimenticarti di Haiti”.

Cosa sta facendo Gvc ad Haiti

GVC – Gruppo di Volontariato Civile, onlus laica e indipendente che opera da Bologna in 22 paesi nel mondo dal 1971, impegnata dal 2010 ad Haiti, è intervenuta subito con i propri mezzi integrando il piano di lavoro delle proprie squadre includendo le valutazioni sui danni ai raccolti e all’allevamento di sussistenza. GVC vuole raggiungere 10.500 persone, a cui verranno distribuiti kit per riavviare le attività di agricoltura familiare (sementi, attrezzi, capi di bestiame) e per la clorinazione dell’acqua potabile per contenere il più possibile i focolai di colera. Contemporaneamente GVC riabiliterà i punti sorgente e di distribuzione di acqua potabile nelle comunità colpite, in coordinamento con la Direzione Nazionale per l’acqua potabile dando priorità alle scuole e ad altri punti comunitari di riferimento.

Tutti questi interventi verranno portati a termine in parallelo con i progetti già in corso di sostegno alla sussistenza alimentare e di prevenzione dai rischi di catastrofi ambientali. Come dichiarato nello scorso World Humanitarian Forum dell’Onu che si è tenuto a Istanbul a maggio 2016, per ogni dollaro speso in prevenzione dei rischi, se ne risparmiamo almeno 4 a posteriori, per questo e per proteggere le comunità e i paesi più vulnerabili GVC, nonostante lo scarso impegno della comunità internazionale, ha deciso di intervenire comunque con i propri mezzi, e nello stesso tempo sta cercando di sensibilizzare l’opinione pubblica su Haiti, perché nessuno deve essere lasciato indietro. E anche un piccolo contributo può essere determinante.

“Per sostenere la popolazione di Haiti, è possibile effettuare una donazione sul conto corrente IBAN IT21A0501802400000000101324 o in posta attraverso il conto corrente C/C 000013076401 intestato a GVC onlus con causale "Emergenza Haiti". Inoltre si può effettuare anche una donazione on line dal sito”.

Redazione

@nelpaeseit

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