Login to your account

Username *
Password *
Remember Me
Mercoledì, 18 Ottobre 2017

REFERENDUM: MILLENNIALS E PRECARI DECISIVI PER IL NO

Scritto da  Redazione Dic 06, 2016

Il post-referendum con le dimissioni di Renzi, annunciate dal premier ma subito congelate dal garante della Costituzione, ripropone in modo più profondo, oltrepassando i volti dei leader politici, il quesito del “chi ha vinto veramente?”

L’idea di un nuovo governo, il quadro politico come sempre frammentato, l’assenza di figure dotate di sufficiente consenso popolare per essere adatte a svolgere il ruolo di futuro presidente del Consiglio, hanno probabilmente ridotto l’euforia di molti elettori del No. Di quegli elettori, in particolare, che hanno respinto la riforma innanzitutto pensandola nel suo merito, e che ora rispediscono al mittente sotto nuova forma l’errore della personalizzazione che fin dai primi giorni è stata fatta sul voto.

In un articolo pubblicato ieri   si sosteneva che con il voto referendario non ha perso solo Renzi: ha perso “l’incapacità di capire in che stato versa il Paese”, ha perso “gran parte del mondo dell’informazione”, “un certo modo di fare politica” e, soprattutto, “ha perso un grande blocco sociale che ha visto in Confindustria, nelle lobbies finanziarie e bancarie, nel jet set del mondo dello spettacolo e in quasi tutto il circo mediatico i protagonisti della propaganda per il Sì”.

L’analisi può essere confermata dai dati Swg all’indomani del voto: il Sì ha diviso gli imprenditori (52% contro 48%), i dirigenti (51% contro 49%) e gli insegnanti delle scuole medie ed elementari (53% contro 47%); ha conquistato agricoltori e artigiani e ha quasi convinto quadri direttivi (46 a 54 per il No) e pensionati (45% per il Sì e 55% per il No). Ma il blocco che ha messo insieme disoccupati, precari, giovani, giovanissimi e lavoratori di ceto medio-basso non ha incontrato ostacoli nella corsa alla bocciatura tanto della riforma quanto del governo Renzi.

Più nel dettaglio, il sondaggio PoliticApp mostra come il No abbia stravinto tra i disoccupati (73% contro 27%), tra le persone in cerca di occupazione (71% contro 29%), gli studenti (72 a 28), gli operai (64 a 36), i commercianti (71 a 29), le casalinghe e gli impiegati (60 a 40).
Il No, inoltre, ha raggiunto la sua quota massima nei giovani tra i 18 e i 24 anni (77%), e la sua minima negli over 64 (55%).

Secondo Swg, “la tripolarizzazione asimmetrica del quadro politico italiano non perdona”: il referendum è stato estremamente politicizzato e gli elettori sono rimasti quasi sempre fedeli alle indicazioni dei loro partiti.

Un dato, però, si può rilevare: tra le pieghe delle appartenenze politiche si delinea un fronte accomunato dalla rabbia e dalla precarietà, che vive nel disagio economico e che si sposta sempre di più ai margini sociali. Solo se la classe politica riuscirà a riconoscere questo fronte e dargli le risposte che aspetta, allora, forse, si potrà parlare di vittoria.

Giovanna Carnevale

@nelpaeseit

Redazione

Redazione

Lascia un commento

Assicurarsi di inserire tutte le informazioni necessarie, indicate da un asterisco (*). Il codice HTML non è consentito.

  1. Popolari
  2. Tendenza
  3. Commenti

Articoli Correlati

Calendario

« Ottobre 2017 »
Lun Mar Mer Gio Ven Sab Dom
            1
2 3 4 5 6 7 8
9 10 11 12 13 14 15
16 17 18 19 20 21 22
23 24 25 26 27 28 29
30 31