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Sabato, 25 Novembre 2017

DALLO "SCATOLONE" DI REGGIO CALABRIA ALLA TENDOPOLI DI UDINE: ECCO LE CONDIZIONI DEI MIGRANTI

Scritto da  Redazione Gen 30, 2017

Si è svolta il 26 gennaio una visita della Campagna LasciateCIEntrare, con l'avvocato Alessandra Ballerini, Genni Fabrizio e Dalia Vesnic dell'associazione Tenda per la pace e i Diritti, Lisa Cadamuro per Ospiti in Arrivo, e l'On. Luigi Manconi, Presidente della Commissione Straordinaria Diritti Umani del Senato, nella tendopoli della Caserma Cavarzerani. Ad accompagnare la delegazione il direttore della tendopoli, Fabio di Lenardo, il prefetto Vittorio Zappalorto e la vice-prefetto Gloria Allegretto.

La tendopoli allestita all'interno della Caserma dal 2015 è gestita dalla Croce Rossa, grazie ad una dichiarazione di emergenza che ha reso possibile un affidamento diretto, e a tutt'oggi ci viene confermato che non si sono svolti bandi di gara pubblici. I fondi sono stati oggi assicurati da un finanziamento della Regione e dal Ministero dell'Interno. Il Prefetto dichiara che “stanno predisponendo un avviso pubblico per aprire entro marzo 2017 un bando sulla futura gestione”.

La cifra attualmente assegnata all'ente gestore è di 25euro pro-die pro-capite, e ai richiedenti asilo non viene rilasciato il pocket money. Cosa che è stata segnalata come grave inosservanza anche ai fini dei termini di legge La delegazione ha potuto visitare gli spazi, le condizioni di assistenza ed i servizi garantiti che sono risultate con basso standard qualitativo e quantitativo.

A fronte di una capienza che pare finalmente essere stabilita a 300/350 ospiti, il giorno della visita i richiedenti sono 644, ma sono arrivati ad essere oltre 1000 persone. “Ad oggi, nonostante le temperature sotto zero, molte persone sono ancora sistemate nelle tende senza alcuna forma di riscaldamento; con il finanziamento regionale di 570 mila euro destinato a CRI per la ristrutturazione della caserma è stata infatti sistemata una palazzina dove, in grandi camerate, si trovano circa 400 persone. I servizi igienici sono poi risultati completamente insufficienti, creando una situazione che anche l'on. Manconi ha definito ‘al limite del sopportabile’: 30 bagni e 30 docce per tutti i presenti. L'acqua delle docce è riscaldata attraverso boiler la cui portata garantisce acqua calda ad una minima parte delle persone ospitate. Difficile pensare che con questi numeri si possa avere acqua calda nemmeno ‘facendo a turno’ “.

La campagna LasciateCIEntrare ricorda come anche nelle precedenti visite della parlamentare Castelli (M5S) che visitò la Caserma nell'ottobre del 2015, e della visita dell'europarlamentare Elly Schlein del luglio 2016, furono fatte presenti delle carenze sistematiche nella struttura e nella gestione stessa dell'accoglienza dei richiedenti asilo. Le informazioni richieste dalle parlamentari nel corso delle visite non sono mai state fornite, a partire dalla copia della Convenzione stipulata tra la Prefettura e l'ente gestore.

“Dal 2015 – conclude la nota - ci sentiamo dire sempre le stesse cose rispetto alle grosse criticità che la caserma Cavarzerani presenta, criticità che per altro paiono condivise dal Prefetto stesso. Ciò che ci preoccupa è che le modifiche per un miglioramento della situazione vengono sempre presentate come prossime, ma ad oggi non si sono viste. Al di là di questo, nel nome dell'emergenza, da quasi due anni vengono negati i termini minimi per un'accoglienza dignitosa. Ciò che pare evidente è che questa struttura nasce come emergenziale con previsione di breve durata o quanto meno breve permanenza al suo interno, invece le persone si trovano al suo interno per un anno e oltre”.

Lo “scatolone” di Reggio Calabria

La chiamano "Lo Scatolone", è una palestra di plastica in lamiera, a pochi metri dallo stadio "Granillo" a Reggio Calabria. Nata come struttura di emergenza per fronteggiare l'ondata di sbarchi nel mese di luglio, è ad oggi un centro non governativo dove “oltre 100 minori sono stati abbandonati da oltre 6 mesi dalle istituzioni”.

Anche qui la Campagna LasciateCIEntrare con associazione La Kasbah ha effettuato una visita: “al nostro arrivo abbiamo trovato due ragazzini in ciabatte e pantaloncini lisi, fermi all'entrata: gli sguardi estranei e turbati, di bambini cresciuti in fretta, soli ad affrontare un'ordinaria giornata di freddo gelido in una terra straniera. Dopo avere scambiato due parole con loro ci accompagnano all'interno, ‘dovete vedere per comprendere la nostra situazione’ ci dicono”.

Oltre cento minori, il più giovane dei quali appena tredicenne, “condividono un unico spazio, uno stanzone dove si dorme, si mangia sulle brandine, si passa il tempo a parlare, a ricordare. A ricordare le violenze vissute nei loro paesi, i genitori morti ammazzati, la tortura nelle carceri libiche. A sognare, quelli che ancora sono capaci di farlo, una vita diversa dallo squallore nel quale sono stati catapultati all'arrivo sulle coste italiane”.

In alcuni punti, “i vetri alle finestre sono stati sostituiti da cartoni, da fogli di compensato dai quali penetra il freddo pungente di una glaciale mattina di inverno. In fondo allo stanzone si apre un corridoio dove si trovano i servizi igienici, solo due gabinetti per oltre cento persone”.

“Dalle docce – continua il racconto - scorre acqua gelida che ristagna sui pavimenti sporchi. In un angolo, su una panca è appoggiato un vecchio phon da viaggio. I ragazzi ci raccontano che lo usano, all'uscita dalla doccia, per asciugare i loro corpi. Non esistono asciugamani né accappatoi. I vestiti, ci dicono, vengono lavati a mano e stesi ad asciugare su un muro, sul retro della struttura. Alcuni raccontano di essere stati portati allo "Scatolone" 6 mesi fa. Tutti, ci riferiscono, sono ancora in attesa del primo permesso di soggiorno. Non hanno documenti, solo un tesserino con un numero di matricola. Molti di loro, al nostro arrivo, continuano a dormire sulle brandine da campeggio, con addosso le misere coperte dell'esercito, insufficienti a proteggerli dal freddo. Altri sono ansiosi di parlare, di raccontarci le loro vicissitudini di bambini cresciuti in fretta sotto le clusterbombs, nelle carceri libiche dove venivano stuprati tutti i giorni e poi tra il vomito e la benzina di navi cariche di morte”.

“Appena si accorgono, però, che alcuni di noi erano riusciti ad entrare nella struttura invitati dai ragazzi, ci intimano di uscire immediatamente, non dimenticandosi di ricordarci che i due ragazzi con i quali stavamo parlando, e che ci stavano raccontando il malessere generalizzato in quella struttura, "hanno problemi mentali".
Usciti dalla struttura la nostra attenzione viene attirata da un ragazzo. Sta immobile, con le spalle contro il muro e piange silenziosamente. Ci avviciniamo a lui cercando di consolarlo, ben consci della nostra impotenza. Ci riferisce di avere mal di denti da diversi giorni”.

A pochi giorni di distanza, il 25 gennaio, “veniamo allertati da alcuni ragazzi "rinchiusi" nella struttura relativamente al fatto che, la mattina dello stesso giorno, circa una ventina di minori sono stati prelevati dalla polizia e trasportati in questura”. Durante l'operazione, riferiscono i ragazzi, gli stessi volontari dell'Associazione Nazionale Carabinieri indicavano ai militari quali ragazzi dovessero essere prelevati. I 20 ragazzi rimangono in questura per tutta la giornata senza ricevere neanche un pasto, e vengono rilasciati intorno alle 02:30. Nel documento di notifica che viene rilasciato loro, ovviamente non tradotto nella lingua d'origine (nel provvedimento si parla di una traduzione orale all'atto della notifica), viene dichiarato che i ragazzi si sono "resi responsabili di condotte integranti gravi turbative all'ordine e alla sicurezza pubblica" e che viene "valutata positivamente la pericolosità sociale del proposto e risolta favorevolmente la prognosi circa la sua attitudine alla commissione di reati che mettono in pericolo la sicurezza e la tranquillità pubblica". La verità è che i ragazzi si sono resi colpevoli di aver inscenato due proteste a distanza di pochi giorni, tentando di bloccare la strada di accesso alla struttura, “per contestare le condizioni disumane in cui sono costretti a vivere e le continue vessazioni che sono costretti a subire”.

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