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Mercoledì, 20 Giugno 2018

SWG: LA DEMOCRAZIA DELLE ÉLITE CHE GENERA ASTENSIONE, RABBIA E INDIVIDUALISMO

Scritto da  Redazione Lug 03, 2017

Una democrazia “stanca”. Il nostro Paese, come gran parte dei sistemi occidentali, vive una fase di sofferenza del sistema democratico, “siamo in un’epoca in cui l’ideale appare appannato o alquanto affaticato”. Lo dice la rilevazione PoliticApp di Swg nel sondaggio dello scorso weekend.

Il 60% degli italiani ritiene di vivere in un’epoca a basso tasso di democrazia (il dato sale al 66% tra i ceti medio-bassi, per volare al 72% tra i ce- marginali e poveri). A determinare la frattura con la democrazia è il venir meno della promessa di benessere, sviluppo e crescita che il modello ha rappresentato, specie per i ceti bassi, nel corso degli ultimi 60 anni.

Secondo gli italiani il progresso del modello democratico vuol dire, innanzitutto, “aumentare i livelli di benessere delle persone (30%)”. Un ruolo di cui sono convinti in primo luogo i Millennials (33%) e i ceti medio bassi (35%). Una mission che, con l’incedere ormai decennale della crisi, non solo è venuta meno, ma appare anche ben lontana dal potersi realizzare nel futuro.

Un mutamento di corso che, per la maggioranza delle persone, si traduce in un segnale di pericolo per la democrazia stessa (59%), con livelli di apprensione maggiori tra i Millennials (65%) e i ceti medio bassi (61%). All’origine di questo sentimento di minaccia ci sono molteplici sensibilità.
Al primo posto troviamo la corruzione (28%). Essa è una vera e propria mina vagante per la democrazia, segnalata dagli elettori dei Cinquestelle (44%), dai Millennials e dai ceti medio-bassi. Per il ceto medio e per il 40% dell’elettorato del Pd, invece, il fondamentale nemico è il populismo.

L’immigrazione è, invece, il nemico conclamato per l’elettorato della Lega Nord (42%), nonché per i ceti marginali e poveri. La crisi della politica è chiamata in causa dai Baby Boomers (dai cinquantenni-sessantenni) e dai giovanissimi, dagli under 24 anni, mentre la mancanza di una classe dirigente è uno dei fattori di crisi maggiormente segnalato dal ceto medio decadente e dagli elettori indecisi, non schierati con alcuno dei parti in campo.

Nell’analisi più specifica si registra lo scollamento tra democrazia e uguaglianza dei diritti e doveri (63%), mentre il secondo coinvolge la frattura tra democrazia e sovranità popolare, la possibilità delle persone di incidere sulle scelte poli-che (59%).

In entrambi i fattori a segnalare maggiormente lo scarto è il ceto medio; è quel segmento sociale che, dall’esplodere della crisi in poi, avverte di aver perso potere economico, ma anche politico. Oggi questo raggruppamento sociale, si ritiene defraudato del proprio ruolo; si vede schiacciato tra l’esplodere delle varie crisi (economica, politica, di classe dirigente) e lo sviluppo delle pulsioni populiste; si sente tradito e reagisce sviluppando sentimenti di rancore e rabbia. L’Italia di oggi è caratterizzata da un duplice e convergente disagio verso la democrazia.

“Da un lato abbiamo il distacco dei ce- bassi e marginali, traditi dal modello democratico nella loro speranza di ascesa e benessere. Dall’altro lato, abbiamo il ceto medio, tradito nelle sue attese di ruolo e partecipazione al potere”.

In entrambi i casi emerge l’idea che nel nostro Paese si sta affermando una democrazia delle élite. Il duplice percorso di scollamento non nasce per caso. Esso è la scoria più nefasta del neoliberismo di fine secolo. “Esso è il frutto dell’illusione installata nelle persone che lo sviluppo fosse determinato dalla disconnessione delle persone dalla collettività; che la crescita fosse possibile solo individualmente, a prescindere dagli altri, dal contesto comunitario. Una disconnessione che ha avuto il suo suggello politico nella sostituzione del confronto tra le parti con la tifoseria da
stadio, con la caccia al nemico. Un modus politico che ha alimentato il vuoto individualista, rafforzando l’incapacità delle persone e dei parti di individuare temi e aspetti di comunanza per lo sviluppo complessivo di tutta la società. Oggi paghiamo lo scotto di questo vuoto di connessioni e gli effetti sono davanti ai nostri occhi: crescita dell’astensionismo, radicalizzazione delle posizioni, sviluppo di risentimento e rabbia”.

La sfida per la democrazia ci ricorda, come disse oltre trent’anni fa il premier svedese Olof Palme, quanto “i diritti della democrazia non siano riserva- ad un ristretto gruppo all’interno della società, ma siano i diritti di tutte le persone”.

Redazione

@nelpaeseit

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