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Lunedì, 11 Dicembre 2017

BULLISMO, CYBERBULLISMO E SEXTING IN AUMENTO: APPELLO DEI PEDIATRI A MINORI E GENITORI In primo piano

Scritto da  Cronaca Nov 20, 2017

Bullismo e cyberbullismo sono un fenomeno in aumento nel nostro Paese. Secondo i dati del Rapporto Censis 2016 emerge, infatti, che il 52,7% degli studenti tra 11 e 17 anni nel corso dell’anno ha subito comportamenti offensivi, non riguardosi o violenti da parte dei coetanei. La percentuale sale al 55,6% tra le femmine e al 53,3% tra i ragazzi più giovani (11-13 anni). Sulla rete, poi, sono le ragazze ad avere la peggio.

E il cyberbullismo, in effetti, è l’altra faccia della stessa medaglia che fa paura. Secondo i dati diffusi dall’Osservatorio Nazionale Adolescenza 1 adolescente su 10 tra gli 11 e i 13 anni subisce cyberbullismo rispetto all’8,5% dei ragazzi più grandi tra i 14 e i 19 anni. Le femmine sono ancora le vittime predilette dai cyberbulli (70%) che sono per oltre il 60% di sesso maschile.

Quando il cyberbullismo è a sfondo sessuale si parla di sexting e anche qui i dati sono allarmanti: sempre secondo l’Osservatorio, fin dagli 11 anni di età la tendenza degli adolescenti è quella di scattarsi selfie intimi e senza vestiti e inviare le immagini o i video nelle chat. Ciò che desta preoccupazione è l’età dei ragazzi coinvolti, sempre più bassa: sono infatti il 6% dei preadolescenti dagli 11 ai 13 anni, di cui il 70% sono ragazze, che praticano il sexting e circa 1 adolescente su 10, dai 14 ai 19 anni.

“Il bullismo è un fenomeno in continua evoluzione – afferma la prof.ssa Susanna Esposito, ordinario di Pediatria all’Università degli Studi di Perugia e presidente dell’Associazione Mondiale per le Malattie Infettive e i Disordini Immunologici, WAidid – i ragazzi non devono essere allarmati ma consapevoli che le loro azioni possono cambiare la vita di un loro coetaneo, influenzandoli durante una delle fasi più delicate della loro vita come appunto l’adolescenza. Anche i genitori devono fare la loro parte, prestando attenzione all’utilizzo che i figli fanno dei cellulari e dei social. Nonostante ci sia il divieto di iscrizione ai social network prima dei 13 anni di età, infatti, i bambini si aggirano fin da piccolissimi sulle diverse piattaforme social attraverso lo smartphone o il tablet dei genitori. Permettendogli l’accesso nonostante il divieto, i primi ad infrangere le regole sono proprio loro”.

Gli adolescenti di oggi, e talvolta anche i loro genitori, sembrano in effetti sottovalutare il pericolo e la gravità. Per fortuna oggi esiste una tutela in più con la Legge 29 maggio 2017 n. 71 secondo cui “un minore di almeno 14 anni potrà chiedere, senza l’intervento di un adulto, di oscurare, rimuovere o bloccare i contenuti diffusi in rete al gestore del sito web o ai social network. E se non sarà cancellato entro 48 ore, potrà ricorrere al Garante della privacy”.

Tra i centri in Italia che vengono in soccorso delle vittime di bullismo e dei loro genitori, un ruolo importante lo svolge il Centro multidisciplinare sul disagio adolescenziale della Casa Pediatrica Fatebenefratelli a Milano che solo nel 2016 ha raccolto oltre mille pazienti con un incremento dell'8% rispetto al 2015. La Casa Pediatrica ha stipulato un protocollo pluriennale con il Ministero dell'Istruzione per ampliare proprio la sezione dedicata alla prevenzione e alla cura dei problemi di bullismo e cyberbullismo.

“I nostri piccoli pazienti hanno per lo più dagli 8 ai 16 anni, età che scende anche a quattro o cinque anni per quanto riguarda episodi di bullismo 'classico', che non va sulla rete, per intenderci - spiega il prof. Luca Bernardo, direttore della Casa Pediatrica Fatebenefratelli. Quello che manca è un incontro tra famiglie, scuola e istituzioni sul piano della prevenzione. I dati sul bullismo e, in particolare, sul cyberbullismo sono in aumento, questo significa che qualcosa non sta funzionando. Bisogna formare prima di tutto le famiglie e gli insegnanti. Nella metà delle scuole italiane, infatti, si verificano episodi di bullismo o cyberbullismo ogni giorno. La prevenzione e la cura devono essere poi svolti da centri specializzati. Nella nostra struttura il percorso di cura può durare da sei mesi a un anno e mezzo. Come prima cosa incontriamo i genitori per ricostruire la storia, poi parliamo con i ragazzi e infine decidiamo insieme il piano progettuale, spesso svolgiamo attività di gruppo con scuole e lavori pratici di vario tipo”.

In collaborazione con il prof. Bernardo, a Perugia presso la Clinica Pediatrica dell’Azienda Ospedaliera-Universitaria la prof.ssa Esposito intende istituire uno sportello multidisciplinare per offrire un aiuto ai minori vittime di violenze. “Le violenze consumate contro i minori spesso non vengono intercettate neanche dai medici di famiglia e dai pediatri e diventano evidenti quando ormai sono reiterate”. Aggiunge la prof.ssa Esposito: “A Perugia dal mio arrivo un anno fa mi sono trovata spesso di fronte a situazioni di abuso sui minori e a un importante disagio sociale. Considerato anche il rapporto di stima e collaborazione che da anni mi unisce al prof. Bernardo, ho pensato di istituire uno sportello dedicato in stretta collaborazione con la Casa Pediatrica Fatebenefratelli”.

I pediatri di WAidid per gli adolescenti e i loro genitori invitano a rispettare alcune semplici regole: rispetto, non isolarsi, reagire, segnalare le violenze, fare buon uso dei social network, dialogare. 

L'ultima modifica Lunedì, 20 Novembre 2017 15:37
Cronaca

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