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Lunedì, 23 Aprile 2018

MIGRANTI, IL PRIMO NAUFRAGIO DEL 2018 ALL'EPIFANIA: 64 MORTI A LARGO DELLA LIBIA In primo piano

Scritto da  Redazione Gen 08, 2018

“La situazione nel Mediterraneo e in Libia continua ad essere particolarmente grave. Non si può ravvisare certamente un miglioramento nel calo degli arrivi in Italia rispetto al 2016 o nella diminuzione dei decessi in mare, che comunque superano le 3000 vittime”. E’ il commento del Centro Astalli che ricorda il primo naufragio del 2018, il giorno dell'Epifania al largo delle coste libiche: 86 migranti salvati dalla Guardia costiera italiana, otto i cadaveri recuperati, tutte donne.

“Le persone che non riescono ad attraversare il mare – si legge - vengono rinchiuse in carceri libiche dove sono esposti a violenze e gravi violazioni di diritti umani”.

Il Centro Astalli sottolinea che dal primo gennaio sono stati recuperati in mare e indirizzati in Italia 417 migranti e che nel 2017 almeno 3.116 migranti hanno perso la vita nel Mediterraneo. Sono invece riusciti a sbarcare in Italia in 119.369, il 34,24% in meno rispetto al 2016. “Il calo è iniziato a luglio, dopo gli accordi siglati con Tripoli: - prosegue il Centro Astalli - da allora la Guardia costiera libica ha iniziato a pattugliare le acque, riportando indietro chi tentava la traversata per rinchiuderli in centri di detenzione gestiti dal governo o dalle milizie”.

L’organizzazione torna a chiedere a istituzioni nazionali e sovranazionali l’attivazione immediata di vie legali che consentano a chi scappa da guerre e persecuzioni di giungere in Europa per chiedere protezione; di non far accordi con paesi terzi in cui non vengono rispettati i diritti umani e in cui non sia pienamente assicurato il rispetto del diritto d’asilo e di potenziare lo sforzo di ricerca e soccorso delle imbarcazioni in difficoltà nel Mediterraneo.

Su Twitter Carlotta Sami, portavoce dell’Unhcr, scrive: “Siamo a Catania, accogliamo i sopravvissuti sotto choc del primo naufragio del 2018. I corpi recuperati sono 8, tutte donne. Fra loro la mamma di un bimbo di 2 anni, ora orfano. Queste vite vanno salvate a terra e in mare, senza esitazioni: ogni giorno la loro vita è a rischio”. Per Unhcr Italia "le attività di salvataggio in mare sono e rimarranno essenziali anche nel 2018". Secondo Flavio Di Giacomo, portavoce italiano dell'Oim, sarebbero 64 i migranti morti  in mare.

Il supporto di Medici Senza Frontiere

Le équipe di Medici Senza Frontiere (MSF) hanno svolto questa mattina un intervento di Primo Soccorso Psicologico (PFA) al porto di Catania per i sopravvissuti del naufragio del 6 gennaio. “Dalle prime ricostruzioni, sembra che i sopravvissuti abbiano aspettato almeno due ore l’arrivo dei soccorsi. Aggrappati a quel che restava del gommone, si aiutavano gli uni con gli altri, mentre osservavano altre persone lottare per sopravvivere. Purtroppo, in questo lasso di tempo almeno 64 persone, tra cui molti bambini, avrebbero perso la vita in mare,” dichiara Teo Di Piazza, coordinatore MSF dell’attività di supporto psicologico in Sicilia.

Delle 14 persone assistite dagli psicologi di MSF, nove hanno perso almeno un membro della famiglia e tutti hanno perso almeno una persona cara durante la traversata. “Tra i sopravvissuti ci sono anche un bambino di tre anni che ha perso la madre e una famiglia di undici persone in cui si sono salvati solamente in tre,”continua Di Piazza di MSF.  

Il barcone sarebbe partito la notte precedente al soccorso dal porto di Garabulli, a est di Tripoli, con circa 150 persone a bordo e verso mezzogiorno avrebbe cominciato ad imbarcare acqua mentre le condizioni del mare peggioravano. “Nonostante gli sforzi delle autorità europee ed italiane per chiudere ad ogni costo la rotta Mediterranea e bloccare le persone in Libia, uomini, donne e bambini continuano a rischiare la vita e a morire in mare”, dichiara Tommaso Fabbri, capo missione di MSF in Italia. “Questa continua tragedia non si risolverà con stretti corridoi umanitari per pochi. Solo l’apertura di vie legali e sicure stabili e sostenibili per chi è in cerca di protezione potrà evitare che persone disperate mettano i loro destini e quelli dei loro figli nelle mani dei trafficanti.”

(Fonte: Redattore Sociale)

 

 

L'ultima modifica Martedì, 09 Gennaio 2018 12:44
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