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Martedì, 25 Settembre 2018

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DOPO MACERATA: IL CORTO CIRCUITO DI CHI DIFENDE "GLI EREDI DEL FASCISMO ITALIANO" In primo piano

Scritto da  Giuseppe Manzo Feb 19, 2018

Dopo Macerata sale la tensione. Un vero e proprio corto circuito in piena campagna elettorale. Da Bologna a Napoli, passando per Piacenza e Venezia, si moltiplicano manifestazioni contro i comizi di Forza Nuova e Casa Pound. Dai presidi in piazza a scontri con le forze dell’ordine che sbarrano la strada ai luoghi delle iniziative neofasciste. Gli scontri di Bologna venerdì scorso sono arrivati dopo gli arresti dei manifestanti che avrebbero aggredito un carabiniere durante le tensioni a Piacenza della settimana precedente.

Dopo i proiettili di Traini in Italia si è alzata una cappa pesante, un clima che ha creato un corto circuito sui concetti di antifascismo e fascismo, su  Costituzione e democrazia. Da una parte alcune forze politiche cavalcano il sentimento razzista e anti-migranti di circa metà del Paese; dall'altro settori della società che seppur dichiarandosi "antifascisti" accolgono Forza Nuova e Casa Pound nell'alveo istituzionale. 

Se il 10 febbraio 30mila persone hanno manifestato con determinazione nella città marchigiana contro fascismo e razzismo anche domenica scorsa hanno replicato comune e associazioni. Ma sempre ieri Napoli, dopo Bologna, si sono registrati scontri pesanti che hanno visto cariche della polizia nella centralissima piazza Garibaldi. Il bilancio è di 20 fermati e alcuni feriti, quasi tutti giovanissimi o addirittura studenti minorenni. Tutto è avvenuto a poca distanza dall’hotel Ramada dove Casa Pound con il suo capo Simone Di Stefano teneva un comizio elettorale. 

“Siamo gli eredi del fascismo italiano”, ha detto Di Stefano mentre alcuni antifascisti venivano messi faccia al muro e perquisiti in una inquietante scenografia “cilena” e anche alcuni giornalisti venivano colpiti durante il loro lavoro (come testimonia il videoreporter Carlo Maria Alfarano sulla sua pagina facebook). Il questore di Napoli De Iesu ha parlato di “manigoldi” e che tutto è stato “pianificato al meglio consentendo il regolare svolgimento della manifestazione di Casa Pound all'interno dell'hotel”. Di fronte a questa dichiarazione sorgono una serie di domande su quale legalità costituzionale sia legittima oggi per alcuni uomini dello Stato. Tanto che proprio sulla manifestazione dello scorso 10 febbraio si è creata una certa confusione che ha portato ad appelli, divieti e adesioni ritirate.  

Secondo Di Stefano la proposta avallata già da alcuni esponenti politici come l’ex presidente della Camera Laura Boldrini di uno scioglimento delle compagine neofasciste “sarebbe ridicola perché è come se avessero sciolto il Movimento Sociale Italiano”. Eppure sembra strano dover ricordare Sandro Pertini, partigiano e presidente della Repubblica, che proprio durante le giornate di Genova del 1960 contro il congresso Msi tuonava senza ricevere accuse di “anti-democratico”: “essere antifascisti è impedire ai fascisti di manifestare”.

Siamo di fronte a un corto circuito del Paese che è nato dalla Costituzione partigiana. Il discorso pubblico evidenzia, ormai, non solo una legittimità a organizzazioni dichiaratamente fasciste e xenofobe ma capovolge il paradigma: “la violenza degli antifascisti è fascista”. A rendere queste affermazioni non sono solo forze politiche di destra che accolgono e proteggono l’estrema destra con il suo elettorato, ma anche figure “liberal” e “democratiche”. Questi stessi esponenti della “società civile” non hanno mai sprecato indignazione per le azioni intimidatorie di Como, gli assalti ai centri di accoglienza, l’uccisione dei senegalesi a Firenze nel 2010 e quella di Emmanuel a Fermo nel 2016, i puntuali arresti di neofascisti coinvolti nella criminalità comune, i pestaggi verso ambulanti e giovani attivisti.

Siamo di fronte a una tragica doppia legittimazione che va oltre la vecchia teoria degli “opposti estremismi” mentre si punta unicamente il dito contro le manifestazioni antifasciste, accettando e legittimando chi come Forza Nuova paga le spese legali dell’attentatore Traini.

Questo scenario si dipana nel momento clou della campagna elettorale, a meno di due settimane dal voto. E sabato è prevista la manifestazione nazionale dell’Anpi a Roma “Mai più fascismi” in piazza della Repubblica alle 13 e poi in piazza del Popolo alle 15. Nell’appello viene scritto: “l’Italia democratica, solidale, responsabile, civile deve alzare la testa e, unita, contrastare con gli strumenti della democrazia, del dialogo, della cultura e della partecipazione ogni deriva razzista, oscurantista, autoritaria ed ogni irresponsabile demagogia che fomenta paure, rancori, xenofobie”.  Proprio questo Paese “democratico e civile” deve uscire dal corto circuito e scegliere da che parte stare.

 

 

L'ultima modifica Lunedì, 19 Febbraio 2018 13:23
Giuseppe Manzo

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