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Mercoledì, 18 Luglio 2018

REGENI, G8 E TORTURA: A DIFESA DEL PM ZUCCA UN APPELLO E MAGISTRATURA DEMOCRATICA In primo piano

Scritto da  Cronaca Mar 22, 2018

L'apertura di una pratica sul pm di Genova Enrico Zucca è stata chiesta al Csm dal presidente della prima commissione Antonio Leone per valutare se vi siano "profili di incompatibilità", cioè se il magistrato vada trasferito d'ufficio. Il vicepresidente del Csm Giovanni Legnini ha detto che sottoporrà la questione al prossimo comitato di presidenza e ha definito doveroso l'intervento del Csm. Questa è la conseguenza dopo le polemiche scoppiate per le dichiarazioni del magistrato che, in merito al caso Regeni, aveva ammonito l’Italia di fronte ai poliziotti responsabili condannati in sede giudiziaria per le torture al G8 e ancora in carica nei vertici operativi.

Sul pm lo scontro è partito dopo le sue dichiarazioni contestate dal capo della Polizia Franco Gabrielli: "Arditi parallelismi e infamanti accuse che qualificano soltanto chi li proferisce". Ma Zucca ha ribadito il suo pensiero senza un passo indietro: “La rimozione del funzionario condannato è un obbligo convenzionale, non una scelta politica, e queste cose le ho dette e scritte anche in passato. Il Governo deve spiegare perché ha tenuto ai vertici operativi dei condannati. Fa parte dell'esecuzione di una sentenza".

L’appello e la difesa di Magistratura Democratica

A difesa di Zucca è partito un appello lanciato dal giornale Altreconomia che vede già numerose adesioni: “sono state disattese sia le indicazioni sulle misure necessarie a prevenire nuovi abusi (vedi la contorta e inapplicabile legge dell’estate scorsa e la mancata introduzione dei codici di riconoscimento sulle divise), sia le prescrizioni circa la necessaria rimozione dei funzionari condannati in via definitiva (abbiamo invece avuto protezioni, promozioni, inopinati ritorni al vertice). Solo rispettando simili indicazioni è possibile tutelare la dignità e credibilità delle forze di polizia, sia sul piano interno sia su quello internazionale. Enrico Zucca ha detto una semplice quanto sacrosanta verità, che sottoscriviamo”.

Anche Magistratura Democratica interviene in difesa del magistrato: “Si ripropone – si legge in un comunicato - ancora una volta, il tema del diritto del magistrato a partecipare al dibattito pubblico. Consapevoli dei criteri di equilibrio e di misura che devono caratterizzare la manifestazione del pensiero da parte dei magistrati, ribadiamo che la non condivisione dei contenuti non può essere impropriamente “sanzionata” con iniziative di carattere disciplinare”.

“Riteniamo – conclude MD - che non possa qualificarsi oltraggioso per le forze dell’ordine ribadire, sulla base di queste premesse condivise, l’incidenza di quella grave vicenda sulla credibilità delle istituzioni, nell’ambito delle quali, nel pieno rispetto della legge e dei diritti delle persone, si collocano le forze di polizia con il loro quotidiano e indispensabile lavoro, nella legalità e a tutela della legalità”.

Sullo sfondo resta la grande difficoltà del nostro Paese a fare i conti con i fatti del G8 e con tanti altri eventi del nostro passato in cui sono implicati uomini dello Stato sul tema dei diritti umani e della tortura. Proprio sulla tortura la scorsa legislatura ha attraversato un tormentato iter per approvare una legge che potesse sancire il reato, con diverse forze politiche ostili alla sua introduzione. Le parole di Zucca aprono uno squarcio non solo sulla ferita del G8 ma sulla punibilità di chi è chiamato a difendere le persone, come sancito dalla Costituzione. 

L'ultima modifica Giovedì, 22 Marzo 2018 10:13
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