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Martedì, 16 Ottobre 2018

WORLD PRESS FREEDOM DAY: ECCO DOVE SI MUORE (E SI RISCHIA) PER FARE GIORNALISMO In primo piano

Scritto da  Redazione Mag 03, 2018

Sono quasi sempre i cronisti locali (95%), quelli sul campo, a rischiare. Sudamerica, Nordafrica e Medioriente le regioni dove si muore di più. Nella giornata mondiale per la libertà di stampa l’Unesco fornisce i dati in un Rapporto che offre i numeri di una strage: sono stati 530 i giornalisti uccisi tra il 2012 e il 2016.

Audrey Azoulay, direttore generale Unesco, spiega i motivi di questa giornata: Nel 2017, 79 giornalisti sono stati assassinati in tutto il mondo nell'esercizio della loro professione. L'UNESCO si impegna a difendere la sicurezza dei giornalisti e a lottare contro l'impunità per i crimini commessi contro di loro. Contribuisce inoltre alla loro formazione e aiuta le autorità di diversi paesi ad adattare le loro leggi sulla libertà di espressione agli standard internazionali

Al liceo Mamiani di Roma un’iniziativa ha celebrato la Giornata mondiale. Ad aprire l'incontro, dal titolo 'L'informazione accerchiata', la portavoce di Articolo21, Elisa Marincola e il presidente della Federazione nazionale della Stampa italiana, Giuseppe Giulietti, che hanno ricordato i tanti cronisti, «molti dal nome ignoto, che operano in Sicilia, in Calabria, in Puglia, in Campania, ragazzi e ragazze che hanno fra i 20 e i 30 anni e che spesso lavorano con contratti precari. Molti di loro – ha ribadito Giulietti – sono stati picchiati e minacciati dalla camorra, dalla mafia, dalla corruzione e dal malaffare».

Giulietti e Marincola hanno anche rivolto un pensiero particolare ai cronisti turchi da poco condannati in primo grado a diversi anni di carcere, al fotoreporter Giorgio Bianchi, fermato ieri in Ucraina e ai dieci giornalisti rimasti uccisi due giorni fa nell'ennesimo attentato kamikaze a Kabul. «Con Amnesty, ma anche con Articolo 21 e Ordine dei giornalisti, abbiamo deciso poco fa di chiedere la liberazione di Giorgio Bianchi, fotoreporter conosciuto per i suoi reportage da teatri di guerra come la Siria», ha detto il presidente Giulietti, anticipando che «oggi chiederemo tutti insieme al ministero degli Esteri di informarsi sulla situazione riguardante questo giornalista».

Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia ha ricordato quello che avviene in Paesi come il Messico, l'Egitto, la Cina, l'Uzbekistan, l'Iran, «dove – ha detto – fare il giornalista può costare la vita anche se questi posti non sono teatro di guerre. Luoghi pericolosi per quei giornalisti che vogliono essere liberi di raccontare quello che accade. E in tutti questi luoghi – ha concluso – la richiesta dei reporter è sempre la stessa: chiedono di non essere lasciati soli»

Il Capo dello Stato Sergio Mattarella denuncia il clima in cui lavorano i giornalisti italiani. "Una nuova stagione di violenze contro la stampa, in Italia, in Europa, nel mondo, sembra riaffacciarsi: ancora oggi aggressioni e intimidazioni minacciano il lavoro di quei cronisti che non si piegano alla logica di interessi e poteri illegali e della criminalità, recando così un contributo rilevante alla causa della democrazia. Occorre sostenere il loro lavoro perché difendono dall'aggressione la nostra vita sociale e la nostra libertà personale e familiare, attraverso l'informazione libera e corretta. Occorre proteggere le loro voci che rifiutano ogni sopraffazione. La libertà di informazione, come attesta la nostra Costituzione, è fondamento di democrazia".

 

 

L'ultima modifica Giovedì, 03 Maggio 2018 10:38
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