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Venerdì, 22 Giugno 2018

LAVORO, AL VIA "CANTIERE" DI LEGACOOPSOCIALI. VANNI: "RIAFFERMIAMO IMPEGNO PER L'ACCOGLIENZA" In primo piano

Scritto da  Redazione Giu 07, 2018

Sono stati 120 i partecipanti di “Immaginare il cambiamento”, la due giorni della cooperazione sociale di inserimento lavorativo promossa da Legacoopsociali. I rappresentanti delle cooperative provenienti da tutta Italia si sono confrontati e hanno discusso su diversi temi: appalti, inclusione, innovazione e accoglienza tra gli altri temi. A coadiuvare i dirigenti dell’associazione sono intervenuti Carlo Borzaga, presidente Euricse, Pietro Barbieri, coordinatore dell’Osservatorio nazionale sulle disabilità, Luciano Gallo, avvocato.

Le due giornate sono partite dai numeri della cooperazione sociale “di tipo B”: 800 associate, 30mila occupati, 10mila quelli svantaggiati. Borzaga ha illustrato che questi numeri si inseriscono nei dati complessivi di tenuta della cooperazione sociale durante la crisi tra il 2011 e il 2015: +43% del numero delle cooperative, il 65% di lavoratori a tempo indeterminato, il 58% di investimenti a fronte del 16% per le società Spa e Srl.

Sull’innovazione Andrea Bernardoni, presidenza Legacoopsociali, ha presentato il Rapporto finale del progetto futuro.coop: sono state analizzate 114 cooperative e 135 casi di innovazione sociale distribuiti su tutto il territorio nazionale. Tra i principali ambiti di attività si registrano lo sviluppo locale, il welfare partecipato (soprattutto al Centro-Nord con oltre 70% complessivo), l’agricoltura sociale (soprattutto al Sud con il 28%), il partenariato pubblico-privato.

Il “Cantiere”

A chiudere la due giorni è stata la presidente nazionale Eleonora Vanni che fatto riferimento ai temi di attualità dell’insediamento del nuovo governo, a cominciare dalla questione migranti e accoglienza: “In riferimento all’attualità sul tema migranti e rifugiati noi condividiamo la necessità di controlli puntuali sui soggetti coinvolti nelle attività di accoglienza per isolare e intervenire in contesti non corretti o addirittura illegali. Al nostro interno abbiamo assunto posizioni molto chiare sugli elementi che qualificano l’accoglienza ponendoci in netta contrapposizione a quei contesti e a quelle pratiche che nei fatti risultano lesive dei principi fondamentali del rispetto della dignità umana. Da tempo chiediamo anche che si accorcino i tempi di risposta ai richiedenti asilo perché le lungaggini burocratiche  creano situazioni di incertezza prolungata che incidono su tutti quegli interventi volti preparare le condizioni per una corretta inclusione come le attività di formazione e di avviamento al lavoro. Detto questo riaffermiamo la qualità del nostro lavoro e del nostro impegno per costruire comunità accoglienti dove l’erogazione dei servizi costituisce uno degli strumenti attraverso i quali garantire percorsi appropriati e socialmente rilevanti. Noi abbiamo messo la faccia nel processo di Mafia Capitale ponendoci come parte civile e, dopo il riconoscimento del danno, abbiamo anche riaffermato la nostra posizione nel processo di appello nella convinzione che l’illegalità di pochi getti ombre e pregiudizio nei confronti degli operatori che tutti i giorni prestano la loro attività in contesti difficili sia dal punto di vista sociale che umano. I fenomeni migratori non si possono fermare con i muri o con i centri di detenzione, non si può eliminare il legittimo diritto alla mobilità delle persone, ma si può e si deve gestirlo nel rispetto dei diritti umani e delle comunità accoglienti”.  

“Questi temi – aggiunge - sono tutti all’interno di questa due giorni che ha fatto emergere aspetti fondamentali della cultura cooperativa e della motivazione dei soci cooperatori; anche per questo abbiamo l’esigenza di costruire una comunicazione che sappia raccontare chi siamo oltre ogni luogo comune. Siamo quei soggetti che non solo gestiscono attività di interesse generale nel rispetto dei criteri della sostenibilità economica e nel rispetto della qualità del lavoro, ma hanno il dovere di praticare quella mutualità esterna che si sostanzia, oltreché nella promozione umana, nello sviluppo delle comunità di appartenenza. Davanti, però, abbiamo la sfida dell’innovazione, illustrata sottolineata anche nel Rapporto di ricerca finale del progetto futuro.coop. Innovazione sociale che si basa su percorsi di partecipazione e quella relativa a prodotti e servizi che può essere incentivata e condivisa in processi di Open Innovation testimoniati da alcuni interventi cooperativi”.

“Parola chiave di un gruppo di lavoro è “differenze” – conclude Vanni - che per noi sono una ricchezza perché non possiamo rinchiuderci nell’autorefenzialità ma bisogna mettere in rete le nostre esperienze diverse, valorizzando la creatività tipica della cooperazione sociale di inserimento lavorativo. A questo si aggiunge il valore della condivisione, le piattaforme e il tema delle alleanze. A partire da questi temi riapriamo il cantiere della cooperazione sociale di inclusione lavorativa per mettere la nostra esperienza a servizio delle politiche attive del lavoro di cui ci siamo parte significativa per promuovere cultura e pratica del lavoro buono e dell’inclusione di tutte le persone come mezzo per affermare ruolo e dignità sociale”

L'ultima modifica Giovedì, 07 Giugno 2018 14:41
Redazione

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