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Venerdì, 22 Giugno 2018

#APRITEIPORTI, DA ERDOGAN A SALVINI: "O RESTIAMO SPETTATORI O RESTIAMO UMANI" In primo piano

Scritto da  Redazione Giu 12, 2018

“Se l'uomo è conservatore per natura, perché non vuole rischiare ciò che possiede per quanto poco sia, il migrante ha già raggiunto il punto di non ritorno e sa già cosa significa giocare con il destino e con la propria vita […] . Un agire che in tendenza apporta più ricchezza di quanta ne porti via anche senza saperlo. Esseri umani che prima di essere persone che si spostano sul territorio sono cittadini che sono stati e sono disposti a scommettere su qualcosa di migliore per sé stessi.”  Matteo Dean

 

Non è uno scherzo, anche se la fotografia potrebbe farlo credere: un uomo in cravatta, l’abito elegante, lo sguardo ammiccante e tenebroso, gli occhi socchiusi e le braccia conserte. Un hashtag #chiudiamoiporti. Così il Ministro dell’Interno Matteo Salvini ha lanciato la sua campagna mediatica. Così ha deciso di iniziare il suo mandato, con un'immagine volitiva di uomo che governa e decide. Purtroppo sulla pelle di donne uomini e bambini, 629 persone ne stanno pagando il prezzo.

Le vie del mare

Due anni fa il premier turco Recep Tayyip Erdogan aveva giocato ad alzare il prezzo usando il via libera, attraverso la rotta balcanica, a migliaia di uomini, donne e bambini. Il gioco aveva pagato. Le bande criminali libiche, che qualcuno chiama anche “guardia costiera libica”, erano state pagate dal governo Gentiloni per “trattenere” più migranti possibile nei lager, vittime di abusi, torture e violenze, a volte venduti come schiavi. Quelle bande, prima pagate per fare gli scafisti, poi per fare gli aguzzini. Adesso anche loro giocano ad alzare il prezzo con il nuovo interlocutore politico governativo italiano, la via del mare è parzialmente riaperta.

Pur non essendo un amante dei videogiochi ne conosco il funzionamento e il modo perverso per “tenere incollati” i giocatori: aumentare gradualmente, di poco, il livello di difficoltà. Ti abitui ma non ti annoi. Quello che stiamo vivendo, per noi “spettatori”, sembra proprio un videogioco. Il livello di difficoltà cresce a ogni passaggio e ci abituiamo facilmente, ritenendo addirittura il livello precedente uno scherzo in confronto a quello attuale. Solo che è tutto collegato, non c'è un oggi senza un ieri, non c'è un Salvini senza un Minniti.

Vi ricordate un anno fa, l'estate in cui le Ong vennero “uccise”? Io scrivevo questo: “Viviamo un momento in cui l'ondata razzista e xenofoba sembra inarrestabile, ad ogni sondaggio elettorale in cui i partiti si vedono in calo scatta immediatamente la salivazione dei cani di Pavlov e parte un attacco ai migranti, ai profughi e ai rifugiati.”

Le dichiarazioni dell'allora Ministro Minniti nei confronti di Medici Senza Frontiere erano di “velata” minaccia: "L'aver rifiutato l'accettazione e la firma del codice di condotta pone quelle organizzazioni non governative fuori dal sistema organizzato per il salvataggio in mare, con tutte le conseguenze del caso concreto che potranno determinarsi a partire dalla sicurezza delle imbarcazioni stesse”. Una delle imbarcazioni di cui stava parlando il Ministro degli Interni Marco Minniti era la nave Aquarius.

In quel momento avevamo un governo di centrosinistra, che faceva gli accordi con i libici, imponeva il codice per limitare le operazioni Sar delle Ong e minacciava “velatamente” quelle che non lo firmavano. Avevamo un’opposizione che parlava delle Ong come “taxi del mare” che andavano a prendere a casa loro i migranti per portarli nel nostro Paese; questa era l'opposizione “buona”. Quella cattiva diceva che bisognava lasciarli annegare.

Sostanzialmente la quasi totalità del quadro istituzionale aveva deciso che la campagna elettorale si giocava su chi era più efficace nel mortificare le persone in fuga. Come sia finita lo sappiamo. Non poteva finire diversamente. Tuttavia la fotografia dell'uomo in abito elegante continua ad inquietarmi. È ovvio che, per me, sia ridicola, un’immagine da pernacchie, come quando da ragazzini tentavi di metterti in posa da “duro” con la sigaretta sulle labbra, ma sapevi benissimo che scattata la fotografia partivano i colpi di tosse. Era una posa, proprio per questo ridicola. Evidentemente il gusto estetico e il senso del ridicolo è un fattore soggettivo, tanto che per molti quell'uomo in abito elegante evidentemente non fa ridere come un bulletto qualsiasi del quartiere, ma é considerato credibile e addirittura votabile.

Buttandola evidentemente in burletta, per buona parte dei cittadini italiani passa in secondo piano il fatto che questo non è un videogioco,  i morti in mare non sono virtuali, le donne, gli uomini e i bambini che stanno sospesi nell'Adriatico sulla nave Aquarius in questo momento rischiano veramente le loro vite. E noi la nostra umanità.

Stiamo arrivando al punto di non ritorno. Siamo ad uno scontro culturale ben prima che politico, in queste ore è chiaro più che mai. Mentre il governo Cinque Stelle-Lega disponeva la chiusura dei porti, alcuni sindaci dichiaravano le proprie città aperte e pronte ad accogliere le 629 persone presenti sulla nave Aquarius. Mentre sui social si polarizzava la questione tra porti chiusi e porti aperti, alcune migliaia di persone scendevano in piazza in diverse città italiane. Questo dovrebbe essere solo l'inizio.

Restare umani

Come rispondere a tutto questo è il tema da affrontare e da capire, come pretendere che, se i porti si chiudono per le persone, lo siano anche per le merci e da uno sciopero generale. Come fare in modo che quei sindaci e quelle città che rappresentano siano oggi i luoghi da cui far partire una mobilitazione nazionale. Come schierare le nostre associazioni, le nostre realtà, le nostre reti affinché in questo scontro culturale ci sia una parte capace di contrapporsi alla barbarie. Lo sdegno diventerà scoramento se non saremo capaci di mobilitare e mobilitarci. Una mobilitazione che ci costringa a riprendere in mano il senso da dare all'affermazione “restiamo umani”. Un’affermazione che rischia di essere sterile se agita solo attraverso i post su Facebook.

Stiamo scivolando inesorabilmente verso una deriva da cui è sempre più difficile risalire, i commenti sui social danno la dimensione della barbarie che stiamo vivendo. “Gli spettatori che applaudono sono i peggiori”. Gli ignavi complici. Dobbiamo ricominciare e dobbiamo farlo subito, le piazze sono ancora il luogo in cui esprimere il nostro dissenso, le strade e i quartieri ancora quello in cui ricostruire il modo in cui vogliamo vivere, gridare, amare per darci ancora una possibilità, restare umani.

Alessandro Metz - Operatore sociale

 

L'ultima modifica Martedì, 12 Giugno 2018 14:34
Redazione

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