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Venerdì, 22 Giugno 2018

Foto Sos Mediterranee da twitter @MSF Foto Sos Mediterranee da twitter @MSF

AQUARIUS, MSF: "PERSONE ESAUSTE, SERVE SBARCO IMMEDIATO". IN ITALIA APPELLI E CORTEI In primo piano

Scritto da  Redazione Giu 12, 2018

Medici Senza Frontiere (MSF) chiede agli Stati membri dell’Unione Europea di facilitare lo sbarco immediato delle 629 persone soccorse nel fine settimana nel Mediterraneo e ora a bordo della Aquarius, la nave di ricerca e soccorso gestita da SOS Mediterranee in collaborazione con MSF. La nave si trova ancora al largo delle coste di Malta e Italia, i paesi che dispongono dei porti sicuri più vicini e che stanno fornendo approvvigionamenti, ma che continuano a negare l’autorizzazione a sbarcare.

MSF ha molto apprezzato “l’importante segno di solidarietà della Spagna, che ha offerto Valencia come porto di sbarco”. Ma raggiungere la Spagna implica che le persone soccorse, già esauste, dovrebbero sopportare altri quattro giorni di navigazione in difficili condizioni e con il meteo in peggioramento. Le autorità italiane hanno offerto di trasferire 500 persone su altre navi e navigare insieme fino a Valencia. Per MSF l’opzione migliore è di “sbarcare le persone soccorse nel porto più vicino, a Malta o in Italia, e successivamente trasferirle con altri mezzi in Spagna o in altri paesi sicuri per ricevere ulteriore assistenza umanitaria e legale”.

“Non è possibile rimandare ancora lo sbarco” ha detto il dr. Dan Beversluis, medico di MSF a bordo della Aquarius. “La priorità deve essere di sbarcare immediatamente tutte le 629 persone – tra cui 123 minori non accompagnati, 11 bambini e 6 donne incinte – nel porto sicuro più vicino. La situazione medica a bordo è stabile per ora ma le persone sono esauste e sotto pressione”.

L’appello

“La chiusura dei porti italiani alla nave Aquarius e alla Sea Watch 3, annunciata dal ministro Salvini, è una soluzione inaccettabile. La Convenzione di Amburgo del 1979 e le altre norme internazionali sul soccorso marittimo, oltre che i fondamentali principi di solidarietà, impongono che le persone soccorse in mare debbano essere sbarcate nel primo “porto sicuro” sia per prossimità geografica sia dal punto di vista del rispetto dei diritti umani. L'Italia non può voltare le spalle, ogni migrante, tra cui tante donne e bambini indifesi, è prima di tutto una persona costretta a lasciare la propria terra, a causa di guerre, fame, siccità e disastri ambientali, per cercare la sopravvivenza altrove chiedendo accoglienza e asilo. Non si faccia l'imperdonabile errore di chiudersi nei confini della propria nazione, di alzare nuovi muri di odio e paura che non fanno bene al Paese e che aumentano ancora di più le disuguaglianze. Per questo chiediamo al Governo che vengano riaperti immediatamente i porti italiani per accogliere le navi che soccorrono i migranti”.

Questo è il testo dell’appello firmato da Anpi, Arci, Azione Cattolica, Libera, Legambiente, Rete della conoscenza. Intanto ieri a Palermo oltre mille cittadini sono scesi in piazza con il sindaco Leoluca Orlando per chiedere l’apertura del porto. Oggi è prevista un’altra manifestazione a Napoli.

Il diritto internazionale

Dalla Spagna il governo fa sapere che il nostro Paese rischia procedimenti penali di fronte al rifiuto di accogliere la nave con i 629 naufraghi. “Il comportamento del governo italiano nella vicenda Aquarius è gravissimo e l’intervento della Spagna non solleva l’Italia dalle sue responsabilità” sottolinea l’Asgi,l’Associaziono studi giuridici sull’immigrazione, che lancia l’allarme sul possibile imminente ripetersi di episodi analoghi. “La scelta di solidarietà fatta dal Governo spagnolo di fornire assistenza materiale e giuridica ai naufraghi salvati dalla nave Aquarius, infatti, non deve oscurare la gravi responsabilità del governo italiano nella conduzione complessiva di tutte le operazioni - spiega in una nota l’organizzazione -. Va infatti ricordato che le operazioni di soccorso sono partite su impulso di un Sos diramato dall’Mrcc (Comando generale del Corpo della Capitanerie di Porto) di Roma e che pertanto, in base al diritto internazionale – l’Italia è sempre stato il Paese giuridicamente responsabile del coordinamento dei soccorsi”.

 

 

 

L'ultima modifica Martedì, 12 Giugno 2018 13:54
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