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Giovedì, 16 Agosto 2018

DATI BES DI ISTAT: SUD A PICCO RISPETTO AL NORD SU SALUTE, ISTRUZIONE E LAVORO In primo piano

Scritto da  Redazione Giu 14, 2018

L’Istat pubblica per la prima volta un sistema di indicatori del Benessere equo e sostenibile riferito alle 110 province e città metropolitane italiane. Le tavole di dati diffuse sono il primo risultato del progetto "Misure del benessere equo e sostenibile dei territori". Nell’analisi del Benessere equo e sostenibile è importante considerare non soltanto i livelli di benessere e il loro andamento nel tempo ma anche le differenze nella loro distribuzione e articolazione territoriale.

“Lette nello spazio geografico – afferma l’Istat -, le differenze tra territori limitrofi o tra province della stessa regione tracciano anche confini diversi tra Nord e Sud. Emblematico il caso del Lazio, per il quale si può parlare di un effettivo dualismo territoriale per molte e rilevanti componenti del benessere, in cui Roma si colloca su livelli medio-alti, vicini alle province del Nord, mentre le altre province laziali gravitano su valori medio-bassi che connotano il profilo delle aree meno critiche del Mezzogiorno. Anche nel caso delle province abruzzesi il profilo di benessere in diversi domini è distante dalla media del Sud e sovrapponibile a quello di tanti territori del Centro Italia”.

Salute e speranza di vita. Nel 2016 la speranza di vita alla nascita, tornata a crescere dopo la flessione del 2015, si attesta a 82,8 anni a livello nazionale; la differenza di 1 anno tra Nord e Mezzogiorno si amplifica fino a 3,4 anni tra la provincia di Caserta (80,7) e il territorio della città metropolitana di Firenze (84,1).

“Nella parte più alta della distribuzione della speranza di vita alla nascita, rappresentata dal primo 20% dei casi, si trovano prevalentemente province del Nord-est e del Centro, in quella più bassa si concentra la totalità delle province campane e la gran parte di quelle siciliane, ad eccezione di Agrigento e Ragusa – sottolinea l’Istat -. Il profilo del Nord-ovest è invece più articolato: da una parte Lombardia e Liguria, su livelli medio-alti, dall’altra Piemonte e Valle d’Aosta, dove molte province si collocano nella coda della distribuzione nazionale insieme a quelle più svantaggiate del Mezzogiorno”.

Tra il 2004 e il 2016 l’aspettativa di vita in Italia è cresciuta di 2,1 anni. L’incremento ha riguardato tutte le province italiane, ma con diversa intensità: risulta tendenzialmente maggiore in quelle del Nord e più contenuta in quelle del Centro, in particolare dove i livelli iniziali erano già elevati, come ad esempio nella gran parte delle province marchigiane. Fa eccezione Roma che, con 79,9 anni nel 2004 si posizionava nell’ultimo 20% della graduatoria nazionale, nel 2016 ha raggiunto 82,9 anni. “Si tratta in assoluto del maggior guadagno ottenuto tra le province italiane”. Per i due terzi delle province del Mezzogiorno, invece, bassi livelli di partenza sono associati ad incrementi più bassi.

Riguardo ai principali indicatori di mortalità per causa, le province italiane dove è maggiore la mortalità per tumori si trovano per lo più in Campania e in Sardegna: a Napoli, con 11,4 decessi per 10 mila abitanti, si registra il valore massimo (9 per 10 mila la media Italia); seguono Caserta, Benevento, Sassari, Cagliari, Olbia-Tempio e Carbonia-Iglesias, con incidenze superiori ai 10 casi per 10mila abitanti, così come L’Aquila e Crotone. Su valori analoghi si segnalano nel Nord-ovest Vercelli, Biella, Aosta, Pavia.

I più alti tassi di mortalità per demenze e malattie del sistema nervoso si concentrano invece soprattutto nel Nord-ovest, dove nel 2014 in 14 province su 25 si sono registrati oltre 30 decessi per 10mila residenti di 65 anni o più (media Italia 27,9), 38 per 10mila a Cuneo, circa 36 a Cremona e Bergamo. Il quadro territoriale è comunque piuttosto articolato, con incidenze elevate, oltre 30 decessi per 10mila residenti, anche in alcune province del Nord-est e del Centro. Nel Nord-est il picco massimo si ha a Treviso (38,7 per 10mila) ma si segnalano anche Bolzano, Belluno, Venezia, Reggio nell’Emilia e Modena, e per il Centro Lucca, Ancona e Ascoli Piceno. Nei territori del Mezzogiorno, dove il fenomeno ha generalmente un’incidenza minore (25,9 per 10mila), tassi elevati si registrano nelle province di Pescara (34,5), Trapani (38), Sassari (37,7), Cagliari (34,8 ) e Carbonia-Iglesias (45,6 decessi per 10mila abitanti) (Figura 3).

In 10 anni la mortalità per tumore della popolazione tra i 20 e i 64 anni in Italia si è ridotta complessivamente di 2,2 punti, mentre quella per demenza degli ultrasessantaquattrenni è aumentata di 7,2 punti. In entrambi i casi le differenze territoriali sono notevoli, anche se tendenzialmente le province del Nord hanno registrato i progressi maggiori nel primo caso e gli incrementi più contenuti nel secondo. Nel Mezzogiorno meno della metà delle province ha ridotto di almeno un punto la mortalità per tumore tra il 2004 e il 2014.

Istruzione e formazione. I principali indicatori, tutti in miglioramento rispetto agli anni precedenti, evidenziano un’ampia distanza tra il Mezzogiorno e le altre aree del Paese e disuguaglianze all’interno delle aree stesse, sia in ragione dei differenti punti di partenza che della diversa intensità delle dinamiche.

La quota di popolazione con almeno il diploma marca una distanza tra l’area complessivamente in maggiore vantaggio, il Centro, e il Mezzogiorno, più sfavorito. Tale distanza è cresciuta nel tempo: quasi 12 punti percentuali nel 2016 contro gli 8 del 2004. Tuttavia, tra le province del Mezzogiorno emergono gli elevati tassi di diplomati e laureati residenti nelle province di L’Aquila (68,8%) e Pescara (66,0%), territori che si collocano nel primo 20% della graduatoria nazionale. Le province del Nord-ovest gravitano intorno alla media nazionale (60,1%) o la superano mentre sia il Nord-est che il Centro presentano profili territoriali più frastagliati, con differenze nei valori provinciali che attraversano tutte le regioni. Il vantaggio del Centro Italia è trainato da pochi territori: soltanto sei province si collocano nel primo 20% della graduatoria tra queste Roma che presenta il valore massimo dell’indicatore nel 2016 (72 diplomati o laureati su 100 residenti).

I progressi nel Paese circa la quota di persone con almeno il diploma (+11,4 punti percentuali tra il 2004 e il 2016) sono stati essenzialmente trainati dal Nord e dal Centro, con una crescita omogenea, mentre soltanto la metà delle province del Mezzogiorno ha registrato incrementi di 10 punti percentuali o più. A restare indietro sono state soprattutto le province meridionali con i più bassi livelli di partenza, che negli anni risultano persistentemente collocate nell’ultimo 20% della distribuzione: Foggia, Taranto e Lecce in Puglia, Crotone in Calabria, Trapani, Agrigento, Caltanissetta, e Catania in Sicilia e Nuoro in Sardegna.

Anche la percentuale di laureati tra i 25 e i 39 anni (24,4% in Italia) è più alta al Centro e al Nord rispetto al Mezzogiorno: la differenza, accresciutasi negli anni, è di 7 punti percentuali nel 2016 ed era di 3 punti nel 2004. Nel territorio i livelli variano tra il massimo di Bologna (37,5%) e il minimo di Imperia (14,0%). Le province del Nord-est hanno valori più elevati e più omogenei rispetto al Nord-ovest, dove agli alti livelli di Milano, Monza e Brianza, Como, Biella, e Genova, si contrappongono le basse quote di Cuneo e La Spezia, che insieme alla già citata Imperia si collocano in coda alla distribuzione nazionale. Il profilo del Centro Italia è articolato, principalmente per le disuguaglianze territoriali interne a Toscana e Lazio.

Le province del Mezzogiorno risultano ampiamente al di sotto della media nazionale. Eccezioni positive sono L'Aquila (32,2%) e Pescara (25,8%), insieme alle due province calabresi di Cosenza (27,1%) e Vibo Valentia (25,6%), a Campobasso e Isernia in Molise (26,1%; 32,2%), a Benevento (24,8%) e a Potenza (25,9%). Nel tempo il divario territoriale è aumentato: le province con i livelli di partenza più bassi hanno conseguito i progressi più contenuti.

Nella partecipazione alla formazione continua il Nord e il Centro sono più vicini tra loro e su posizioni più elevate rispetto al Mezzogiorno. I territori trainanti sono alcune province lombarde - Milano, Biella, Monza e Brianza – insieme a Trento e Bolzano, Trieste, Udine e Pordenone in Friuli-Venezia Giulia, Bologna e Parma in Emilia-Romagna, Massa Carrara, Firenze e Pisa in Toscana. In coda si trovano invece tutte le province siciliane, con valori compresi tra il 4% di Trapani e il 6% circa di Catania, oltre a Napoli e Caserta, Cosenza, Crotone e Reggio Calabria. La distanza tra Mezzogiorno e resto del Paese si è accentuata negli anni.

Nel 2016, in media il 24,3% dei giovani tra i 15 e i 29 anni non ha lavorato né studiato. I Neetsono il 17% al Nord, il 20,4% al Centro e il 34,2% nel Mezzogiorno, con evidenti differenze tra le province di tutte le aree geografiche.  Il gruppo dei territori meno svantaggiati si concentra tra il Nord-ovest e il Nord-est ma include anche alcune province del Centro, come Pisa, Siena, Ancona. I valori variano dal minimo di Bologna (11,8%) ai massimi di Roma (21,8%) e Torino (21,3%). All’opposto, il gruppo delle province e città metropolitane con più Neet comprende parte di Campania e Puglia, tutta la Calabria, la quasi totalità dei territori siciliani e la costa occidentale della Sardegna, raggiungendo valori tra i più elevati nelle città metropolitane di Palermo (41,5%) Catania (40,1%), Messina (38,5%), Napoli (37,7%) e Reggio Calabria (36,8%).

Tra il 2004 e il 2016 il fenomeno ha avuto un andamento generalmente crescente, più intenso al Nord (+44%), con punte elevate in alcune province del Piemonte (Vercelli, Asti, Alessandria) dove i Neet sono raddoppiati, in parte della Lombardia (Varese e Mantova) e a Rovigo. Le province meridionali, invece, hanno generalmente ridotto la distanza dal resto d’Italia come risultato di una crescita più contenuta dei già elevati livelli di esclusione dei propri giovani dal lavoro e dall’istruzione.

(Fonte: Redattore Sociale)

 

L'ultima modifica Giovedì, 14 Giugno 2018 14:27
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