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Mercoledì, 18 Luglio 2018

Sisifo felice nella periferia di Napoli

Scritto da  Giuseppe Manzo Gen 11, 2018

Un’ azione ludico-performativa promossa dai Maestri di strada ed il collettivo ATI suffix nei quartieri di Ponticelli, Barra e San Giovanni a Teduccio in collaborazione con la Biennale di Architettura di Orlenas.

L’idea nasce dal desiderio di immaginare la scuola del futuro, coinvolgendo tutti i protagonisti della comunità educante, aperta ai sogni dei giovani. Tra settembre e ottobre 2016 aprivamo l’anno scolastico, partendo dal territorio, dalle sue contraddizioni, con la Fiera dell’Est. Fiera dell’est riprende un titolo da favola per proporre un’esperienza favolosa: la favola di abitanti delle periferie emarginate della città, che si trasformano in guide turistiche di un paesaggio desolato ma in realtà ricco di significati, ri-significato proprio attraverso le esperienze ed i racconti degli abitanti. La premessa è che e’ più forte chi ha accesso alle risorse della città, le conosce, ed è capace di usarle. Duemila e cinquecento anni fa qualcuno si era espresso in termini simili. “Non sono le case di bei tetti né le pietre di mura ben costruite, né i canali o i cantieri navali che fanno la città bensì gli uomini nobili capaci di usare le occasioni che si offrono loro” (Aristide il Giusto) Possiamo leggere questa citazione anche al contrario: gli uomini diventano ‘nobili’ quando sono capaci di usare le risorse della città. E sono poveri gli uomini che non hanno accesso alle risorse della città, ossia a quelle relazioni, a quei beni culturali, a quei servizi che rendono la vita della città più desiderabile della vita solitaria (Cesare Moreno). Quest’anno Maestri di Strada e ATI suffix* propongono l’apertura di un cantiere comune finalizzato alla rappresentazione metaforica delle complesse dinamiche dei territori fisici e psichici, per sognare un futuro per sé pensando anche al quartiere in cui si vive. Per esplorare e condividere i fondamenti educativi immaginando il futuro, e’ stato scelto il mito di Sisifo. Basandoci sulla reinterpretazione di Camus ci domandiamo come si possa immaginare Sisifo, l’uomo che si prese gioco degli dei, felice mentre trasporta per l’eternità il suo assurdo macigno. L’idea è di costruire questa grande pietra evocando i fardelli personali e collettivi che ognuno porta con sè su e giù per la montagna, ricominciando ogni volta daccapo. A questo proposito nel mese di settembre i giovani e gli adulti sono invitati a riflettere su se stessi e sui loro pesi più grandi, su come raffigurarli e come trascinarli per le strade al seguito della Preta ca’ cammina. Contemporaneamente, per emanciparsi dall’esistenzialismo esasperato della metafora, i ragazzi si confrontano sulla componente salvifica dell’assurdo di Sisifo, così facendo sono spinti a sognarsi come oggi non sono, passando quindi dal fardello al sogno.

L'ultima modifica Giovedì, 11 Gennaio 2018 14:27
Giuseppe Manzo

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