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Sabato, 16 Dicembre 2017

VAL D'AGRI, DOPO I DATI SULLA SALUTE: "CHIUDETE IL CENTRO OLI" In primo piano

Scritto da  Cronaca Set 26, 2017

L’assemblea pubblica tenutasi il 22 settembre a Viggiano, per la presentazione della Valutazione di Impatto Sanitario (VIS) sul petrolio lucano ha confermato, tramite i dati diffusi, la fondatezza di preoccupazioni che i cittadini hanno sottoposto alle istituzioni preposte già da molti anni. È quanto dichiara l’Osservatorio Popolare della Val D’Agri. L’eccesso di mortalità e morbilità riscontrato nello studio epidemiologico realizzato dal gruppo di studio coordinato dal professore Fabrizio Bianchi del IFC-CNR di Pisa rendono “ancor più inequivocabile la pericolosità, tanto per la tutela ambientale, che per la salute umana, delle emissioni del Cova”.

 Un’evidenza questa che si situa in perfetta continuità con gli avvenimenti degli ultimi due anni: l’inchiesta in corso della Procura di Potenza che ha contestato a Eni il reato di disastro ambientale per falsificazione dei codici CER e manomissione degli sforamenti delle emissioni del COVA; l’incidente dello scorso gennaio, con lo sversamento di 400 tonnellate di greggio in falda, prima negato poi ammesso da Eni; le due sentenze di condanna per violazione delle norme ambientali per i due pozzi Pergola 1 e Sant’Elia-Cerro Falcone.

 “Unendo i puntini di questi avvenimenti – scrive l’Osservatorio - emerge un quadro a tinte fosche al cui centro campeggia l’immagine di un’impresa che sta conquistandosi come marchio di fabbrica il ricorso costante a condotte poco trasparenti e affidabili. Un quadro in cui stupisce ancora di piu l’atteggiamento di Eni che, pur essendo parte della Commissione VIS, appena emersi i risultati li ha sostanzialmente disconosciuti, passando nuovamente e pericolosamente dal ruolo del controllato a quello del censore”.

 “La VIS è un importante strumento di ripristino della verità per l’intera comunità – aggiunge l’Osservatorio - tuttavia è di fondamentale importanza ribadire che essa apre una fase di responsabilità su più versanti: dopo la sua diffusione le istituzioni preposte sono chiamate ad operare scelte concrete per ridurre emissioni ed impatti; la società civile al contempo non può esimersi dall’avere un ruolo pro attivo per vigilare sull’osservanza delle prescrizioni”.

Di fronte ai risultati emersi, l’Osservarono Popolare ha formulato specifiche richieste, rivolte alle istituzioni politiche e di controllo, per il cui recepimento continueremo a lavorare senza sosta: sorveglianza sanitaria continua delle popolazioni di tutta la Val d’agri; programmazione di uno studio epidemiologico dei comuni dell’area petrolifera della Val d’Agri a partire dai dati della VIS; prosecuzione del monitoraggio ambientale e sanitario integrandolo con uno studio specifico sull’apparato cardiovascolare, respiratorio e riproduttivo; revisione delle prescrizioni AIA introducendo prescrizioni su salute ed emissioni atmosfera; inserimento di nuovi limiti per NMHC ed orari per H2S nella legge regionale sulla tutela della salute per i comuni di Viggiano e Grumento; monitoraggio delle acque di falda e di superficie; immediata bonifica e nel frattempo chiusura del COVA.

 “Chiediamo dunque – conclude la nota - che la VIS sia un punto di partenza e non di arrivo e che le nostre proposte possano essere discusse in tempi brevi in nuove assemblee pubbliche che siano occasione per dare sostanza a queste proposte”.

Anche Legambiente Val D’Agri chiede la chiusura del Centro Oli. “Ci sono segnali preoccupanti – dice il Prof. Fabrizio Bianchi, responsabile dello studio. E' necessario abbassare i livelli di rischio/esposizione; continuare il monitoraggio è importante, ma non basta: nel frattempo è necessario prendere provvedimenti”.

“Condividiamo questa posizione: si prosegua quindi - sostiene Ennio Di Lorenzo, presidente del circolo Legambiente Val d'Agri -  con l’azione di controllo scientifico-sanitaria, in capo ai Comuni ed alle Comunità interessate, tuttavia evitando sovrapposizioni funzionali solo a tentativi di discredito, di cui c'è già qualche evidenza; ma, oltre a ciò, quali garanzie tecnologiche credibili può mettere in campo oggi ENI per guadagnarsi un ulteriore credito di fiducia? La ormai storica  mancata adozione, da parte di ENI, delle migliori tecnologie disponibili e le scarse conoscenze relative alla pericolosità degli idrocarburi non metanici non possono consentire altri cedimenti.

“Inevitabile, quindi - continua Di Lorenzo - il blocco immediato delle attività estrattive, in attesa di  ripristinare una situazione di piena legalità, di portare a compimento le dovute bonifiche e i programmi di compensazione sociale, ambientale”.

@nelpaeseit

 

 

L'ultima modifica Martedì, 26 Settembre 2017 14:17
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