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Venerdì, 24 Novembre 2017

LA BASILICATA, ENI E IL BIVIO PETROLIO: LA VOCE DI AMBIENTALISTI ED ESPERTI In primo piano

Scritto da  Cronaca Nov 02, 2017

Le vicende petrolifere in Basilicata, sia quelle che riguardano la Val d'Agri ma anche quelle prossime future della Valle del Sauro, in questi ultimi mesi sembrano trovarsi più che mai in mezzo a un guado, tra sospensioni reali e "sospensioni del pensiero", in cui ad ogni doveroso blocco da parte del governo regionale di attività legate alle estrazioni in seguito ad incidenti, rilevamenti anomali o altro, corrisponde una progressiva stratificazione di dubbi come se il decisore politico fosse in attesa di qualcuno o qualcosa capace di togliere le castagne dal fuoco ed evitare un imbarazzo crescente.

Questo dicono gli avvenimenti degli ultimi mesi, dallo sversamento di 400 tonnellate di greggio (secondo ENI) dal serbatoio D del Cova, ai risultati della Commissione VIS sull’associazione di rischio tra estrazioni e patologie cardiorespiratorie in val d'Agri, al ritrovamento di ammine nelle acque di strato del pozzo di reiniezione Costa Molina 2.

"Tutti fatti gravi e rilevanti per il loro potenziale impatto sulla salute e l'ambiente - dichiara Antonio Lanorte Presidente di Legambiente Basilicata-  rispetto ai quali risulta necessario e prioritario verificare e interpretare i dati, monitorare e controllare, ma che pongono interrogativi che vanno oltre il lungo inseguimento di una compatibilità tra il petrolio e la Basilicata, mai dimostrata e probabilmente irraggiungibile".

"E' giunto davvero il momento - continua Lanorte - di chiedersi laicamente se ne vale davvero la pena". Forse se lo sta chiedendo anche il governo regionale se il presidente Pittella qualche giorno fa si è spinto a dichiarare che "se le condizioni di sostenibilità ci diranno che non possiamo sfruttare più la risorsa petrolifera, allora ci rinunceremo senza pensare al bilancio". Dunque si tratta di stabilire quali siano queste "condizioni di sostenibilità" tenendo presente che già ora i danni di immagine sono gravi e conclamati e che la filiera petrolifera si è dimostrata in questi venti anni un freno per lo sviluppo del territorio oltre che a forte rischio illegalità come dimostrano le numerose indagini giudiziarie di questi anni.

"Questo già basterebbe  - sostiene ancora Lanorte - per dichiarare il fallimento dell'esperienza petrolifera in Basilicata, tuttavia a questo quadro già fosco si aggiungono i rischi, ormai non più solo percepiti come incombenti, per la salute e le risorse naturali. Già oggi quindi fatichiamo a riconoscere quelle "condizioni di sostenibilità" anche perché dubitiamo che Eni voglia (o possa) mettere in campo garanzie tecnologiche credibili, tanto più che la Compagnia petrolifera più che discutere dell'adozione delle migliori tecnologie disponibili sembra piuttosto propensa a mettere sul piatto un eventuale aumento delle royalties! In cambio di cosa? E' lecito qualche sospetto".

Il geologo

Sulla vicenda il geologo Franco Ortolani ha sempre mostrato una grande attenzione analitica denunciando i rischi relativi alla corrispondente zona sismica: “il Centro Oli di Viggiano realizzato in val d’Agri proprio nella zona che registrò la massima distruzione in seguito al terremoto del 1857 e circa 2 chilometri a monte del bacino artificiale del Pertusillo ha un ruolo strategico nel garantire l’estrazione di petrolio dai pozzi della val d’Agri. Gli impianti servono ad eliminare lo zolfo dal petrolio che viene pompato in oleodotto alla raffineria di Taranto. Un impianto ad alto pericolo di incidenti catastrofici. Costruito modificando la morfologia preesistente mediante sbancamenti e riporti di terreno. Un impianto che deve essere super controllato. Ma come: in un impianto tanto “delicato” e inquinante come può accadere che da cinque anni i dirigenti sapessero che si stava inquinando l’ambiente e non siano prontamente intervenuti per tutelare la salute dei cittadini e l’acqua del bacino del Pertusillo?”.

Ortolani non risparmia nemmeno i media “disattenti” sulla vicenda: “con tante cose importanti che succedono, possono mai avere il tempo di stare attenti all'inquinamento dei 155 milioni di metri cubi di acqua invasata nel lago del Pertusillo e alla sismicità indotta dalle reiniezioni del Pozzo Costa Molina 2? E poi possono mai occuparsi del progetto di riattivazione del pozzo Monte Alpi 9 OR come pozzo reiniettore, sotto Grumento Nova, che inietterebbe fluidi ad alta pressione nelle faglie attive che hanno causato il disastroso terremoto del 1857 con oltre 10.000 vittime e magnitudo 7,0?”

L'ultima modifica Giovedì, 02 Novembre 2017 17:59
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