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Sabato, 25 Novembre 2017

"MENO MALE È LUNEDÌ": IL FILM GIRATO NEL CARCERE DELLA DOZZA

Scritto da  Giuseppe Manzo Mar 24, 2015

La recensione del film di Filippo Vendemmiati girato nel carcere della Dozza a Bologna: "È un documentario e no, lo dico per gli scettici, non è per nulla noioso né roba da sembrare Superquark: è reale". A cura di Giulia Casarini 

 

Ci si alza dal letto con meno voglia degli altri giorni, il lunedì, mediamente pensando che ci attende una settimana routinaria oppure di corsa oppure di routinaria corsa. Il lavoro, questo lavoro che tutti chiediamo, a cui aspiriamo ma che poi... che fatica! Magari fosse sempre domenica.

Tutto questo, nella nostra più o meno soffice bambagia, nella nostra abitudine, senza pensare che ci sono persone, molte, molte persone per le quali il lunedì non significa niente. Potrebbe essere sempre lunedì, ancora lunedì, di nuovo lunedì, mai lunedì; non cambierebbe nulla. Persone per cui le ore non passano mai, in spazi angusti e senza libertà, persone che si dice debbano essere recuperate attraverso percorsi di reinserimento sociale e lavorativo, persone che si dicono anche detenuti.

"Io non vedo l'ora di venire qui... perché su guardi l'orologio ed è mezzogiorno, lo riguardi dopo un po' ed è ancora mezzogiorno, lo guardi ancora ed è sempre mezzogiorno... è dura a passare la giornata..." dice più o meno così il protagonista di quel film che sta girando le sale dei cinema d'essai, come si suol dire. I cinema per gli spettatori un po' cervellotici, un po' fighetti, quelli che "uh, vai a vedere una cosina leggera..." e invece, vedere questo film, farebbe tanto bene a tutti.

È un documentario e no, lo dico per gli scettici, non è per nulla noioso né roba da sembrare Superquark: è reale. Non realistico, reale. Filippo Vendemmiati lo ha girato tra i corridoi e le stanze del carcere di Bologna, della Dozza.

E già qui, lo so, lo so che ci sono!, i primi prevenuti, quelli che "guarda te se dobbiamo perdere tempo con quella gente lì!", quelli che "prima ci occupiamo dei cittadini per bene, per il lavoro, poi magari...".
Invece proprio voi che la pensate così dovreste vederlo! Ancora di più. Per vedere che in carcere, spesso, non ci stanno persone con due teste, gli occhi iniettati di sangue, mostri senza pietà e senza più alcuna opportunità, ma persone che per i motivi più disparati hanno sbagliato e lì, sì, ci sono finite. Ma spetta a noi, come collettività, la loro reale possibilità di recupero; la detenzione non migliora di per sé, ce lo insegnano anche i cani legati alla catena.

Vendemmiati prende quindi spunto da un'esperienza virtuosa, parola tanto di moda, troppo di moda!, delle tre principali aziende bolognesi che si occupano di packaging: Marchesini group, Ima e Gd. Aziende che hanno investito risorse, parecchie risorse, per aprire una vera e propria officina nell'ex palestra del carcere. Non un laboratorio, uno scantinato, un progetto temporaneo: una vera e propria officina che ha portato alla nascita di una società, denominata Fid, che produce componenti meccaniche ad alta tecnologia grazie a tredici operai inquadrati con il contratto nazionale dei metalmeccanici a tempo indeterminato. Non un progetto temporaneo, non un progetto che va per un po' e poi quando queste persone saranno libere chissà, non un modo per ottenere sgravi fiscali bensì un investimento. Negli attrezzi, nei macchinari ma soprattutto nelle persone. Perché, è ancor più vero in tempi di crisi come per chi è privato della propria libertà, che il lavoro è un elemento fondante della vita, identitario, che definisce chi siamo. E chi sono queste persone? Non sono più solo detenuti ma operai che diventano tali, intraprendendo un percorso di formazione, grazie ad ex lavoratori in pensione delle tre aziende, persone che regalano il loro tempo a questo progetto, insegnando quello che hanno imparato durante tutta la loro vita.

La telecamera filma così, in presa diretta, senza costruzione, i dialoghi, i racconti, gli scherzi e le arrabbiature (che non è mica facile per niente imparare da un classico "umarell" bolognese!) di questa vita dentro al carcere, in questa vita che riprende colore, una vita che riprende un sapore comunque di libertà.

E l'attesa è la chiave di lettura di questo documentario. L'attesa che la pena finisca; l'attesa di riavere una vita, di riscattarsi; l'attesa per i pensionati volontari di andare in carcere a mantenersi ancora loro, ancora in cantiere, ancora operai; l'attesa dei detenuti e del tempo che scorre. Meno male è lunedì.
E se vi capita di averlo in programmazione nella vostra città, questo film, andate a vederlo: qualsiasi giorno sia!

Giulia Casarini

@nelpaeseit

Giuseppe Manzo

Giuseppe Manzo

Giornalista, Direttore nelpaese.it

Sito web nelpaese.it

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